LE GRANDEZZE DI DIO
Prima parte

Introduzione

Il testo che pubblichiamo fu stampato all’inizio del secolo scorso con lo scopo di illustrare, con un linguaggio accessibile a tutti, le verità della santa religione cattolica concernenti in particolare il primo articolo del Credo: «Io credo in Dio Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra».

Proponiamo ai lettori questo interessante commento catechistico così come fu pubblicato allora (ad eccezione di piccole correzioni o aggiunte), lasciando al lettore la cura di riportarne ai giorni nostri sia lo stile, che i riferimenti alle scoperti tecnico-scientifiche che molti progressi hanno fatto nel frattempo.

1 - Il libro più bello

Il mondo è pieno di libri. In certi negozi grandiosi se ne vedono a centinaia, a migliaia, bene ordinati in altissimi scaffali, che occupano tutte le pareti di vastissime stanze, fino a toccare il soffitto.

Se io entro nello studio di un medico, di un avvocato, di un ingegnere, di un professore, trovo grandi scaffali pieni di libri; se entro in una biblioteca, trovo ancora libri e libri, nei grandi scaffali…

E presso ciascuna famiglia, in ogni casa, si trovano libri; saranno i pochi che servono al fanciulletto, che frequenta le scuole elementari, o i molti che servono allo studente di Liceo o di Università… ma in ogni casa ci sono libri.

Si può dire veramente che il mondo è pieno di libri! Ma fermiamoci un poco ad osservare: entriamo nei negozi ove si vendono libri; avviciniamoci agli scaffali del medico, dell’avvocato, dell’ingegnere, del professore; entriamo nelle grandi biblioteche pubbliche; entriamo in ogni casa, ed osserviamo.

Molti di quei libri portano la scritta “Romanzo”, altri poi portano delle scritte che non si possono ripetere, perché fanno vergogna… Ma di questi libri non parliamo; essi sono veleno e fango, e meritano il nostro disprezzo. Fermiamoci ad osservare i libri veramente buoni ed utili, e leggiamo i titoli che portano scritti sul dorso: Storia, Geografia, Scienze Naturali, Filosofia, Matematica, Arte, Musica, Letteratura, Medicina, Enciclopedia…

Tutti questi libri servono senza dubbio a nutrire la mente di tante cognizioni utili e dilettevoli, sono libri buoni e belli; ma l’anima che cosa ci guadagna?

Quando il medico, l’avvocato, lo scienziato, l’artista si troveranno alle porte dell’eternità, qual giovamento potranno avere da tutti i libri, che hanno studiato per cinquanta o sessant’anni?

Veramente infelici e disgraziati se non avranno studiato un libro che contiene la scienza più bella, più utile e più nobile di tutte le altre: un libro che parla di Dio, della sua grandezza, della sua bellezza, della sua bontà… un libro che mette a contatto l’uomo con Dio, che ci fa conoscere i doveri che abbiamo verso di Lui, che ci aiuta a compiere rettamente tutte le azioni della nostra vita…

La scienza, che è contenuta in tutti i libri del mondo, giova a nulla se non è illuminata dalla luce che emana dallo studio della Religione.

Eppure nessuno studio è così trascurato nel mondo, quanto lo studio della religione! Un medico, un ingegnere, un avvocato, si vergognerebbero di non sapere tutto quello che riguarda la loro professione, ed intanto non si vergognano d’ignorare come si deve onorare Iddio in modo conveniente e come si deve salvare la propria anima!

Si fanno tanti sacrifici, si spende tanto danaro, spesso si riporta danno anche nella salute, per seguire un corso di studi, onde assicurarsi una professione ed un onesto guadagno; e nessun sacrificio si vuol fare per frequentare una scuola di religione o per acquistare un libro che parli di religione! … Eppure la professione e il guadagno finiscono con la vita, mentre lo studio della religione conduce all’eternità.

Muoviamoci dunque a compiere questo nostro gravissimo dovere, ed incominciamo subito uno studio così importante e così necessario per la nostra vera felicità. A tale scopo potrà giovare molto la lettura di questo volume e degli altri che troverete in questo sito; se questa lettura costasse un sacrificio, e anche un sacrificio grande, lo si dovrebbe fare. Ma tuttavia il sacrificio non sarà troppo grande; lo studio della religione si potrà compiere in una forma facile e dilettevole, ed i frutti che l’anima coglierà, saranno preziosi ed eterni…!

2 - Da chi ci viene
l’insegnamento religioso

Tutti i libri che parlano di scienze, di storia, di arte, di letteratura, sono libri scritti dagli uomini, ma il libro più bello, quello che contiene l’insegnamento della religione, si può dire che, sebbene scritto da uomini, tuttavia è stato dettato da Dio.

Nei primissimi tempi della creazione Iddio parlò ad Adamo, poi parlò ai patriarchi, ai profeti, diede i suoi primi insegnamenti. Questi insegnamenti furono poi scritti da Mosè e da altri sacri scrittori, sotto l’ispirazione di Dio, e si formarono dei libri.

Quando il Figliolo di Dio venne sulla terra per salvare gli uomini, confermò gli antichi insegnamenti divini, e fece sentire la sua voce alle turbe della Palestina, per completare l’istruzione religiosa degli uomini. E le sue parole furono scritte e si formarono dei libri.

Gesù lasciò poi sulla terra un maestro supremo, il Papa, capo della Chiesa, perché custodisse gelosamente gli insegnamenti divini senza mutarli, ne fosse l’interprete legittimo e ne desse la spiegazione vera e sicura, secondo la tradizione della santa Chiesa, a tutti i popoli sino alla fine del mondo. Gli insegnamenti della Chiesa furono scritti da alcuni Papi e da altri sacri scrittori fedeli al Vangelo ed alla tradizione, e con questi scritti si formarono altri libri.

Sicché ogni libro che tratta in maniera fedele delle verità della religione cattolica si può ben dire che ci viene da Dio, da Gesù Cristo, dalla Chiesa, perché in esso si contengono o le verità che Iddio ha rivelato nell’Antico Testamento, o le verità predicate da Gesù Cristo, o le verità spiegate dai Papi e dai Dottori della Chiesa.

Quale gioia per noi poter studiare delle verità che non sono invenzioni di uomini, ma rivelazioni di Dio; verità venute dal Cielo per condurci al Cielo!

Con lo studio di queste verità dobbiamo nutrire la nostra mente ed il nostro cuore, con lo stesso gusto e con la stessa avidità, con cui andremmo ad assiderci ad una mensa riccamente imbandita dei cibi più squisiti; poiché veramente l’istruzione religiosa è un cibo squisito e prezioso, che nutre l’anima e l’arricchisce di tesori inestimabili.

Appressiamoci dunque a questa mensa celeste, ed esaminiamo i diversi cibi, che. ci vengono in essa apprestati.

La prima parte dell’insegnamento religioso è il Credo. Nella spiegazione del Credo la mente trova un nutrimento delizioso: studia le perfezioni di Dio, l’opera meravigliosa della creazione, la redenzione del genere umano per mezzo dell’Incarnazione e della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo; poi la continuazione dell’opera di Gesù Cristo per mezzo della Chiesa Cattolica, e in ultimo il fine dell’uomo e l’eterna vita.

La seconda Parte dell’insegnamento consiste nella spiegazione dei Comandamenti di Dio e della Chiesa. Qui trova nutrimento il cuore e si educa la volontà sulla via del bene. Studiare il significato e l’estensione di ciascun Comandamento di Dio e della Chiesa significa conoscere le norme sicure per ordinare tutte le azioni della vita con la massima perfezione.

La terza parte dell’insegnamento ci parla dei Sacramenti. Cibo veramente fortificante è questo, che corrobora l’anima e le dà forza di mettere in pratica tutto quello, che, nei Comandamenti, viene da Dio ordinato, anche quando tale pratica è molto difficile per la guasta natura umana.

E finalmente l’ultima parte dell’insegnamento ci spiega che cosa è la preghiera e quale il modo di farla. Altro cibo veramente soave e sostanzioso per l’anima, la quale trova così il modo di elevarsi a Dio, di conversare, con Lui e di pregustare le delizie del Cielo.

Alla vista di questa mensa, così riccamente imbandita di cibi tanto soavi e preziosi, chi non vorrà assidersi per nutrire abbondantemente l’anima sua?


3 - La casa fondata sull’arena

La casa fondata sull’arena

La casa fondata sull’arena

 

Vi fu un uomo poco savio, il quale, volendo edificare una casa, non si diede premura di esaminare il terreno sul quale la edificava. Si preoccupò soltanto di scegliere un luogo dove non fosse troppo difficile portare i sassi e l’arena per la costruzione; poi, per risparmiare danaro e fatica, non volle scavare la terra per gettare le fondamenta sul terreno solido, o sulla roccia, ma pose le prime pietre dell’edificio alla superficie del terreno, poggiandole sull’arena.

Un altro uomo invece, molto prudente e saggio, quando volle edificare la sua casa, esaminò bene il terreno e scelse un’altura formata da roccia solidissima.

Non guardò a spesa e a fatica per portare su quell’altura calce e sassi per la costruzione; e quando fu il momento di gettare le fondamenta della casa, volle che le prime pietre poggiassero tutte sulla roccia viva.

Erano appena compite le costruzioni, quella dell’uomo saggio e quella dell’uomo stolto, quando si scatenò una violenta bufera: infuriò il vento e cadde dal cielo dirottissima pioggia; si formò un torrente impetuoso, che andò ad abbattersi contro la casa che era fabbricata sull’arena. In poco tempo l’acqua del torrente impetuoso scalzò le fondamenta della casa, trascinando via l’arena da sotto le pietre di base.

La casa rimase senza appoggio e crollò tutta, con immensa rovina; le acque del torrente travolsero travi e pietre

Non avvenne così della casa che era fondata sulla solida roccia. Si scatenò la bufera, infuriò il vento, cadde la pioggia dirottissima, le acque del torrente impetuoso andarono ad infrangersi contro la casa, ma la casa rimase ferma e solida fino al cessar della tempesta.

L’uomo stolto che edificò la casa sull’arena, è l’immagine di colui, che vuol trascorrere la sua vita e ordinare tutte le sue azioni senza l’istruzione religiosa. La tempesta delle passioni, il torrente dei vizi, distruggeranno in lui ogni nobile sentimento, e l’anima sua sarà come una casa in rovina. Manca il fondamento, tutto perisce !…

L’uomo saggio, che edificò la casa sulla roccia solida, è l’immagine di colui che mette la religione per fondamento in tutte le azioni della sua vita. Verrà la tempesta delle passioni, verrà il torrente dei vizi, ma l’anima resterà ferma e costante nel bene, sostenuta da una forza soprannaturale e divina!…

Imitiamo dunque l’uomo saggio, che andò ad esaminare il terreno per edificare la sua casa, e scelse la solida roccia. E noi studiamo seriamente la religione, perché questa è la solida roccia, sulla quale dobbiamo costruire tutto l’edificio della nostra vita.

4 - Il viandante
nella foresta buia

Il viandante nella foresta buia

Il viandante nella foresta buia

 

Un viandante doveva fare un lungo viaggio attraverso ad una foresta assai buia. Egli portava con sé uno scrigno pieno di monete d’oro, con le quali doveva fare acquisto di una magnifica villa, al termine dei suo viaggio.

Un buon amico gli disse: «Vuoi avventurarti in questo viaggio, attraverso ad una foresta così buia, col tuo scrigno pieno di monete d’oro, senza portarti una buona lanterna per illuminare la via durante la notte? Io so che nella foresta, che tu devi attraversare, si nascondono dei ladri, i quali potrebbero rubarti lo scrigno prezioso; e poi la via in molti punti è scoscesa, e vi sono abissi profondi, nei quali potresti precipitare, incontrando certamente la morte… »

E, sì dicendo, porgeva all’amico una lanterna accesa, che aveva preparato per lui con sincero sentimento di affetto.

Ma il viandante rispose: «Ti ringrazio, mio caro, delle tue premure, ma io non ho bisogno di lanterna: ho buoni occhi, saprò bene guardarmi dai ladri e saprò ove devo porre il piede per non cadere nell’abisso».

E, malgrado le insistenze dell’amico, il viandante partì senza lanterna. Ma non appena s’internò nel fitto della foresta, gli furono addosso i ladri, i quali lo malmenarono e s’impossessarono del suo scrigno pieno di monete d’oro, e poi lo lasciarono andare pei fatti suoi.

Il disgraziato, tutto addolorato per le percosse ricevute e privo del suo ricco tesoro, continuò a stento il viaggio, piangendo desolatamente… Gli tornò allora alla mente il consiglio del suo buon amico, e pensava di ritornare indietro per farsi dare da lui la lanterna… ma ohimè! improvvisamente si sente mancare il terreno sotto ai piedi e precipita in un profondo abisso, che egli non aveva visto per l’oscurità della foresta!

E in fondo a quell’abisso trovò la morte.

Il viaggiatore senza lanterna rappresenta colui che vuol trascorrere la sua vita senza studiar la religione. Lo studio della religione è un faro luminosissimo, che illumina la via che conduce al Cielo.

Ogni creatura umana, quando nasce, incomincia suo viaggio verso il Cielo. Essa porta con sé tre preziosi tesori, Fede, Speranza, Carità, di cui il Signore l’arricchisce al momento del Battesimo, perché possa acquistarsi l’eterna felicità.

Questa vita è come una buia foresta nella quale tre ladri s’incontrano: il demonio, il mondo e la carne, che vogliono derubarci dei nostri preziosi tesori, Fede, Speranza e Carità; mentre un abisso profondo, che è l’inferno, si trova sempre aperto sotto ai nostri piedi, dove ad ogni istante siamo in pericolo di precipitare, incontrando la morte eterna.

Chi potrà fornirci una luce così chiara, che ci faccia scorgere, anche di lontano, i ladri, non appena volgono il passo verso di noi? una luce che ci faccia scorgere l’abisso dell’eterna rovina, prima che ci accada di mettere il piede in fallo ?

Soltanto lo studio costante della religione, ci fornirà una luce sicura e fulgidissima, per illuminare la via del Cielo.

Non imitiamo dunque lo sconsigliato viandante, che volle viaggiare al buio; mettiamoci, con ogni premura, a studiar le verità della nostra santa religione, e così percorreremo sicuri il viaggio della nostra vita.

E non aspettiamo domani per incominciare, perché potremmo correr pericolo di non far più in tempo

potrebbe accaderci come a quel viandante, il quale si avvide troppo tardi dello sbaglio fatto, e, proprio nel momento in cui si decideva a ritornare indietro per prendere la lanterna dall’amico, precipitò nel profondo abisso…

5 - Chi ci dice che Dio esiste

Vi sono alcune persone insipienti che dicono: lo non credo che esiste un Dio, perché non l’ho mai visto, né ho mai parlato con Lui.

Poveri sciocchi! Noi potremmo domandar loro: «Avete mai visto il re della Spagna? No? E allora perché voi credete che nella Spagna c’è veramente un re?».

Altre persone hanno visto quel re ed hanno parlato con lui, e poi esse hanno parlato di lui ad altri, oppure di lui hanno scritto sui libri e sui giornali. Voi avete letto quegli scritti e siete sicuri che il re della Spagna, esiste veramente.

Ebbene ci sono stati alcuni uomini, che hanno visto Iddio ed hanno parlato con lui, perché Iddio in vari modi si è loro rivelato. Tali notizie sono passate da padre in figlio e sono giunte fino a noi. Altri poi hanno scritto sui libri quello che sapevano di Dio, ed anche con quegli scritti la notizia di Dio si è propagata in mezzo. agli uomini ed è pervenuta fino a noi.

Ma chi sono questi uomini che hanno visto Iddio ed hanno parlato con Dio?

Adamo ed Eva, nel primo istante della loro esistenza, si trovarono al cospetto di Dio, che li aveva creati: Lo videro e parlarono con Lui; ascoltarono i suoi comandi, e, dopo il loro peccato, udirono la voce di Dio, che pronunziò contro dì essi la triste condanna e li cacciò dal paradiso terrestre.

Noè ascoltò la voce di Dio, che gli comandò di costruire l’arca per salvarsi dal diluvio universale, e gli diede ordini precisi riguardo al modo di fabbricare l’arca riguardo agli animali che doveva introdurvi; e, finito il diluvio, gli comandò di uscire dall’arca e gli disse che l’arcobaleno era il segnale della pace tra Dio e gli uomini.

Abramo fu chiamato da Dio e ricevette da lui il comando di immolare il suo figlio, Isacco, sulla cima del monte. In premio della sua fede Iddio gli promise una discendenza numerosa come le stelle del cielo e come i granelli dell’arena del mare, e gli promise altresì che da quella discendenza sarebbe nato il Salvatore del mondo.

A Mosè parlò il Signore dal roveto ardente, e gli comandò di presentarsi al re Faraone, per ottenere la liberazione del popolo suo dalla schiavitù dell’Egitto.

E al passaggio del mar Rosso, e durante il lunghissimo viaggio attraverso al deserto, mille volte parlò Iddio a Mosè, per insegnargli il modo di guidare il popolo suo, e specialmente sulla vetta del monte Sinai, per ben quaranta giorni, gli spiegò in qual modo dovesse costruire il grande tabernacolo e l’arca santa, e gli diede i Dieci Comandamenti scritti su due tavole dì pietra.

I profeti poi udirono la voce di Dio nell’intimo della loro anima, e scrissero quello che Iddio loro ispirava, predicendo avvenimenti, che dovevano avverarsi dopo centinaia di anni. E la realizzazione esatta di quelle profezie è la prova più evidente che quanto essi avevano scritto era veramente ispirazione di Dio, perché soltanto Iddio può prevedere il futuro.

Finalmente, nella pienezza dei tempi, Iddio ha parlato agli uomini per mezzo del suo stesso Figliolo, il quale, venendo sulla terra, ha conversato cogli uomini, ed ha parlato, nel modo più preciso, di un Dio in tre Persone, Creatore e Signore di tutte le cose.

Ed il Figliolo di Dio ha lasciato sulla terra il suo rappresentante, S. Pietro, perché annunziasse a tutto il mondo l’esistenza di questo Essere supremo.

Così noi sappiamo di certo che Iddio esiste; lo sappiamo di certo anche senza averlo veduto, perché crediamo alle parole dei patriarchi e dei profeti, ai quali Iddio in vari modi si è rivelato; lo sappiamo di certo perché crediamo alle parole di Gesù Cristo, il quale ne ha parlato in un modo tanto chiaro ed esplicito; lo sappiamo di certo perché crediamo ai Santi Apostoli, Martiri, Dottori e a tutti i Santi e Sante che hanno costellato la S. Chiesa durante i secoli e che hanno insegnato con la parola e l’esempio questa verità a tutto il mondo. Perciò incominciamo il Credo con queste parole: «Io credo in Dio».


6 - L’orologio trovato
nel deserto

L’orologio trovato nel deserto

L’orologio trovato nel deserto

 

Tre arabi viaggiavano nel deserto sconfinato, sotto i raggi ardenti del sole, quand’ecco, sull’arida sabbia essi scorgono qualche cosa che riluce vivamente.

Si fermano, osservano attentamente, ed oh! meraviglia! un bellissimo orologio d’oro!

Uno di essi si china, lo raccoglie e lo mostra ai compagni. Nessuno dei tre aveva mai visto un orologio; sicché, meravigliatissimi, non sapevano che cosa pensare di quel grazioso oggetto. L’osservarono a lungo con grande curiosità,. lo girarono per ogni verso, e, quando udirono il tic tic del movimento interno e si accorsero che le sfere si muovevano, ebbero una gran voglia di vedere che cosa vi fosse nell’interno dì quella misteriosa scatolina.

Dopo aver frugato per un bel pezzo, finalmente riuscirono ad aprirlo. Al vedere quell’insieme di rotelline, di spirali, di pezzetti di metallo disposti con tanto ordine e precisione, fecero mille esclamazioni di meraviglia.

«Come mai un oggetto costruito con tanta perfezione si trova qui, abbandonato sull’arida sabbia del deserto?».

«Certamente qualche viaggiatore, che ha attraversato il deserto prima di noi, ha perduto questo tesoro».

«Ma non potrebbe essere stato prodotto dalla sabbia del deserto?».

«No, no, impossibile, assolutamente impossibile; un meccanismo così perfetto non può essere il prodotto della sabbia arida ed inerte, quest’oggetto certamente è stato fabbricato da una persona molto intelligente».

«Ma noi non abbiamo visto il bravo artista che ha fabbricato questo meccanismo, e che ha messo insieme queste rotelline».

«E che importa se non l’abbiamo visto noi? L’artista sarà in paesi lontani, lontanissimi ma certamente egli deve esistere».

E i tre arabi continuarono il loro viaggio, portando seco il piccolo tesoro che avevano trovato. E più osservavano quell’orologio e più si persuadevano che doveva essere opera di una persona molto intelligente.

Infine uno di essi esclamò: «Varrebbe la pena di fare un lungo viaggio per andare in traccia di colui che ha fabbricato quest’oggetto, onde rendere a sì grande artista l’onore che si merita».

Quei tre arabi ragionavano molto rettamente; ma se noi, in una notte serena, solleviamo gli occhi verso il cielo stellato, dobbiamo restare colpiti da meraviglia infinitamente più grande di quella che ebbero i tre arabi nel trovare l’orologio.

Migliaia e milioni di astri formano nello spazio infinito un meccanismo mille volte più perfetto di quello di un orologio; e noi, contemplando questo meccanismo celeste, dobbiamo concludere, con più ragione dei tre arabi. «Certamente questo meraviglioso meccanismo è stato creato da un Essere sapientissimo» .

«Certamente questo Essere sapientissimo deve esistere, e anche se non l’avesse visto mai nessuno, sarebbe ugualmente certa la sua esistenza». «Vale ben la pena di fare lunghi studi per cercare, ossia per imparare a conoscere, questo Essere supremo e per rendergli l’onore che si merita».

7 - Confronto fra il meccanismo
di un orologio
e il meccanismo degli astri

Il meccanismo dell’orologio e quello degli astri

Il meccanismo dell’orologio e quello degli astri

 

Mettiamo ora a confronto il meccanismo di un piccolo orologio con il grandioso meccanismo di migliaia e milioni di astri, che si muovono nel firmamento con perfettissimo ordine.

Osserviamo le diverse parti dì un orologio: ecco qui una rotellina piccola, poi una più grande, ed un altra ancora più grande; una con 36 denti, un’altra con 40 denti, un’altra con 60 denti; poi un’altra rotellina coi denti ricurvi… Ecco il bilanciere, la molla, la spirale, le sfere, le viti ecc. ecc.

Osserviamo con quanta precisione e con quanta esattezza quelle diverse parti sono state messe insieme, una vicino all’altra, per formare l’orologio. Certamente è stata necessaria l’opera intelligente di un bravo orologiaio per mettere insieme tutte quelle rotelline ciascuna al posto suo, e fissarle opportunamente con perni e con piccole viti.

Ma lasciamo l’orologio e mettiamoci a considerare le meraviglie del meccanismo degli astri. Incominciamo dalla nostra terra, che pure è un astro. Questo globo, su cui abitiamo, ha una superficie di quasi seicentomila milioni di chilometri quadrati, è popolato da circa sei miliardi di abitanti, e pesa circa sei sestilioni di chilogrammi!

Eppure questo globo, quasi fosse più leggero di una paglia, si muove nello spazio con la spaventosa velocità di 29 chilometri al minuto secondo! E con questa velocità compie il suo giro intorno al sole, percorrendo circa 900 milioni di chilometri in 365 giorni e sei ore. E dopo i 365 giorni e le sei ore, si trova al suo punto preciso donde era partito l’anno innanzi, senza spostarsi neppure di un millimetro!… E questa corsa spaventosa senza alcuna macchina che lo trascini, senza nessun binario su cui camminare, e senza alcun apparecchio che ne regoli la velocità!…

Questa nostra terra si può dire la più piccola ruota del grandioso meccanismo. Osserviamo il sole: un globo immenso di fuoco, che ha un volume di un milione e mezzo di volte quello della nostra terra! Quale il suo peso sbalorditivo? Quale l’ardore del misterioso fuoco, che, a milioni di chilometri di distanza, si fa sentire con tale potenza da rendere brucianti le aride sabbie dei deserti?

Il sole è il centro di una piccola famiglia di astri, che sono altrettanti mondi, quasi tutti più grandi della terra, e che si chiamano: Nettuno, Urano, Saturno, Giove, Marte, Venere, Mercurio. Tutti questi astri, insieme con la terra, girano intorno al sole, con velocità incredibili, e percorrono vie lunghissime nell’immensità dello spazio, milioni e miliardi di chilometri, senza fermarsi mai un istante.

Nettuno percorre 5 Km al minuto secondo, Urano 6 Km al minuto secondo, Saturno 9 Km al minuto secondo, Giove 12 Km al minuto secondo, Marte 23 Km al minuto secondo, Venere 34 Km al minuto secondo, Mercurio 47 Km al minuto secondo!…

Intorno alla nostra terra gira una luna, intorno a Marte girano due lune, intorno a Urano quattro lune, intorno a Giove otto lune, intorno a Saturno dieci lune! …

Poi ci sono le stelle. Sono milioni e milioni… Tutte più grandi del sole, benché a noi sembrino piccole per la loro immensa distanza. Anche le stelle si muovono, anzi volano, nello spazio con velocità incredibile, sebbene a noi sembrino ferme per la distanza in cui si trovano.

E ciascuno di questi astri percorre la sua orbita immensa, viaggi di miliardi di chilometri, con la massima precisione, senza mai incontrarsi con un altro, senza un perno su cui appoggiarsi, senza un motore che lo spinga! …

Or questo meraviglioso meccanismo non è formato di rotelline poche e leggere, come quelle di un orologio, ma è formato di milioni e miliardi di pesantissimi astri, che pur si muovono con incredibile velocità.

Se dunque è assolutamente impossibile che un piccolo orologio si formi da sé, è mille volte più impossibile che tutto il grandioso meccanismo degli astri si sia formato da sé. Deve necessariamente esistere un Dio potentissimo e sapientissimo, che ha creato ed ha ordinato gli astri.

E come per essere sicuri dell’esistenza dell’orologiaio, non è necessario veder lui, ma basta vedere l’orologio che egli ha fabbricato, così per esser sicuri che Dio esiste, non è necessario vedere Iddio, ma basta contemplare il meraviglioso meccanismo che egli ha creato.

8 - Il ragionamento
di un fanciullo

Un filosofo tedesco, Sintenis, che visse intorno alla seconda metà del secolo passato, era assolutamente incredulo; scrisse molti pessimi libri pieni di gravissimi errori; e fra le altre cose insegnava che «nessun uomo al mondo dovrebbe credere all’esistenza di un Dio».

«Se gli uomini credono in Dio, diceva egli, ciò avviene perché, fin da quando sono bambini, la mamma, il maestro, il sacerdote incominciano a parlar loro di Dio, e, crescendo un fanciullo sempre in mezzo a tali insegnamenti, e ascoltando continuamente tali discorsi, finisce col persuadersi che un Dio esiste veramente. Se un fanciullo fosse tenuto sempre lontano da coloro che parlano di Dio, egli non ci penserebbe mai e non crederebbe mai che esiste un Dio».

Queste cose affermava l’incredulo filosofo in mezzo ai suoi amici e ai suoi discepoli; e poiché non tutti accettavano questo insegnamento, anzi molti erano a lui contrari, egli volle tentare un esperimento, per dimostrare la verità di quanto affermava.

Prese con sé un bambino di tre anni e lo fece crescere in casa sua, segregato dal contatto di qualsiasi persona, che potesse parlargli in qualunque modo di Dio e di religione.

Egli lo sorvegliava continuamente, perché neppure l’aria gli parlasse di Dio; e, quando il bambino si fece grandicello e fu tempo di dargli la conveniente istruzione, l’incredulo non volle affidare ad altri il fanciulletto, per timore che al maestro non sfuggisse qualche parola intorno all’esistenza di Dio. Egli stesso dunque si prese la cura d’istruirlo nelle lettere e nelle scienze, come si conveniva.

Il fanciullo, giunto all’età di 10 anni, era già avanti negli studi, e non aveva udito pronunziare il nome di Dio neppure una volta sola; nessuno gliene aveva mai parlato….

Ma un giorno, mentre il filosofo incredulo faceva al suo fanciulletto una lezione di astronomia, e gli parlava delle meraviglie del sole, della luna, delle stelle, dei loro movimenti ordinati e grandiosi, il fanciullo saltò su con una domanda, che gli venne proprio spontanea: «Signor maestro, chi ha fatto tutti questi astri meravigliosi? Chi li ha messi lassù con ordine sì perfetto? Chi li guida adesso in quei grandiosi movimenti che ella mi ha spiegato ? Chi li sostiene nello spazio infinito, e chi li spinge, perché possano percorrere le loro orbite con tanta velocità…?».

Il filosofo rimase vivamente sorpreso a tali domande, ma si affrettò a rispondere: «Tutto questo è opera delle forze misteriose della natura».

Il fanciullo tacque, ma non rimase soddisfatto di quella risposta. E quando, nel progresso dei suoi studi, ebbe la spiegazione delle meraviglie che si trovano nelle piante, nei fiori, negli animali, e fin nei più piccoli insetti; quando poté considerare con quanta sapienza tutto è ordinato meravigliosamente per la vegetazione, la nutrizione, la riproduzione…. sempre le stesse domande gli si affacciavano alla mente: «Chi ha fatto tutte queste cose? Chi le ha ordinate con tanta sapienza…?». La risposta del maestro incredulo, che era sempre la stessa, non soddisfaceva né la sua intelligenza, né il suo cuore.

Una sera il fanciullo si trovava tutto solo in giardino: l’ora era tarda e, nel cielo azzurro, limpidissimo, scintillavano le stelle a mille a mille, e la luna rischiarava il mare immenso….

Il fanciullo, seduto sopra un sasso, contemplava, estatico, la scena incantevole…. E ripensava alle spiegazioni avute: «Io credevo fossero piccoli lumi misteriosi… invece no, sono globi immensi di fuoco, che volano nello spazio, con velocità incredibile… Sono milioni e milioni, forse abitati… Non s’incontrano e non si urtano mai… Certamente un Essere sapientissimo e potentissimo deve aver fatto tutti quegli astri, e deve adesso reggerli e guidarli nei loro ordinatissimi e velocissimi viaggi…. Ah! se potessi conoscere e ..vedere Colui che ha fatto e che governa tutti questi astri…!».

9 - Il filosofo incredulo sconfitto

Il filosofo incredulo sconfitto

Il filosofo incredulo sconfitto

 

Un giorno un amico andò a far visita al filosofo incredulo Sintennis, e gli domandò: «Ebbene, come va il tuo esperimento con quel fanciullo? Gli è mai venuto in mente il pensiero di Dio?».

«Mai, mai», rispose il filosofo:  «ora egli ha già 12 anni e non pensa neppur lontanamente che debba esistere un Dio. Ecco che si dimostra chiaramente ciò che io ho sempre insegnato, che se nessuno mai parlasse di Dio, nessun uomo al mondo penserebbe mai a Dio, né sentirebbe la necessità di credere all’esistenza di un Dio».

E poiché l’amico dimostrò desiderio di vedere il fanciullo e di scambiar con lui qualche parola, il filosofo accondiscese ben volentieri.  «Andiamo, » disse,  «il fanciullo deve essere in giardino, tutto solo, a divertirsi fra le aiuole fiorite».

Scesero insieme nel giardino e videro il fanciullo, a qualche distanza, inginocchiato in mezzo ai fiori! Si avvicinarono con precauzione, per non farsi scorgere, e, quando furono abbastanza vicini, udirono che egli parlava….

Il filosofo era fuori di sé per lo stupore:  «Con chi parla questo fanciullo? E perché sta così inginocchiato? Qualcuno ha trasgredito i miei ordini? Ma no, non c’è nessuno, egli parla da sé. Zitto! dice all’amico, non ci facciamo scorgere; ascoltiamo ciò che dice».

Il fanciullo diceva così:  «O Essere Supremo, che hai fatto tutte le stelle del cielo, tutti i fiori che abbelliscono la terra…. io non ti conosco, ma certamente tu devi essere infinitamente potente, infinitamente sapiente, infinitamente bello! Ah! se potessi conoscerti! Se potessi vederti!… Ma intanto io ti adoro, ti amo con tutto il cuore… » Il filosofo, indignato, si avanzò bruscamente verso il fanciullo, e, con tono di severo rimprovero, gli disse:  «Chi ti ha parlato di un Essere supremo? Chi ti ha insegnato ad adorarlo e ad amarlo? »

E il fanciullo, senza turbarsi, rispose con tutta semplicità:  «Nessun uomo me ne ha parlato mai, ma la bellezza e l’ordine del cielo stellato, la bellezza e la perfezione di tutti questi fiori che mi circondano, mi hanno parlato chiaramente di Lui, ed io ho sentito il bisogno di adorarlo e di amarlo».

Il ragionamento semplicissimo, che fece quel fanciullo, dovrebbe farlo ogni uomo ragionevole, perché non solo la Fede, ossia l’insegnamento di Dio, di Gesù Cristo e della Chiesa, ci dice che Iddio esiste, ma anche la nostra ragione arriva a comprendere questa evidentissima verità.

10 - Come nascono i pulcini?

Una mamma disse al suo figlioletto:  «Renzo, di qui a qualche giorno avremo in casa un bel branchetto di pulcini. Sei contento? »

 «Oh! che gioia! Sono così graziosi i pulcinetti! Dimmi, mamma, chi ce li porterà? o da chi li comprerai? »

 «Non li comprerò, bambino mio, e nessuno ce li porterà; i pulcini ci nasceranno in casa».

 «Davvero? E dove? E come? »

 «Vieni a vedere».

E, sì dicendo, la mamma condusse il suo Renzo in una stanzuccia, dove aveva preparato un bel vassoio pieno di uova, e poi una cesta con della paglia.

 «Vedi, Renzo, » disse la mamma,  «di qui a qualche giorno da ciascuno di queste uova verrà fuori un grazioso pulcino».

 «E come? lo non ci posso credere. Ci sarà già dentro il pulcinetto piccino piccino».

  «No, no, dentro non ci sono pulcini. Queste sono uova come quelle che tu tante volte hai mangiato cotte al tegamino».

 «E allora come ne verranno fuori dei pulcini? Non può esser così. Dentro a quelle uova certamente ci sta qualche segreto».

Il papà, che aveva ascoltato tutte le meraviglie di Renzo, si fece avanti e disse al figlioletto:  «Vieni qui, prendiamo un uovo e rompiamolo in un piatto». E, con un colpetto sul tavolo, ruppe un uovo e ne versò il contenuto nel piatto.

 «Vedi, Renzo, questo è un uovo come tutti gli altri. Ma lo ti assicuro che, se non l’avessimo rotto, da quest’uovo sarebbe venuto fuori un bel pulcino. E così avverrà di tutte queste altre uova: di qui a venti giorni da ciascuno di essi vedrai venir fuori un pulcino».

 «Dimmi, papà, perché i pulcini non ci sono subito dentro a queste uova? Che cosa farai per farceli venire? »

 «Ecco qui una cesta con della paglia. Ora prendiamo le uova e mettiamole su questa paglia. Poi vedrai».

Renzo aiutò il papà a porre tutte le uova nella cesta; e intanto la mamma era andata nel pollaio a prendere la chioccia.

 «Ora mettiamoci in disparte, disse la mamma, perché la chioccia non abbia paura».

E quando si furono un poco allontanati, la chioccia saltò sulla cesta e si accovacciò sulle uova.

 «Ooh! » esclamò Renzo,  «e che cosa farà adesso la chioccia su quelle uova? »

 «Starà lì a covarle per ben venti giorni, senza mai muoversi da quella cesta, e diventerà la mamma dei pulcini che nasceranno».

 «E non avrà fame? »

 «Sì, di certo; ma noi penseremo a portarle da mangiare Il vicino alla cesta, perché essa scenderà per brevi momenti a mangiare, e poi ritornerà subito sulla cesta».

 «Che buona gallina è mai questa!» esclamò Renzo quasi commosso; «sembra che essa voglia già bene ai pulcini che nasceranno».

Durante i venti giorni Renzo andava spesso a visitare la chioccia e talvolta le portava anche da man giare.. Si guardava bene dall’avvicinarsi troppo per non disturbarla, e ammirava la sua lunga pazienza di stare sempre lì, ferma ferma, a covare le sue uova.

Passarono finalmente i venti giorni, e Renzo, insieme col papà e con la mamma, poté assistere al meraviglioso spettacolo. Da dentro a quelle uova si sentiva un lieve picchiare… Era il pulcinetto, che, col suo becco, si apriva il passaggio per venire alla vita! E le uova, una dopo l’altra, si aprirono tutte e ne uscirono tanti graziosi pulcinetti, che pigolavano, saltellavano e beccavano intorno alla chioccia.

Renzo era lì, incantato, a contemplare quella scena prodigiosa e, a quando a quando, si volgeva al papà e alla mamma, esclamando:  «Ma come? come è avvenuto? Quegli occhietti. quelle zampette, quel becchetto, quelle alucce da dove sono venuti? chi ha fabbricato, dentro a quelle uova, in sì pochi giorni, tutti questi animalucci così graziosi ».

Il papà e la mamma tacevano; e Renzo insisteva:  «Papà, dimmi, come è avvenuto questo prodigio? »

Finalmente il papà rispose:  «Figlio mio, noi non sappiamo, e nessuno mai potrà, saperlo. Questo è un mistero».

 «Ma come? » insisté Renzo  «tu, papà mio, hai studiato tanto, e non sai neppure come si forma un pulcino dentro un uovo? »

 «Non lo so, » rispose sorridendo il papà;  «ti ripeto che questo è un mistero, ossia una cosa che non puoi comprendere tu che sei bambino, non posso comprendere io, che sono il tuo papà e ho studiato tanto, e non possono comprendere i più bravi professori del mondo. Mistero significa una verità incomprensibile, ossia una verità che supera la capacità dell’umana intelligenza. Tante, tante cose difficili ed incomprensibili ci stanno d’intorno, sicché si può dire veramente che noi siamo circondati da misteri».

È proprio vero quello che il papà diceva al suo Renzo. La meraviglia che tutti proviamo dinanzi alla nascita di un pulcino, dovremmo provarla altresì a considerare la nascita e lo sviluppo di ogni pianta, allo sbocciare di ogni fiore, al maturarsi di ogni frutto… Chi può comprendere come e perché le radici di una pianta di albicocco vadano scegliendo e succhiando certe sostanze per formare la polpa dell’albicocco, mentre a pochi metri di distanza, nello stesso momento, le radici di una pianta d’arancio, che s’intrecciano con quelle dell’albicocco, vanno scegliendo e succhiando le sostanze adatte per formare le arance?… Chi può comprendere come e perché avvenga tutto questo ?

Mistero! profondo mistero !…

Mistero è la nostra memoria, la quale, ricorda cose viste o udite o lette 50, 80 anni innanzi. Mistero è la nostra nutrizione, per mezzo della quale il pane o la carne di cui ci cibiamo, dopo poche ore, si trasformano in ossa, sangue, nervi, ecc… Misteri, profondi misteri… E così si potrebbe dire di tante altre cose.

Or dunque, se nelle cose della natura, che ci stanno intorno, troviamo tanti misteri, ossia verità che superano la forza della nostra mente e che non possiamo comprendere, qual meraviglia se nelle cose soprannaturali, ossia nelle cose di Dio e dell’altra vita, ne troviamo alcune che superano la forza della nostra intelligenza e che non possiamo comprendere? Che meraviglia se troviamo misteri nella religione?

Non dovremo dunque sgomentarci se nello studio della nostra santa religione dovremo più volte arrestarci di fronte a questa parola : mistero.

Dovremo riconoscere l’insufficienza della nostra mente nel comprendere alcune verità della religione, come riconosciamo la stessa insufficienza nel comprendere alcune verità naturali. Avremo però la grande soddisfazione dì pensare che se crediamo alcune verità difficili ed incomprensibili, le crediamo perché ce le ha rivelate Iddio, che è Verità per essenza, le crediamo perché ce le insegna la Santa Chiesa con tutti i Santi che l’hanno popolata attraverso i secoli.


11 - S. Agostino e l’angelo

S. Agostino e l’angelo

S. Agostino e l’angelo

 

S. Agostino era dottissimo: aveva studiato i libri degli uomini più dotti dei tempi antichi; era stato poi alla scuola di S. Ambrogio, Vescovo di Milano, e aveva imparato alla perfezione le verità della religione cattolica. Egli aveva un ingegno straordinario, come si rileva dai tanti libri che ha scritto, pieni di celeste sapienza.

Un giorno, mentre stava passeggiando sulla riva del mare, pensava a certe cose, che doveva scrivere sui suoi libri. E, fra l’altro, pensava alla SS. Trinità; si sforzava di comprendere un poco questo mistero difficilissimo, per poterne fare delle spiegazioni.

Quand’ecco fu distratto da un graziosissimo bambino che sembrava assai affaccendato nel prender su acqua dal mare con una conchiglia, e nel versare ripetutamente quell’acqua entro una buchetta che aveva scavato nella sabbia.

Si fermò il Santo e domandò al bambino:  «Che fai? Perché ti affanni tanto a versar acqua in questa buchetta? »

E il bambino rispose:  «Voglio vuotare il mare e versarne tutta l’acqua in questa buchetta».

 «Impossibile, » esclamò S. Agostino sorridendo,  «non vedi quanto è grande il mare? Come potrai tu far entrare quella immensa quantità di acqua in una buchetta così i piccola? »

Il bambino guardò lungamente S. Agostino, fissandolo con uno sguardo significativo e penetrante, e poi soggiunse :  «Io non posso vuotare il mare e farlo entrare in questa buchetta? E voi volete comprendere come è fatto Iddio, che è infinitamente più grande del mare? La vostra intelligenza, in confronto delle infinite perfezioni di Dio, è più piccola della buchetta che io ho fatto sulla sabbia».

Detto questo, il bambino s’illuminò di una luce celeste… e disparve.

Era un angelo del Paradiso, che Iddio aveva mandato al Santo, per dargli un insegnamento tanto importante, e cioè che la nostra intelligenza è troppo limitata e non può comprendere la natura di Dio e le sue infinite perfezioni.

Mentre dunque ci accingiamo a studiare, nei seguenti capitoli, la natura e le perfezioni di Dio, ci contenteremo di quel pochino che la nostra mente può comprendere, rassegnandoci volentieri a non tentar neppure di scandagliare il profondo oceano delle perfezioni di Dio.

Se avremo fede, proveremo un’intima gioia nel non trovare mai i confini di quell’immenso oceano, come il pesce ha la sua maggior contentezza nel non trovar mai i confini delle acque nelle quali beatamente vive.

12 - Iddio è purissimo spirito

Noi siamo avvezzi a veder rappresentato Iddio sotto forme materiali: l’Eterno Padre come vecchio venerando con lunga barba, il Figliolo come uomo giovane, e lo Spirito Santo come una colomba.

Queste immagini non rappresentano certamente Iddio quale Egli è. Siamo costretti a rappresentarlo così, perché è impossibile rappresentare uno spirito. Iddio non ha corpo, mani e piedi, come abbiamo noi: Egli è purissimo Spirito, e perciò non possiamo rappresentarlo sensibilmente quale Egli è.

E’ molto difficile comprendere che cosa sia uno spirito; e alla nostra debole immaginazione sembra impossibile che un Essere, che non si vede e non si tocca, che non ha corpo, mani e piedi, possa creare e governare l’universo, possa dar vita e moto a tutte le creature.

Serviamoci di una similitudine per comprender qualche cosa.

Ecco in una sala radunata tutta una famiglia per ascoltare la radio. Da mille chilometri di distanza arrivano le onde misteriose, e l’armonia degli strumenti musicali è ascoltata da tutti, con ammirazione e con gioia grande.

Quale via ha percorso la musica per arrivare dentro quella sala? Forse valicò le altissime montagne ricoperte di ghiacci, e viaggiò sulle acque dell’oceano?

Forse ha cercato una porta o una finestra per entrare in quella sala?

Nulla di tutto questo. La bella armonia, appena sprigionatasi dagli strumenti musicali, a mille chilometri di distanza, in un istante pervade tutti i punti dello spazio concesso alla sua potenzialità, penetra le durissime rocce delle montagne, scende nelle profondità dei mari e vola nelle altezze dell’aria… E se nelle viscere delle montagne, nelle profondità dei mari, nelle altezze dell’aria ci fossero migliaia di apparecchi, tutti, nello stesso istante, ripeterebbero le belle armonie musicali, che in questo momento sono suonate a mille chilometri di distanza. E se quella stanza ove si trova l’apparecchio fosse priva di porte e di finestre, la musica non avrebbe nessuna difficoltà di attraversare le mura, anche di grande spessore, e, con la massima facilità e rapidità, penetrerebbe nella stanza a far vibrare l’apparecchio.

Che cosa è dunque questa forza misteriosa e invisibile, che attraversa lo spazio immenso, lo pervade con una rapidità incredibile, con una potenza che non conosce ostacoli, penetra le sostanze più dure e fa vibrare un piccolo meccanismo, per farci gustare le belle armonie, per farci udire dei discorsi che si fanno alla distanza di migliaia di chilometri?

Ecco una forza che non si vede e non si tocca, che non ha corpo, mani e piedi come noi, e che pur produce opere meravigliose.

Iddio dunque, pur essendo purissimo Spirito che non si può vedere né toccare, pur non avendo corpo, mani e piedi come noi, non potrà produrre opere più meravigliose di quelle della radio, in tutto l’universo?… Egli, in un modo infinitamente più perfetto di quello della radio, pervade tutto l’universo ed è presente dappertutto, e vede tutto, fin nelle viscere delle montagne, nelle profondità dei mari, nelle altezze dell’aria. Egli dà vita e moto a tutte le creature, e fa gustare alle nostre intelligenze le meravigliose armonie della sua sapienza che nel creato si rivela.

E come l’armonia della radio si produce a mille chilometri lontano da noi, e pur è qui presente vicino a noi ed è presente in mille punti dello spazio immenso, così Iddio, in un modo assai più perfetto, vive e si manifesta nel suo bel Paradiso, e nello stesso tempo è vicino a noi ed è presente in tutti i punti dell’universo.


13 - Iddio non ha avuto
principio e non avrà mai fine

Dio è eterno

Dio è eterno

 

Non si può domandare da quanti anni esiste Iddio, perché Iddio c’è stato sempre. Centomila anni fa Egli già esisteva, cento milioni di anni fa Egli esisteva, e cento miliardi di anni fa Egli esisteva… Insomma Iddio è esistito sempre, da tutta l’eternità.

A questo pensiero la nostra mente si smarrisce, e non arriva a comprendere come, tornando indietro tanti milioni e miliardi di anni, non si debba finalmente trovare il principio, l’origine, la nascita di questo Dio onnipotente.

Eppure il ragionamento è molto semplice. Ammettiamo che Iddio abbia avuto un principio; ciò potrebbe essere avvenuto in due modi: o Egli si è fatto da Sé, o è stato fatto da un altro.

Farsi da Sé? Ma come? Per darsi l’esistenza bisognava che potesse pensare: voglio esistere… Ma se pensava così, già esisteva.

Esser fatto da un altro? Ma da chi, se non esisteva nessuno? E se anche fosse esistito un altro prima di Dio, quest’ altro sarebbe stato il vero Dio. E la questione ritornerebbe da capo: donde è venuto quest’altro?

Ora sappiamo con tutta certezza che Iddio esiste, come abbiamo già dimostrato. Dunque: da sé non poteva farsi, un altro non può averlo fatto; che cosa ci rimane? Poiché certamente Egli esiste, non ci rimane altro da pensare che: è esistito sempre; non ha avuto mai principio.

A questa conclusione noi arriviamo necessariamente, non possiamo mettere in dubbio questa verità; pur tuttavia dobbiamo confessare che, al pensiero dell’eternità, la nostra intelligenza si smarrisce e ci troviamo di fronte ad un mistero, cioè di fronte ad una verità che supera la forza della nostra mente.

Alla stessa conclusione si giunge se si pensa al futuro, e cioè se si pensa che quando anche saranno passati milioni e miliardi di secoli, Iddio esisterà ancora, esisterà sempre, non avrà mai fine. Infatti in qual modo potrebbe egli cessare di esistere? Non con la morte, perché Egli ha in sé la pienezza della vita ed è la fonte della vita. Non con la distruzione, perché questa dovrebbe essere operata da un altro più potente di Lui, ed allora ora quest’ altro sarebbe il vero Dio, e la questione tornerebbe da capo.

Or non potendo noi comprendere il mistero della eternità di Dio, vediamo almeno di presentare alla nostra immaginazione qualche figura, che ci dia una pallida idea di questa eternità. Immaginiamoci di poter salire in alto in alto, nello spazio immenso, fino a raggiungere l’ultima stella, la più lontana di tutte, dopo la quale non vi sono altre stelle. Dovremo percorrere distanze inconcepibili, ma possiamo comunque immaginare di arrivarvi…

Al disopra di quella stella quanto spazio vi sarà? Altri milioni di chilometri? Percorriamoli con la nostra immaginazione… e andiamo in su, sempre in su… Fin dove arriveremo noi? Quale ostacolo potrebbe arrestare il nostro viaggio? Forse un’altra stella? Ma no, perché abbiamo sorpassato già l’ultima; e poi nulla ci vieterebbe di sorpassare anche questa.

Ma dunque dove andremo a finire? Potremo trovare un confine del quale si possa dire: questo è il confine dello spazio, di qui lo spazio incomincia, oltre questo confine non c’è più spazio?

L’immaginazione, volando in su, non trova mai il principio, non trova mai la fine dello spazio. E l’intelligenza, pur comprendendo che non si può trovar né il principio, né la fine dello spazio, tenta di abbracciarne tutta l’immensità, ma non le è possibile: deve riconoscere la sua impotenza, deve persuadersi che si trova di fronte al mistero.

Or come abbiamo spinto l’immaginazione nell’immensità dello spazio, proviamo a spingerla nell’immensità del tempo, o meglio nella eternità. Possiamo immaginarci una serie lunghissima di secoli, come una via lunghissima, della quale non vediamo né il principio, né la fine, e che si perde fra le nubi dei mistero. Su questa via immaginiamo di vedere Iddio, e spingiamo lo sguardo lontano lontano… Troveremo Iddio sempre, sempre, sempre, tanto nel passato, quanto nel futuro; ma non troveremo mai né il principio, né la fine di quella via….

L’immaginazione si smarrisce, l’intelligenza riconosce la sua impotenza e si persuade che si trova di fronte al mistero della immensità di Dio; ma ciò non toglie la certezza di questa verità: Iddio è sempre esistito e sempre esisterà.

14 - Iddio è Uno in tre Persone

Iddio è Uno in tre Persone

Iddio è Uno in tre Persone

 

Eccoci dinanzi al più adorabile mistero della nostra santa religione. Dobbiamo inchinarci con somma riverenza e credere fermamente alla verità di questo mistero, perché Iddio stesso si è degnato di rivelarlo, e Gesù tante volte ne ha parlato durante la sua predicazione, esprimendolo poi in un modo preciso quando disse agli Apostoli: Battezzerete nel nome dei Padre, dei Figliolo e dello Spirito Santo.

Ma mentre dobbiamo credere con fermissima fede, dobbiamo pur conoscere esattamente che cosa dobbiamo credere riguardo a questo mistero.

Prima di tutto, quando diciamo tre Persone non dobbiamo pensare a tre uomini, con corpo, mani e piedi come noi, le quali essendo tre, siano nello stesso tempo una sola persona. Abbiamo già detto che Iddio è purissimo spirito, e perciò nel pensare alla SS. Trinità non possiamo rappresentarci nessuna immagine sensibile di corpo umano.

Le immagini, con le quali ordinariamente si rappresenta la SS. Trinità sotto forme umane, non rispondono a realtà; non potendo noi rappresentare in nessun modo un essere spirituale, siamo costretti ad adoperare queste immagini imperfette.

Dobbiamo poi pensare e credere che le tre Persone della SS. Trinità sono distinte una dall’altra, in modo che il Padre non è né Figlio, né Spirito Santo, il Figlio non è né Padre, né Spirito Santo, e lo Spirito Santo non è né Padre, né Figlio.

Ma sebbene le tre Persone Divine siano perfettamente distinte, tuttavia non sono separate una dall’altra. Il Padre è Dio, il Figlio è Dio, lo Spirito Santo è Dio; e poiché hanno tutte e tre la stessa essenza o natura divina, perciò non sono tre Dei ma un Dio solo.

Finalmente il punto più profondo dei mistero è la relazione che passa fra le tre Divine Persone: il Padre non è generato da nessuna persona, il Figlio è generato dal Padre, lo Spirito Santo non è generato, ma procede dal Padre e dal Figlio.

Ma quando diciamo che il Figlio è generato dal Padre, non dobbiamo neppure lontanamente pensare ad una generazione che abbia qualche cosa di somigliante con le generazioni umane. In Dio la parola generare ha un altro significato.

Quando un pittore dipinge una tela, uno scultore scolpisce una statua, un musico compone una melodia, l’opera dell’artista si chiama parto della sua intelligenza; come se l’artista fosse nello stesso tempo padre e madre dell’opera, che egli ha generato nella sua intelligenza. E così l’opera che egli ha compiuto si potrebbe chiamare figlia dell’intelligenza dell’artista.

In questo senso si deve intendere, nella SS. Trinità, la misteriosa generazione, per la quale il Figlio è generato dal Padre; il Figlio si potrebbe dire, in qualche modo, il parto della intelligenza infinita del Padre.

È perciò che il Figlio si chiama anche la Sapienza del Padre o l’Eterna Sapienza.

Lo Spirito Santo poi non è generato, ma procede dal Padre e dal Figlio. Anche qui non si può pensare alla più lontana rassomiglianza con le umane generazioni, quasi che il Padre e il Figlio siano genitori dello Spirito Santo. Lo Spirito Santo procede dal Padre e dal Figlio come l’amore procede dalla contemplazione del bello. La Mente Eterna (il Padre) contempla il suo unico Pensiero d’infinita bellezza (il Figlio) e dalla contemplazione di questa Bellezza infinita procede l’Amore (lo Spirito Santo). Perciò lo Spirito Santo è chiamato anche l’Eterno Amore.

15 - Incarnazione Passione
e morte dei Figlio di Dio

Il secondo mistero principale della nostra Fede è l’incarnazione passione e morte di Gesù Cristo. Ecco in che consiste il mistero.

Le tre Persone divine sono inseparabili l’una dall’altra, perché sono un solo Dio; come ha potuto dunque il Figlio di Dio venir sulla terra e incarnarsi, senza separarsi dal Padre e dallo Spirito Santo? E poi come ha potuto soffrire e morire, mentre Iddio non può né soffrire, né morire? E, facendosi uomo, ha Egli cessato di essere Dio?

La Fede c’insegna che cosa dobbiamo rispondere a queste domande, ma la nostra mente non può scrutare la profondità di questo mistero non ci rimane altro che credere alla parola di Dio, e adorare l’infinita sua potenza e sapienza, con cui ha saputo effettuare, in modo meraviglioso, la nostra Redenzione.

È certo che il Figlio di Dio, venendo sulla terra, non si è separato dal Padre e dallo Spirito Santo; e facendosi uomo per salvarci, non cessò di essere Dio, ma rimanendo vero Dio, incominciò ad essere anche vero uomo; e quando ha sofferto ed è morto in Croce, soltanto come uomo Egli ha sofferto ed è morto, perché come Dio non poteva né soffrire, né morire.

Per meglio comprendere e ricordare questi insegnamenti della Fede ci gioverà una similitudine presa dalla somiglianza che si trova tra l’anima nostra e la SS. Trinità.

Non ci deve far meraviglia di riscontrare una somiglianza della SS. Trinità nell’anima nostra, perché si legge nella Sacra Scrittura che quando Iddio creò l’uomo, lo creò a sua immagine e somiglianza. Ora non possiamo cercare nel nostro corpo la somiglianza con Dio, perché Iddio non ha corpo; dovremo, dunque cercare nell’anima la nostra somiglianza con Dio. E poiché Iddio è uno in tre Persone, se l’anima umana, si rassomiglia a Dio, l’anima umana deve essere una specie di piccola trinità.

Il dottissimo cardinale S. Roberto Bellarmino spiega molto bene tale somiglianza nella sua operetta Ascensioni Spirituali, al capo VIII, 9. E noi, per rendere più facile questa spiegazione, la concreteremo in un esempio.

Immaginiamo un bravissimo maestro di musica, che sta nel suo studio, tutto raccolto in se stesso, perché vuol comporre una bella melodia. Ecco, la sua intelligenza produce, genera, una melodia bellissima.

Riflettiamo: se noi potessimo penetrare nella mente del maestro di musica, che cosa troveremmo? Due cose ben distinte: la mente del maestro e la melodia che è stata generata dalla mente; due cose ben distinte, ma certo non separabili. Chi potrebbe staccare o separare la melodia dalla mente del maestro ? Sono due cose sì intimamente unite, che è assolutamente impossibile separarle; eppure sono due cose ben diverse e ben distinte: altro è la mente del maestro, altro è la melodia prodotta o generata dalla mente.

Ecco la prima parte della somiglianza dell’anima con la SS. Trinità. Il Padre è la Mente infinita, che genera, da tutta l’eternità, il suo Unico Pensiero, perfetto e meraviglioso, quale può essere il pensiero di un Dio. Questo Pensiero è il vero Figlio, intimamente unito col Padre ed assolutamente inseparabile da Lui, così come il pensiero generato dalla mente del maestro è intimamente unito con la mente di lui e da quella inseparabile. Ma intanto il Figlio è ben distinto dal Padre, come la melodia è distinta dalla mente che l’ha prodotta.

Vediamo ora la seconda parte della somiglianza.

Il bravo maestro di musica, contemplando dentro la sua mente, la bella melodia che egli ha generato, ne gusta tutta la bellezza, come può gustarla un artista; e nell’anima sua sorge una cosa nuova: egli sente amore per la sua melodia, l’ama perché è bella.

Riflettiamo: donde procede l’amore nell’anima del maestro? Forse dalla mente soltanto? No. Forse dalla sola melodia? No. L’amore procede dalla mente e dalla melodia; la mente contempla la bellezza della melodia e da questa contemplazione procede l’amore… Così adesso troviamo nell’anima dei maestro una terza cosa (l’amore) ben distinta dalle altre due (mente e melodia) ma intanto inseparabile da esse. Infatti se si potesse penetrare nell’anima del maestro, chi potrebbe mai staccare o separare l’amore dalla mente e dalla melodia? L’amore è una cosa ben distinta e diversa dalla mente e dalla melodia, ma non si può da esse separare.

Applichiamo alla SS. Trinità. Il Padre contempla, fin da tutta l’eternità, l’infinita meravigliosa bellezza del Figlio da lui generato, e da questa contemplazione procede un infinito Eterno Amore, che è lo Spirito Santo. Da chi procede questo Amore? Non dal Padre solo, non dal Figlio solo, ma da ambedue: il Padre contempla l’infinita bellezza del Figlio e da questa contemplazione procede l’Amore, la terza Persona della SS. Trinità.

Questa terza Persona è intimamente unita coi Padre e col Figlio, ed è assolutamente inseparabile da essi, come l’amore nell’anima dei maestro è assolutamente inseparabile dalla mente e dalla melodia. Ma intanto lo Spirito Santo è ben distinto dal Padre e dal Figlio, come l’amore è distinto dalla mente e dalla melodia da cui procede.

E infine, essendo nell’anima del maestro di musica mente, melodia e amore, non perciò sono tre maestri, ma un maestro solo; così essendo Iddio Padre, Figlio e Spirito Santo, non perciò sono tre Dei ma un Dio solo.

Or tutto questo non ci dà che una pallida ed imperfettissima idea della SS. Trinità, perché, come osserva il Bellarmino, il pensiero e l’amore nell’anima umana non sono sostanze, e perciò non sono persone; invece Dio Padre genera il Figlio a Sé consustanziale, Padre e Figlio spirano lo Spirito Santo consustanziale ad ambedue: perciò Padre, Figlio e Spirito Santo si dicono tre Persone.

Poi il pensiero e l’amore nell’anima umana non durano sempre, ma soltanto qualche tempo, mentre in

Dio il Padre, il Figlio e lo Spirito, Santo sono eterni.

Finalmente l’anima dell’uomo pensa ed ama soltanto alcune poche cose, mentre il Pensiero Unico di Dio (ossia il Figlio) esprime tutte le verità, e l’Amore Unico (ossia lo Spirito Santo) ama tutti i beni.

La somiglianza dell’anima umana con la SS. Trinità, sebbene sia una somiglianza pallida e imperfetta, serve tuttavia ad illuminare un pochino anche il mistero dell’Incarnazione.

Immaginiamo che il bravo maestro di musica segga al pianoforte in una grande sala, ove sono radunate mille persone. Egli vuol far gustare a tutte quelle persone la bella melodia, che è il parto della sua mente. E suona… suona, una dopo l’altra, con grande maestria, le note della sua bella musica.

Che cosa avviene?. La composizione dei maestro, che fino a quel momento era stata tutta cosa spirituale nella mente del maestro, s’incarna e quasi si materializza, nelle corde del pianoforte, e, in un istante, si diffonde nell’ampia sala, penetra nell’anima di tutti gli uditori… e tutti gustano e posseggono dentro di sé la bellissima musica.

Ma nella mente del maestro che cosa è avvenuto? Forse egli ha perduto la sua bella melodia, che se n’è andata dalla sua mente per entrare in quella degli uditori ?… No, egli non ha perduto nulla: la sua melodia è rimasta tutta intiera in una forma spirituale nella mente del maestro, e, nello stesso tempo, è stata donata tutta intiera, in una forma materiale, a ciascuno degli uditori.

E così la bella musica, mentre s’incarna e quasi si fa materiale nelle corde del pianoforte, non cessa di essere una cosa spirituale nella mente del maestro e nella mente degli uditori.

Vediamo ora il mistero dell’Incarnazione. Quando il Figlio di Dio è venuto sulla terra non ha lasciato il seno dell’Eterno Padre, come la musica quando è entrata nella mente degli uditori non ha lasciato la mente del maestro; ma, rimanendo il Figlio, come purissimo spirito, unito al Padre, ha preso carne umana per venire in mezzo agli uomini; come la musica, essendo rimasta cosa spirituale nella mente dei maestro,si è in qualche modo materializzata per giungere alle orecchie degli uditori. E come gli uditori hanno posseduto la vera musica del maestro, il vero parto della sua intelligenza, così gli uomini hanno avuto in mezzo a loro il vero Figlio Eterno di Dio ed hanno conversato con Lui, senza che alterazione o privazione alcuna avvenisse in seno alla SS. Trinità.

E gli uomini ancor oggi posseggono l’Eterno Figlio di Dio incarnato, e lo tengono dentro di sé quando vogliono, nella SS. Comunione, senza privare in nessun modo il Padre e lo Spirito Santo della perfetta ed indivisibile unione col Figlio.

Misteri profondi, ma veramente consolanti e pieni di gioia, perché ci elevano al di sopra di noi stessi e ci uniscono intimamente a Dio…!

16 - Infinita potenza di Dio

Per formarci una piccola idea della infinita potenza di Dio, ritorniamo ancora col pensiero al cielo stellato, e consideriamo l’enorme peso degli astri . La scienza astronomica è giunta a darci, con tutta sicurezza, il peso di alcuni astri; fissiamoci la nostra immaginazione.

La terra su cui abitiamo pesa 6.000.000.000.000.000.000.000 (sei sestilioni) di Kg e percorre 29 Km al minuto secondo. Il pianeta Giove pesa 2.000.000.000.000.000.000.000.000 (due settilioni) di Kg e percorre 12 Km al minuto secondo. Il pianeta Nettuno pesa 108.000.000.000.000.000.000.000 (centotto sestilioni) di Kg e percorre 5 Km al minuto secondo. Il pianeta Saturno pesa 372.000.000.000.000.000.000.000 (trecentosettantadue sestilioni) di Kg e percorre 9 Km al minuto secondo. Il pianeta Urano pesa 90.000.000.000.000.000.000.000 (novanta sestilioni) di Kg e percorre 6 Km al minuto secondo. - Il pianeta Marte pesa 6.000.000.000.000,000.000 (sei quintilioni) di Kg e percorre 23 Km al minuto secondo.

Or quando pensiamo che un uomo, anche dei più forti, deve durar fatica per sostenere sulle sue spalle un quintale di peso, che cosa dobbiamo pensare della infinita potenza di Dio, che, senza alcuna fatica, ha creato quei pesantissimi globi, e li sostiene nello spazio, e li muove con velocità incredibili, come se fossero più leggeri di una paglia?

E i pochi pianeti, di cui abbiamo detto il peso e la velocità, sono una minima parte della innumerevole famiglia di astri che popola il firmamento… Milioni e miliardi di astri, dei quali non si può calcolare il peso, ma che certamente sono milioni di volte più grandi dei nostri pianeti, cantano nell’ampiezza dei cieli l’infinita potenza e la gloria di Dio.

Di fronte ad uno spettacolo così grandioso noi ci domandiamo:  «Che cosa può fare Iddio? Fin dove si estende la sua forza e la sua potenza?… » La potenza di Dio non conosce limiti, si estende sino all’infinito; Dio può fare tutto quello che vuole: può creare altri mille mondi e può distruggere quelli che ha creato, può far tremare tutta la terra con un solo pensiero, può arricchire di messi e di frutta i nostri campi o può renderli aridi e sterili, può mandare la pioggia sulla terra o può comandare alle nubi di non far cadere la pioggia, può raddoppiare la luce dei sole o può spegnerla completamente…. Può aprire le porte del Paradiso a chi lo merita e può precipitare nell’inferno gli ostinati peccatori… Nessuna forza di milioni di uomini o di milioni di angeli può diminuire o limitare in nessun modo l’infinita potenza di Dio.

Prostriamoci dinanzi a questo Dio Onnipotente, con santo timore e tremore, ricordandoci le parole della Santa Scrittura: Principio della sapienza è il timore di Dio.


17 - Infinita giustizia di Dio

Infinita giustizia di Dio

Infinita giustizia di Dio

 

Troppo spesso gli uomini si lagnano di Dio e dicono:  «Iddio non è giusto». Queste parole sono una vera bestemmia.

E si bestemmia così perché si vuol trovare la giustizia là, dove Iddio vuol usare la misericordia, e non si vuol attendere che Iddio eserciti la sua giustizia al momento opportuno, come gli detta la sua infinita sapienza.

I pochi anni che noi passiamo su questa terra, confrontati con l’eternità, sono come un brevissimo viaggio

per giungere alla patria.

Or immaginiamo che un tale, trovandosi in viaggio nello scompartimento di un treno, veda un ricco signore, che ingiustamente offende ed insulta un poverello. Quel tale, indignato, grida subito:  «Si prenda quel malvivente, si chiuda in una prigione, si castighi immediatamente».

Il capotreno dice qualche parola per richiamare all’ordine il ricco signore, e poi dice a colui, che ha preso le difese del poverello:  «Abbiate pazienza; di qui a un’ora appena scenderemo alla prima stazione, penserò io a far arrestare quel malvivente ed avrà il castigo che si merita».

Ma colui soggiunge:  «No, no, troppo tardi; subito si deve far giustizia… »

 «Abbiate pazienza! Noi siamo in viaggio; qui sul treno non ci sono né tribunali, né carabinieri, né prigioni…. Si tratta ormai di attendere brevissimo tempo, e poi giustizia si farà».

Intanto in quello stesso scompartimento si trova un buon sacerdote, il quale, con molta carità si avvicina al ricco signore e lo fa riflettere sulla mancanza che ha commesso contro il poverello. Il ricco signore riconosce il suo torto, s’inginocchia davanti al.poverello e gli domanda perdono dell’offesa fattagli; il poverello perdona di cuore e prega il capotreno di non far più castigare il suo offensore.

Così avviene agli uomini, mentre compiono il breve viaggio della vita per giungere all’eternità. Essi non devono pretendere che Iddio eserciti subito e completamente la sua giustizia in questo mondo. Il tribunale di Dio è situato sulla porta dell’eternità: là si fa giustizia perfetta; ma qui sulla terra Iddio vuol esercitare più misericordia che giustizia; e attende, con infinita pazienza, il peccatore, perché si converta e viva. Che se il peccatore non vorrà approfittare della misericordia di Dio durante la vita, allora egli troverà la giustizia sulle porte dell’eternità.

Sicché quando Iddio non castiga il male in questo mondo, non commette ingiustizia, ma soltanto ritarda per breve tempo l’esercizio della giustizia, per dar luogo alla misericordia mentre gli uomini compiono il viaggio della vita. Al termine del viaggio si farà giustizia.

E altrettanto si dica di chi merita il premio. Il premio si darà appena giunti alla patria…

Tuttavia, in molti casi, quando la sua altissima sapienza lo ritiene opportuno, Dio esercita la giustizia anche su questa terra.

E sulle porte dell’eternità, in quale misura sarà esercitata da Dio la giustizia? In una misura precisa e perfettissima, fino all’ultimo quadrante.

Una persona di questo mondo può sbagliare nell’applicare la pena o nell’assegnare il premio; stabilire la misura precisa è cosa difficilissima. È facile che il reo abbia una pena o troppo grave o troppo lieve, e il virtuoso abbia un premio o troppo abbondante o troppo scarso. Ma non sarà così nell’esercizio della giustizia di Dio.

Sulle bilance di Dio tutto sarà pesato. Sarà pesato il male: il peccato mortale, l’ostinazione nel male, il peccato veniale, l’imperfezione, ogni parola oziosa, ogni più lieve pensiero cattivo… E sarà pesato il bene: l’esercizio delle virtù, l’amore di Dio, l’amore del prossimo, la più piccola lacrima di pentimento, il bicchiere di acqua dato al poverello per amore di Gesù …

Iddio, con infinita giustizia, darà a ciascuno ciò che si è meritato: purgatorio, inferno, paradiso…. E la giustizia di Dio durerà eterna…!

18 - Infinita sapienza di Dio

Noi ammiriamo la meravigliosa sapienza di tanti uomini, che passano tutta la loro vita sui libri e sanno tante cose, fanno prodigiose invenzioni, fabbricano macchine d’incredibile perfezione. Ma che cosa è mai tutta questa sapienza? È appena un piccolissimo raggio della infinita sapienza di Dio.

Se diamo uno sguardo alle cose create, noi restiamo storditi nel vedere con quale incredibile sapienza tutto è disposto e ordinato.

Se solleviamo lo sguardo verso il cielo, ammiriamo l’infinita sapienza di Dio nella grandiosa e complicatissima legge dell’attrazione universale, con la quale milioni e miliardi di astri si attraggono l’un l’altro, e intrecciano le loro orbite, e sono regolati in peso, numero e misura fino al grammo, fino al millesimo, fino al millimetro!…

Il sole è posto alla sua precisa distanza dalla terra, e possiede quel suo giusto grado di calore: pochi millimetri di distanza di più o di meno, pochi gradi di calore di più o di meno, metterebbero tutto in disordine, renderebbero impossibile la vita vegetale e animale sulla terra… E altrettanto si dica di tutti gli altri astri.

Se spingiamo lo sguardo nelle profondità dei mari quale meravigliosa sapienza ammiriamo! La quantità delle acque determinata con esatta precisione : se fossero di più, troppi vapori si solleverebbero e inonderebbero di pioggia la terra; se fossero di meno, la pioggia sarebbe insufficiente, e, con l’andar dei secoli, la terra diventerebbe arida… il sale e lo iodio e le altre sostanze, che sono sciolte nelle acque del mare, sono pesate e scelte, per la quantità e per la qualità, né più, né meno di quello che è necessario per la vita dei pesci, che vi devono abitare, e perché le acque non abbiano a corrompersi, e possano fornire il sale sufficiente per la vita degli uomini… I pesci sono organismi formati con ammirabile sapienza, perché possano respirare e nutrirsi e vivere beatamente in mezzo a quelle acque…

Se volgiamo lo sguardo intorno a noi, vediamo pianure, e monti, e laghi e fiumi, e sorgenti… e se spingiamo lo sguardo nelle viscere della terra, troviamo strati durissimi di pietre, e strati soffici di lapilli e di arene… Tutto fu disposto da Dio con infinita sapienza.

Le altissime montagne ricoperte di nevi sono i grandi serbatoi che distribuiscono acqua nelle pianure per dissetare animali e uomini e per innaffiare i campi. Le enormi quantità di nevi e di ghiacci che nell’inverno si accumulano sulle vette dei monti altissimi, disciolte poi dai cocenti raggi dei sole, nella stagione estiva, e cambiate in acqua freschissima, scendono per le gole dei monti, e vanno ad innaffiare i campi lontani.

Un’altra parte dell’acqua, che viene dallo scioglimento delle nevi, penetra lentamente nei diversi strati della terra, si purifica, s’impregna di varie sostanze utili alla nutrizione dell’uomo e degli animali, e, dopo aver percorso forse centinaia di chilometri nelle viscere della terra, sgorga, fresca e sana, da varie fenditure di rocce, in tante sorgenti, distribuite in diverse località, per vantaggio degli uomini; e gli uomini, per mezzo di condutture, la portano dove vogliono per dissetarsi e per adornare le loro città e le loro ville.

E finalmente un’altra parte di quelle nevi disciolte dal calore del sole si solleva in alto, in forma di vapore, e, unendosi alle altre acque che salgono come vapore dalla superficie del mare, va a formare le nubi, che, trasportate dai venti, vanno a piovere acque fecondatrici sul campi seminati e sulle verdi praterie.

Tutto è ordinato e disposto in numero, peso e misura, con altissima sapienza… Chi potrà scandagliare i profondi abissi della infinita sapienza di Dio?

19 - Una splendida rivelazione
della sapienza di Dio

Disse molto bene il Metastasio: Dovunque il guardo io giro immenso Dio, ti vedo, nell’opre tue t’ammiro, ti riconosco in me… (da: La Passione di Gesù Cristo, 281-284).

Noi abbiamo volto intorno lo sguardo e abbiamo ammirato l’infinita sapienza di Dio nelle opere sue; ripieghiamo adesso lo sguardo sopra noi stessi, anzi dentro noi stessi, e troveremo una meravigliosa manifestazione della sapienza di Dio.

Non parliamo delle incantevoli perfezioni dell’anima umana, che avrebbero bisogno di uno studio troppo difficile per essere apprezzate ed ammirate; fermiamoci a dare uno sguardo, anche superficiale, alle perfezioni del nostro corpo.

Chi può immaginare un meccanismo più perfetto, più meraviglioso, più complesso di quello dei nostro corpo? Quale uomo, fosse anche il più sapiente di tutta la terra, potrebbe mai inventare o fabbricare un meccanismo, che lontanamente si assomigli a questo?

Il cuore è il centro della vita. Con movimento ordinatissimo, e con massima precisione di tempo e di ritmo, si contrae e si dilata, senza interrompere mai, neppure un istante, il suo movimento, né di giorno né di notte, né quando si sta desti, né quando si dorme, né quando si passeggia, né quando si mangia, né quando si lavora… Se per un breve istante il cuore si ferma, cessa la vita.

Col suo movimento di contrazione, il cuore spinge il sangue in una complicatissima rete di canaletti (arterie) che, diramandosi in tutte le parti del corpo, finiscono in migliaia e milioni di sottilissime e microscopiche ramificazioni.

Alle ultime estremità di queste ramificazioni il sangue trova milioni e miliardi di mucchietti microscopici di rifiuti e di veleni, che gli si gettano in seno per essere trasportati via, onde l’organismo non rimanga guasto e avvelenato. L’acido carbonico, che proviene dalla continua combustione che dà il calore al corpo, e tante microscopiche particelle di muscoli, di ossa, di nervi… ormai consumate e troppo vecchie, formano i miliardi di mucchietti microscopici di rifiuti che il sangue, con paziente e continuo lavoro, va raccogliendo in tutto l’organismo, ad ogni battito di polso… E il sangue, che parte dal cuore puro e rosso, a metà del suo viaggio, per i veleni e i rifiuti raccolti, prende un colore nerastro, e continua la sua strada attraverso un’altra rete di canaletti (le vene), per ritornare al cuore.

Ma guai all’uomo, se il cuore permettesse a quel sangue, così velenoso e impuro, di rimettersi in circolazione!… Il sangue che ritorna è ricevuto dal cuore in una stanzuccia ben separata e distinta da quella ove si trova il sangue puro; e, appena il sangue guasto è arrivato, senza aver tempo di riposarsi, è spinto subito fuori perché vada prontamente a purificarsi, prima di rimettersi in circolazione.

E dove andrà il sangue a purificarsi? Prende la via dei polmoni e riempie una rete di sottilissirni canaletti, che si stendono, a milioni, su tutta la superficie interna dei polmoni. Intanto dalla bocca e dalle narici entra l’aria e fa gonfiare i polmoni; e quell’aria è per il sangue come un bagno purificatore… In un baleno, il sangue cede all’aria tutti i suoi veleni e tutte le sue impurità, i polmoni si sgonfiano, e gettano fuori, per la bocca e per le narici, tutte le impurità del sangue, che, ritornato rosso e puro, riprende la via del cuore attraverso a un’altra strada di miliardi di canaletti.

Il cuore, ben felice di veder ritornare il sangue così rosso e puro, gli apre le porte di un’altra stanzuccia, e lietamente lo spinge di nuovo nelle arterie, perché ricominci di nuovo il suo viaggio.

Ma ecco che, al primo svolto della via, avviene un’altra meraviglia, il sangue non ha soltanto l’umile ufficio di purificare l’organismo, ma ha altresì il nobilissimo ufficio di distribuire a tutto l’organismo il

nutrimento preparato dallo stomaco e dall’intestino.

Il pane, la carne, le erbe, le frutta che si mangiano, devono essere prima trasformati e poi distribuiti in nutrimento a tutto il corpo; in modo che, nel breve tempo di quattro o cinque ore, una parte di quel cibo deve diventare muscoli, una parte ossa, una parte nervi, una parte deve essere trasformata in capelli, una parte in pelle, una parte in fegato, una parte in polmoni ecc. ecc., perché possano esser sostituite le parti vecchie e consunte, che dal sangue sono asportate.

Or chi farà questa sapientissima e difficilissima distribuzione ? E’ questo il nobile ufficio dei sangue. Ma il sangue dove andrà a prendere il nutrimento in tale condizione da poterlo portare con se e da poterlo distribuire a chi ne ha bisogno?

Il cibo che s’inghiotte passa nello stomaco, dallo, stomaco nell’intestino, e, attraverso a una serie di meravigliose trasformazioni, diventa capace di esser ceduto al sangue. Su tutte le pareti interne dell’intestino milioni di boccucce microscopiche attendono il passaggio dell’alimento, ne assorbono quanto ne possono, e, per una via di sottilissimi canali e canaletti, (vasi linfatici) si affrettano a portare al sangue il nutrimento che hanno assorbito.

E il sangue, nel momento in cui esce dal cuore per incominciare il suo viaggio, al primo svolto della via, trova lo sbocco dei vasi linfatici, che gli donano abbondantemente e generosamente tutto il nutrimento che hanno assorbito dall’intestino.

Il sangue allora, come un ricco signore che possiede preziosi tesori, parte per il suo viaggio, e incomincia la generosa distribuzione; e alle ossa dona le sostanze che ad esse convengono per ristorarsi e per crescere, al muscoli dona ciò che loro conviene, al nervi, alla pelle, ai capelli, ad ogni più piccola parte dei corpo dona le sostanze che a ciascuna sono convenienti ….

Fino a metà dei suo viaggio la fa da ricco signore, e distribuisce con massima generosità, tutto quel che possiede; poi, diventato povero, compie l’altra metà del suo viaggio nel purificare l’organismo, come sopra abbiamo detto. E ritorna al cuore per ricominciare da capo.

Tutte queste meraviglie si compiono continuamente dentro di noi, ad ogni istante dei giorno e della notte, quando dormiamo, quando passeggiamo, quando lavoriamo, ad ogni palpito del nostro cuore, ad ogni respiro del nostro petto….

Come possiamo non ammirare l’infinita sapienza di Dio, che ha creato tale meraviglioso organismo, con un solo atto della sua volontà?

E noi non abbiamo detto neppur la millesima parte delle meraviglie del nostro corpo. Se volessimo fare uno studio, anche brevissimo, dell’occhio e dell’orecchio, noi troveremmo ancora meraviglie e meraviglie senza fine.

Se volessimo studiare la conformazione delle ossa, le funzioni dei cervello e dei nervi, i movimenti dei muscoli… troveremmo ancora meraviglie sopra meraviglie.

E ciò che diciamo dell’uomo possiamo dirlo, nelle debite proporzioni, anche degli animali, dei più grandi e dei più piccoli. Pensiamo come una formichetta, lunga appena due o tre millimetri, ha una boccuccia capace di prendere e di ingoiare il cibo, uno stomaco e un intestino coi relativi succhi per la digestione, due occhietti microscopici capaci di vedere, sei zampette formate di ossicini ben articolati, un minuscolo cervello e relativo. sistema nervoso, che governa i movimenti… Chi potrà numerare le meraviglie della sapienza di Dio?

E le piante? Dal più grande albero fino al più sottile filo d’erba e fino al muschio che cresce sulle pietre, non sono un altro cumulo di meraviglie, per la loro conformazione, vegetazione e riproduzione ?

Adoriamo l’infinita sapienza di Dio e riconosciamo che tutta la sapienza umana, in confronto con la sapienza di Dio, non è paragonabile neppure ad una gocciolina d’acqua in confronto all’immensità del mare.

Le grandezze di Dio
Seconda parte >