LA VITA DI GESÙ

Fig. 1 - L’Annunciazione

Fig. 1 - L’Annunciazione

1 - Annunciazione di Maria

Nel tempi antichissimi il mondo non esisteva. Non c’era il sole, non c’era la luna; non c’erano le stelle, le piante, gli animali; non c’erano gli uomini; non c’era niente.

C’era però Iddio, perché Iddio c’è stato sempre. Iddio é onnipotente e può fare tutto quello che vuole.Egli dunque volle fare tutte le cose.

In sei giorni creò il sole, la luna, le stelle, le piante, gli animali, e, in ultimo, creò un uomo e una donna. L’uomo si chiamava Adamo e la donna Eva. Da essi nacquero tanti figli e da questi nacquero altri e così, adagio adagio, vennero sulla terra tanti uomini e tante donne.

Ma Adamo ed Eva disubbidirono al Signore e commisero un grande peccato e poi quasi tutte le altre persone che vennero al mondò disubbidivano al Signore e commettevano tanti peccati, sicché quasi tutte, quando morivano, andavano all’Inferno. Il Paradiso era chiuso e non ci poteva entrare più nessuno.

Il Signore però ebbe compassione degli uomini e pensò di mandare il Figlio suo sulla terra per insegnare a tutti ad essere buoni.

Il Figlio di Dio stava in Paradiso, in mezzo agli Angeli, insieme con l’Eterno Padre e con lo Spirito Santo. L’Eterno Padre però desiderava che il suo Figlio dal Paradiso venisse sulla terra e si facesse uomo, per salvare le persone del mondo dall’Inferno e per far ritrovare a tutti la strada del Paradiso.

E il Figlio di Dio era pronto ad ubbidire al suo Eterno Padre.

Però su questa terra Egli voleva nascere come tutti gli altri bambini; e perciò gli era necessaria una donna pura e santa, che potesse diventare la sua mamma.

Ma come si poteva trovare sulla terra una donna tanto pura e tanto santa, che potesse diventare la madre di Dio? Sembrava che non si potesse trovare.

Ma il Signore, dal Paradiso, guardò in tutti i paesi del mondo e vide che in un paese, che si chiamava Nazaret, c’era una giovinetta più buona e più santa di tutte le altre giovinette dei mondo. Essa si chiamava Maria e San Giuseppe era il suo sposo.

Allora il Signore disse all’Arcangelo Gabriele che andasse subito a Nazaret e desse notizia a Maria Santissima che essa doveva diventare madre di Dio.

E l’Arcangelo Gabriele partì prontamente dal Paradiso e, volando con le ali d’oro, arrivò, in un momento a Nazaret, nella casetta di Maria Santissima. La trovò che stava a pregare e le disse: Io ti saluto, o piena di grazia! Il Signore è con te, tu sei benedetta fra le donne.

Maria non poteva comprendere che cosa volesse da lei quell’arcangelo bellissimo del Paradiso.

Però l’arcangelo Gabriele, vedendola un poco pensierosa, le spiegò bene che essa doveva diventare la madre di Dio, perché il Figlio dell’Eterno Padre voleva nascere da lei come un bambino, e poi, diventato grande, voleva salvare tutti gli uomini dall’Inferno e riaprire il Paradiso.

E infine l’arcangelo disse a Maria: A questo bambino che nascerà da te, metterai nome Gesù. Maria comprese che quella era la volontà di Dio e, tutta obbediente, disse subito all’arcangelo: Io sono la serva del Signore; sia fatto di me secondo la tua parola.

In quel momento il Figlio di Dio venne dal Paradiso e diventò piccolo bambino, vero figlio di Maria, nel seno di lei.

Fig. 2 - La Natività

Fig. 2 - La Natività

2 - Nascita di Gesù

Erano passati nove mesi dal giorno in cui l’Arcangelo Gabriele era andato da Maria, e il Bambino Gesù stava per nascere.

Ma proprio in quei giorni Maria Santissima e San Giuseppe dovettero fare un lungo viaggio per obbedire all’ordine del Governo, che voleva che si segnassero sui registri i nomi di tutte le persone per far pagare le tasse.

Allora Maria e Giuseppe, per obbedire all’ordine del Governo, partirono da Nazaret, dove stavano di casa, e andarono a Betlem, per farsi segnare sui registri. E Betlem era un paese lontano più di cento chilometri da Nazaret.

Ma quando arrivarono a Betlem era notte e andarono a cercare un posto, in qualche casa, per riposarsi. Bussarono in tante case e tutti rispondevano: non c’è posto.

Dopo aver cercato tanto, Maria Santissima e San Giuseppe uscirono fuori della città e, in una via di campagna, trovarono una grotta, che serviva da stalla e c’erano un bue e un asinello. In quella grotta si ricoverarono, perché era quasi mezzanotte e faceva freddo.

Maria Santissima incominciò a pregare ed ecco che, proprio a mezzanotte, nacque da lei il Bambino Gesù, che era il figlio di Dio.

Maria ricoprì subito il Bambinello con un panno perché aveva freddo; poi lo fasciò, lo strinse al seno e lo baciò con affetto, ma non aveva un lettuccio per farlo riposare, né una coperta per ricoprirlo.

E allora, vedendo che c’era li una mangiatoia piena di paglia, lo posò nella mangiatoia. Il bue e l’asinello, si avvicinarono e riscaldarono Gesù col loro fiato.

Gesù soffriva molto, perché aveva freddo e perché la paglia lo pungeva, soffriva ma volentieri perché voleva salvare tutti gli uomini con le sue sofferenze.

Intanto gli angeli del Paradiso vennero a mille a mille intorno alla grotta di Gesù e, con soavissime voci cantavano così: Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà.

Fig. 3 - L’annuncio ai Pastori

Fig. 3 - L’annuncio ai Pastori

3 - L’annunzio dell’angelo ai pastori

I pastori stavano nei campi a guardare le pecorelle. Improvvisamente, un angelo del Paradiso, tutto splendente di luce, si presentò davanti ai pastori.

I pastori prima ebbero un po’ di paura; ma quando videro che era un angelo dei Signore, furono tanto contenti.

E l’angelo disse: Vi do una gran bella notizia, che riempirà di gioia il vostro cuore. È nato il Salvatore del mondo! Andate presto a trovarlo; Egli è là in una povera grotta. La sua Madre Santa l’ha fasciato e l’ha posto a ri­posare in una mangiatoia. Egli è il Signore, il Figlio di Dio; dal Paradiso è venuto sulla terra, è nato come un bambino, perché vuole salvare tutti gli uomini.

Appena l’angelo finì di parlare, tanti altri angeli vennero intorno a lui e cantavano con soavissime voci, dicendo: Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà.

E dopo un poco gli angeli disparvero e i canti non si sentivano più.

Allora i pastori, col cuore pieno di gioia per la notizia che avevano inteso, dissero subito: Andiamo a Betlem per vedere che cosa è avvenuto, come ci ha raccontato l’angelo. E subito partirono.

Fecero un bel tratto di strada ed arrivarono alla grotta dove era nato Gesù. Entrarono e videro Maria Santissima e San Giuseppe e il Bambino Gesù che giaceva nella mangiatoia, sopra la paglia.

Essi sapevano che quel bambino era il Figlio di Dio, come aveva detto l’angelo; perciò subito s’inginocchiarono davanti a lui e pregarono Maria Santissima che permettesse loro di baciargli i piedi.

Maria disse subito di sì ed i pastori, uno dopo l’altro, baciarono i piedi a Gesù Bambino e poi lasciarono a lui i loro regali: agnelletti, ricotte e frutta.

Gesù sorrideva amorosamente a quei pastori, dava a tutti la sua benedizione e li riempiva di grazie e di bontà.

I pastori promisero a Gesù di essere sempre buoni e ritornarono a casa col cuore pieno di gioia e raccontarono a tutti le meraviglie che avevano veduto.

Fig. 4 - La presentazione al Tempio

Fig. 4 - La presentazione al Tempio

4 - Circoncisione di Gesù e Purificazione di Maria Santissima

Nel paese dove nacque Gesù c’era un costume (perché anticamente così aveva comandato il Signore) che ad ogni bambino, otto giorni dopo che era nato, si doveva fare una piccola ferita rotonda nella carne e il bambino versava un po’ di sangue.

Questa cerimonia si chiamava circoncisione.

Anche al Bambino Gesù dunque, otto giorni dopo che era nato, si fece la circoncisione ed egli soffriva, perché la carne era ferita e versava sangue; ma soffriva volentieri per amor nostro. In quel giorno fu imposto al Bambino il nome Gesù, come aveva detto l’angelo a Maria.

Poco lontano dal paese di Betlem, dove era nato Gesù, c’era una città assai grande che si chiamava Gerusalemme. In questa città c’era un tempio (come sarebbe da noi una chiesa) dove tutti andavano a dire le orazioni e ad assistere alle sacre Funzioni.

Quaranta giorni dopo che Gesù era nato; Maria Santissima prese in braccio il S. Bambino e partì da Betlem per andare nella grande città di Gerusalemme. Essa voleva entrare nel tempio (ossia nella chiesa), voleva presentare il suo Bambino al Signore e poi voleva farsi benedire dal sacerdote.

Questa cerimonia si chiamava: purificazione.

Andò con lei San Giuseppe e portò in una gabbietta, due colombini per darli ai sacerdoti che li offrissero al Signore.

Arrivarono dunque a Gerusalemme e andarono subito al tempio. Sulla porta c’erano due sacerdoti (che tenevano un cappello fatto a due punte) e due giovani che tenevano le candele accese.

Maria Santissima stava per presentare il Bambinello Gesù ai sacerdoti, quando si fece avanti un vecchio con la barba bianca, che era tanto buono e voleva tanto bene al Signore e si chiamava Simeone. Egli non sapeva ancora che il Figlio di Dio era nato al mondo, ma quando vide quel Bambinello sulle braccia di Maria, capi subito che quello era il Figlio di Dio che era nato per salvare tutto il mondo. Allora pregò la Madonna Santissima che glielo desse un momentino. E quando l’ebbe sulle braccia, tutto contento disse: Signore, adesso fatemi morire in pace, perché ho visto il Salvatore del mondo e non desidero più altro.

C’era poi anche una santa vecchia, che si chiamava Anna ed era profetessa, cioè sapeva le cose dell’avvenire, perché il Signore gliele faceva sapere. Essa pure fu contentissima di vedere il Bambino Gesù e disse che quello era veramente il Salvatore del mondo e disse di lui le cose meravigliose che avrebbe fatto quando sarebbe stato grande.

Maria Santissima dunque presentò al Signore il suo Bambino ricevette la benedizione dal Sacerdote e poi, insieme con San Giuseppe ritornò a Betlem.

Fig. 5 - L’adorazione dei Re Magi

Fig. 5 - L’adorazione dei Re Magi

5 - I re Magi

In un paese molto lontano da Betlem c’erano tre re tanto buoni, che si chiamavano Magi. Una notte, guardando il cielo stellato, si accorsero che c’era una stella nuova e assai lucente.

Dissero subito: questa stella di certo significa che è nato al mondo il Salvatore. Andiamo a cercarlo.

E la stella stava dalla parte di Betlem, dove era nato Gesù.

I tre Magi prepararono cavalli e cammelli (i cammelli sono cavalli grandi che hanno due gobbe sul dorso). Prepararono anche molte ceste di roba per mangiare, perché dovevano fare un viaggio tanto lungo; e molti camerieri e scudieri dovevano accompagnarli. Presero poi i regali da portare a Gesù Bambino. E i regali erano tre: oro, incenso e mirra.

E partirono.

Fecero un viaggio lunghissimo e mentre camminavano la stella andava sempre avanti, come per insegnare la strada.

Prima di arrivare a Betlem, dove stava Gesù Bambino, passarono per la grande città di Gerusalemme.

Ma appena entrarono in città, la stella non si vide più. Allora domandarono alla gente: Sapete voi dove è nato il Salvatore dei mondo? Ma nessuno sapeva niente. Domandarono anche al re di Gerusalemme, che si chiamava Erode ed era tanto cattivo.

Erode disse che neppure lui sapeva niente, però chiamò tante persone che avevano studiato assai e domandò loro se sapevano in quale paese doveva nascere il Salvatore.

E quelli dissero: Abbiamo letto sui libri antichi che il Salvatore deve nascere nel paese di Betlem, ma se sia nato non lo sappiamo.

Erode dunque disse ai re Magi: Andate a Betlem, cercate questo bambino, che deve salvare il mondo e quando l’avrete trovato venite a dirmi dove sta, perché anch’io voglio adorarlo.

Erode però diceva una grossa bugia; perché egli era tanto cattivo e voleva sapere dove stava Gesù Bambino per farlo morire.

I re Magi partirono da Gerusalemme e appena uscirono dalla città, rividero nel cielo la bellissima stella, che insegnava la strada. Allora, tutti contenti, andarono verso quella parte dove stava la stella e finalmente questa si fermò proprio a Betlem dove stava Gesù Bambino.

Allora i Magi scesero dai loro cammelli, presero i regali che avevano portato e andarono ad offrirli a Gesù Bambino. Uno portava l’oro, un altro l’incenso e un altro la mirra.

S’inginocchiarono e s’inchinarono profondamente, pensando che quel Bambinello era il Figlio di Dio e il Salvatore del mondo.

Il Bambino Gesù sorrise amorosamente a questi buoni re Magi come per ringraziarli dei regali che gli avevano portato e li ricolmò di mille benedizioni.

Essi poi volevano ritornare ad Erode per insegnargli dove stava Gesù, perché non sapevano che Erode era un re cattivo, che voleva far morire il Santo Bambino. Ma mentre dormivano, venne un angelo dal Paradiso e disse ai Magi: Non ritornate ad Erode, ma per una altra strada ritornate ai vostri paesi.

Ed essi, ubbidienti alla voce dell’angelo, ritornarono ai loro paesi, senza passare più da Gerusalemme dove stava Erode.

Fig. 6 - La fuga in Egitto

Fig. 6 - La fuga in Egitto

6 - La fuga in Egitto

Dopo che erano partiti i Magi, il Signore mandò un angelo a San Giuseppe, di notte mentre dormiva. E l’angelo disse: Alzati subito, prendi il Bambino Gesù e, insieme con Maria sua Madre, fuggi in Egitto, perché quel re cattivo, che si chiama Erode, vuol farlo morire.

L’Egitto era un paese assai lontano da Betlem ed Erode non poteva comandare ai soldati dell’Egitto, perché là c’era un altro re. E così il Bambino Gesù sarebbe stato sicuro.

San Giuseppe dunque, appena intese le parole dell’angelo, si levò subito, svegliò la sua santa sposa Maria e le disse: L’angelo del Signore mi ha detto che dobbiamo fuggire, perché il re Erode cerca di far morire il Bambino Gesù.

Maria, al sentire che si cercava di far morire il suo carissimo Bambino, a cui voleva tutto il bene dell’anima sua, si levò subito, prese il Bambinello, se lo strinse forte forte al petto e lo baciò; Poi disse a S. Giuseppe: Fuggiamo, fuggiamo subito.

Intanto San Giuseppe aveva preparato un asinello, perché la strada da fare era lunghissima e la Madonna si sarebbe stancata troppo per arrivare in Egitto.

Maria Santissima dunque montò sull’asinello e sulle braccia teneva il Bambino Gesù. Però il cuore le batteva forte forte, perché temeva d’incontrare per la strada i soldati del re Erode, che andavano in cerca del Santo Bambino per ucciderlo.

San Giuseppe camminava a piedi e guidava l’asinello. E, mentre camminava, consolava la sua santa sposa, assicurandola che i soldati di Erode non sarebbero venuti.

Infatti quando fuggirono era notte e nessuno se ne accorse.

E dopo che ebbero fatto un lunghissimo viaggio, finalmente stavano per arrivare nell’Egitto. E San Giuseppe insegnava le case e le torri dei paesi d’Egitto, che si vedevano da lontano; e diceva: Qui i soldati di Erode non possono venire, perché ci comanda un altro re.

Allora Maria Santissima stringeva più forte al petto il suo caro Bambino e pensava: Finalmente il mio tesoro è in salvo… e copriva di baci e di carezze il suo Gesù!

 

Fig. 7 - La strage degli innocenti

Fig. 7 - La strage degli innocenti

7 - Strage degli Innocenti

Intanto Erode stava nel suo palazzo a Gerusalemme e aspettava che i Re Magi ritornassero a dirgli dove stava Gesù. Dopo che ebbe aspettato tanto, vedendo che i Magi non venivano, pensò: i Magi mi hanno burlato! Intanto questo Bambino, che è il Salvatore del mondo crescerà e quando sarà grande, tutti vorranno bene a lui e verrà qui al posto mio a fare da Re e io dovrò andarmene.

Erode voleva comandare sempre lui, e voleva ad ogni costo far morire il Bambino Gesù, perché temeva che gli togliesse il regno.

Ma egli non sapeva dove stava Gesù. C’e­rano tanti bambini piccoli che erano nati da po­co tempo, ma Erode non sapeva quale era il Salvatore.

 Allora pensò fra sé: Mi hanno detto che il Salvatore del mondo deve nascere a Betlem. Io dunque farò uccidere tutti i bambini di Betlem che hanno meno di due anni e così quel Bam­bino che dev’essere il Salvatore, morirà anche lui.

 Chiamò tanti soldati e diede loro il comando: Andate subito nel paese di Betlem e in tutte le campagne intorno, e quanti bambini troverete, che hanno meno di due anni, uccideteli tutti, senza pietà. Non abbiate compassione del pian­to delle madri; guai a voi se resterà vivo anche un solo bambino.

I soldati, armati di spade, andarono a Betlem, per le vie, per le piazze, dentro le case, nelle campagne, dappertutto, e dove trovavano un bam­bino piccolo che aveva meno di due anni, lo strappavano dalle braccia della mamma e con un colpo di spada lo uccidevano.

Le mamme gridavano e piangevano dispera­tamente, ma i soldati avevano il cuore duro e non si muovevano a pietà di nessuno.

Così i bambini che avevano meno di due an­ni furono uccisi tutti e non ce ne rimase vivo neppure uno. Se ci fosse stato Gesù Bambino, i soldati crudeli avrebbero ucciso anche lui.

Ma Gesù invece stava già lontano lontano, nei paesi dell’Egitto, ed Erode non lo sapeva e neppure i soldati lo sapevano.

Fig. 8 - Gesù disputa coi dottori del Tempio

Fig. 8 - Gesù disputa coi dottori del Tempio

8 - Gesù in mezzo ai dottori

Erano già più di sei anni da che il Bambino Gesù stava nei paesi dell’Egitto, quando il re Erode morì.

Allora una notte, mentre San Giuseppe dormiva, vide in sogno un angelo che gli disse: È morto quel re cattivo, che cercava di uccidere il bambino Gesù; puoi ritornare nel tuo paese, perché non c’è più nessun pericolo.

San Giuseppe si svegliò e disse a Maria Santissima quello che gli aveva detto l’angelo.

Maria, piena di gioia per questa notizia, prese il suo Gesù, che ormai era grandicello, perché aveva più di sei anni e, insieme con San Giuseppe partì.

Dopo un viaggio lunghissimo arrivarono a Nazaret e la Madonna con grande consolazione, rientrò nella sua modesta casetta.

Maria e Giuseppe, ogni anno, per le feste di Pasqua, andavano a Gerusalemme, per assistere alle Sacre Funzioni nel grande tempio del Signore. Gesù quando era piccolo non ci andava; ma poi quando ebbe compiuto dodici anni, incominciò ad andarci anche lui. E la prima volta che ci andò avvenne questo fatto.

Dopo che erano finite tutte le feste di Pasqua, Maria e Giuseppe si rimisero in cammino per ritornare a Nazaret. C’era tanta confusione di gente che Maria non trovava più Gesù, ma pensava: Gesù è tanto buono e giudizioso… certo starà con San Giuseppe o con qualche zio. San Giuseppe non stava insieme con Maria Santissima, ma stava un poco più avanti e camminava insieme con tutti gli altri uomini.

Però non vedendo Gesù, pensava: Di certo Gesù starà insieme con Maria.

E così camminarono tutti tranquilli per un bel tratto di strada. Gesù invece non era partito con tutti gli altri, ma era rimasto a Gerusalemme.

Dopo che ebbero camminato un’intera giornata, c’era meno confusione di gente. Maria Santissima allora cercò di Gesù in mezzo ai parenti e domandò a San Giuseppe, ma nessuno l’aveva visto e nessuno sapeva niente.

Figuriamoci la pena e l’angustia di Maria! Tutta addolorata, insieme con San Giuseppe, rifece la strada che aveva fatto e ritornò a Gerusalemme. A tutti quelli che incon-trava domandava: Avete visto un fanciullo di dodici anni, dai lunghi capelli biondi, bello come un angelo del Paradiso, vestito così e così?…

Ma nessuno l’aveva visto! ….

Gesù intanto stava nel tempio (che era come una grande chiesa) dove c’erano i sacerdoti ed altri uomini vecchi, che avevano studiato tanto e si chiamavano i dottori della legge.

Gesù dunque stava a parlare con questi bravi dottori e spiegava ad essi i libri antichi e parlava delle cose del Signore con tanta sapienza.

E quel vecchi dottori spalancavano gli occhi e la bocca e si facevano meraviglia dicendo: Ma come? Questo è un fanciullo di dodici anni, che non ha studiato, e ne sa più di noi, che siamo vecchi e abbiamo studiato tanto!

Essi non sapevano che Gesù era il figlio di Dio.

Intanto Maria e Giuseppe già per tre giorni avevano cercato Gesù e non lo avevano potuto trovare. Finalmente pensarono di andare a vedere se stava nel tempio e, appena entrati, lo videro che stava in mezzo ai dottori a parlare.

Maria s’intese tremare il cuore dalla gioia e gli occhi gli si riempirono di lacrime per la consolazione. Gesù, appena la vide, le andò incontro amorosamente e Maria lo baciò in fronte e poi gli disse: Figlio mio, perché ci hai fatto così? tuo padre ed io ti abbiamo cercato tanto!

E Gesù rispose: E perché mi avete cercato? Non sapevate che io devo pensare alle cose dei padre mio? E voleva intendere che egli doveva spiegare ai dottori e a tutti gli uomini le cose della salvezza dell’anima, come voleva il suo Eterno Padre.

Poi Gesù ritornò a Nazaret insieme con Maria e Giuseppe. E aiutava San Giuseppe nei lavori di falegname, faceva i servizi a Maria ed era ad essi obbedientissimo.

E così visse fino all’età di trent’anni.

Fig. 9 - Battesimo di Gesù

Fig. 9 - Battesimo di Gesù

9 - Battesimo di Gesù

Quando Gesù aveva 30 anni, un giorno disse alla sua Santissima Madre: Madre mia, adesso è tempo che io vada a predicare per insegnare a tutti gli uomini ad essere buoni: questa è la volontà del mio Eterno Padre.

Maria intese un gran dispiacere nel pensare che Gesù non poteva stare più sempre con lei, ma si rassegnò subito, perché quella era la volontà del Signore.

Gesù salutò amorosamente Maria Santissima e lasciò la sua cara casetta per andare a predicare.

Intanto San Giovanni Battista stava già a predicare prima di Gesù e diceva a tutti: Preparatevi, perché il Salvatore del mondo sta per venire. Fate penitenza, preparate il vostro cuore.

E tanta gente ascoltava Giovanni Battista, perché era un uomo santo, che faceva molta penitenza e battezzava la gente per farla diventar buona e per farla preparare alla venuta di Gesù.

Un giorno dunque Gesù andò da San Giovanni Battista; ma appena San Giovanni lo vide da lontano, lasciò di predicare e disse subito a tutti: Ecco l’Agnello di Dio, ecco colui che toglie i peccati del mondo.

E voleva dire che Gesù era veramente il Salvatore del mondo e ormai tutti dovevano ascoltare le sue prediche per diventare buoni.

Intanto Gesù si avvicinò a San Giovanni e gli disse: Desidero anch’io di essere battezzato da te.

Ma San Giovanni rispose: Signore, io non son degno di battezzare voi. Anzi voi, che siete il Figlio di Dio, dovete battezzare me.

E Gesù soggiunse: Giovanni, adesso tu devi battezzarmi.

Allora San Giovanni ubbidì al Signore e lo battezzò. Gesù stava coi piedi dentro l’acqua del fiume Giordano e San Giovanni versò l’acqua sul capo di lui.

Appena Gesù usci fuori dall’acqua, si vide lo Spirito Santo che apparve come una colomba e si fermò sopra Gesù, e s’intese la voce dell’Eterno Padre, che diceva: Questo è il mio Figlio diletto nel quale mi sono compiaciuto. Dopo un poco Gesù andò via. E San Giovanni continuava a dire a tutta la gente: Gesù è veramente il Figlio di Dio, che è venuto a salvare il mondo. Non avete visto? Lo Spirito Santo è disceso sopra di lui in forma di colomba. E non avete inteso la voce dell’Eterno Padre, che ha detto: questo è il figlio mio? Dunque adesso andate tutti da lui, ascoltate le sue prediche e fate tutto quello che egli vi dirà per diventar buoni e salvarvi l’anima.

Fig. 10 - Le nozze di Canaan

Fig. 10 - Le nozze di Canaan

10 - Le nozze di Canaan

Fra quelli che erano stati alle prediche di San Giovanni Battista c’era un uomo tanto buono, che si chiamava Andrea e faceva il pescatore.

Appena senti dire da San Giovanni Battista che Gesù era il Salvatore dei mondo, corse subito dal suo fratello, che si chiamava Simone, e gli disse: Lo sai? Ho trovato il Signore, il Salvatore del mondo; vieni a vederlo.

Simone, tutto contento, insieme col suo fratello, andò dove stava Gesù, perché voleva ascoltare le sue prediche e voleva imparare ad essere buono. E quei due fratelli erano tanto contenti di stare con Gesù, che non lo volevano più lasciare. Il giorno appresso poi il Signore incontrò un’altro uomo assai buono, che si chiamava Filippo e gli disse: Vieni con me.

Così erano già tre che stavano quasi sempre col Signore e lo accompagnavano quando andava a predicare. Ma poi Gesù ne chiamò altri nove, e così in tutti furono dodici, che stavano quasi sempre con lui, e Gesù li chiamava: i suoi Apostoli.

Erano dunque i primi giorni che Gesù andava a predicare, quando passò per un paese che si chiamava Canaan. Quel giorno c’era a Canaan uno sposalizio e si faceva un gran pranzo con tanti invitati.

Gli sposi pensarono di invitare al pranzo anche Gesù e la sua Madre Santissima. Gesù accettò l’invito e andò al pranzo con Maria e con alcuni dei suoi Apostoli.

Ma intanto che stavano a pranzo, Maria si accorse che i camerieri non avevano più vino per darlo agli invitati; sicché gli sposi erano diventati rossi per la vergogna, perché facevano una gran brutta figura con tutte le persone che stavano a pranzo.

Allora Maria disse subito a Gesù: Questa gente non ha più vino; come per dire: bisognerebbe fare un miracolo. Gesù le rispose che non era ancora venuto il tempo di fare miracoli.

Però Maria insisté tanto amorosamente, che Gesù, per il gran bene che voleva alla Madre sua, fece capire che avrebbe fatto il miracolo.

E Maria disse subito ai camerieri: Fate tutto quello che vi dirà Gesù.

Gesù vedendo che c’erano da una parte sei brocche tanto grandi (che si chiamavano idrie) che contenevano più di un barile ciascuna, disse ai camerieri: Riempite di acqua queste brocche.

I camerieri ubbidirono subito.

E Gesù soggiunse: adesso portate a tavola.

I camerieri guardarono nelle brocche e si accorsero che l’acqua era diventata tutto vino; l’assaggiarono e intesero che era squisito. Tutti contenti lo portarono a tavola e gli invitati si rallegrarono con gli sposi per la bontà di quel vino.

Da principio nessuno sapeva, e neppure gli sposi, da che parte era venuto quel vino tanto buono. Ma quando i camerieri dissero che Gesù aveva fatto quel gran miracolo, tutti lo ringraziarono e capirono che veramente egli era il Salvatore del mondo.

Questo fu il primo miracolo che fece Gesù.

Fig. 11 - Il discorso del monte - le beatitudini

Fig. 11 - Il discorso del monte - le beatitudini

11 - Le prediche di Gesù

Appena il Signore incominciò a predicare, tanta gente andava ad ascoltarlo, perché Egli diceva tante belle cose per insegnare a tutti la strada del Paradiso.

Tante volte andava a predicare nel tempio di Gerusalemme o nelle Sinagoghe (che erano una specie di chiese, dove i sacerdoti spiegavano la legge di Dio); altre volte poi predicava anche per la strada e, se si trovava in campagna, si fermava sotto un albero o sopra un monticello e predicava. Qualche volta poi, quando si trovava vicino al lago di Genezaret, saliva sulla barca di San Pietro o di qualche altro Apostolo e di lì predicava a tutta la gente, che stava sulla riva.

E tutti si meravigliavano delle sue bellissime prediche e dicevano: Veramente Egli è il Figlio di Dio e il Salvatore del mondo.

Un giorno si trovava in campagna e c’era tanta gente che voleva ascoltare la sua predica; però quelli che stavano più lontano non potevano vederlo e non potevano sentire la sua voce.

Allora Gesù salì sopra un monticello, e così tutti lo vedevano e sentivano la sua voce. Si mise a sedere sopra un sasso e gli Apostoli stavano vicino a lui.

E Gesù diceva così

«Beati quelli che hanno il cuore puro, perché essi vedranno Iddio.

Se le persone cattive vi odieranno e vi faranno del male, non vi sgomentate; avrete un premio grande nel Cielo.

Vogliate bene a tutti e perdonate sempre a chi vi fa del male.

Se voi non perdonate agli altri, Iddio non perdonerà a voi i vostri peccati.

Quando fate elemosina non vi fate vedere dalle persone del mondo, perché Iddio vedrà le vostre elemosine e ve ne darà un premio grande in Paradiso.

Quando dovete pregare, dite così: “Padre nostro, che sei nei Cieli, sia santificato il nome tuo. Venga il tuo regno; sia fatta la tua volontà, come in cielo, così in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano e rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori. E non ci indurre in tentazione, ma liberaci dal male. Così sia”.

Non state troppo in pensiero per il mangiare, per il bere per il vestire. Guardate gli uccelletti. Chi pensa a dare ad essi da mangiare? Iddio. Guardate i gigli. Chi pensa a farli crescere così belli? Iddio.

Dunque Iddio penserà anche a voi, perché Egli è padre amorosissimo e vi ama come figli.

Procurate di essere buoni e di ubbidire alla legge del Signore e il Signore non vi farà mancare mai quanto vi abbisogna per mangiare, per bere e per vestirvi».

E quel giorno la predica di Gesù fu assai lunga. Ma la gente non si stancava mai di ascoltarlo, perché diceva tante belle cose, che nessuno aveva mai detto al mondo.

Fig. 12 - La parabola del buon Samaritano

Fig. 12 - La parabola del buon Samaritano

12 - Il buon Samaritano

Ad ascoltare le prediche di Gesù andavano persone di ogni genere: uomini, donne, giovani, vecchi, ricchi, poveri, persone istruite e persone ignoranti. Il Signore dunque per far capire bene le sue prediche anche alle persone che avevano studiato poco e ai fanciulli, raccontava spesso dei bellissimi fatti, che non erano fatti accaduti proprio davvero; erano fatti che li inventava Gesù per far capire meglio le sue prediche. Questi racconti si chiamano parabole.

Noi qui ne narreremo alcuni soltanto, ma Gesù ne disse tanti di questi bei racconti

Un giorno dunque il Signore aveva fatto una predica per insegnare a voler bene a tutti e, per far capire meglio, disse questo racconto.

Un uomo veniva dalla città di Gerusalemme e andava nella città di Gerico. Mentre viaggiava incontrò i ladri, i quali gli andarono addosso, gli tolsero tutti i danari che aveva e i bagagli; gli levarono di dosso anche il vestito, poi gli fecero tante ferite e scapparono.

Quel povero uomo rimase per terra in mezzo alla strada; dalle ferite gli usciva tanto sangue e stava per morire.

Dopo un poco passò di lì un sacerdote ebreo; vide quell’uomo tutto insanguinato e non ebbe compassione. Tirò avanti per la sua strada.

Un poco più tardi passò un levita (uno di quegli uomini che aiutavano i sacerdoti nelle Funzioni del tempio). Anche questo guardò quell’uomo mezzo morto, ma non ebbe compassione e tirò avanti per la sua strada.

Più tardi passò un Samaritano, che era un nemico di quello che stava per terra mezzo morto.

Il Samaritano stava a cavallo e, vedendo quel poveretto in mezzo alla strada tutto insanguinato, pensò: Veramente costui è un mio nemico e non mi vuol bene; gli abitanti del mio paese sono stati sempre in discordia e hanno fatto guerra contro gli abitanti del paese di questo uomo che è ferito… ma, poveretto, adesso egli soffre tanto, sta per morire, non lo posso abbandonare.

Ebbe tanta compassione che scese da cavallo, si avvicinò a quell’uomo mezzo morto, gli ripulì tutte le ferite e ci mise sopra vino e olio e poi lo fasciò bene bene.

E dopo che l’ebbe fasciato, lo prese sulle braccia e lo mise sul suo cavallo, e lui camminò a piedi, finché arrivò in un paese dove c’era un albergo. Tiro giù dal cavallo il povero ferito e lo adagiò sopra un letto. Poi disse all’albergatore: Chiamate il medico, fatelo curare con premura, perché si guarisca presto, e quanto ci sarà da spendere pagherò tutto io.

Questo bel fatto raccontava Gesù nella sua predica e poi diceva a tutta la gente che l’ascoltava: Avete inteso che cosa ha fatto quel buon Samaritano? Ha voluto tanto bene a quell’uomo ferito, benché quello era suo nemico… Anche voi dovete far lo stesso. Vogliate bene a tutti, amate i vostri nemici, fate del bene anche a quelli che vi fanno del male.

Fig. 13 - La parabola del figliol prodigo

Fig. 13 - La parabola del figliol prodigo

13 - Il figliolo prodigo

Un giorno Gesù predicava e diceva che il Signore è buono come un padre amorosissimo. Per far capire meglio questa cosa raccontò un bel fatto (ossia una parabola). E disse così:

«Un padre assai vecchio aveva due figli giovinotti, ai quali voleva un gran bene. Il più giovane disse un giorno al padre: Babbo, datemi la parte dell’eredità che m’appartiene, ché io voglio andar via da casa.

Il povero padre rimase addoloratissimo e disse: Figlio mio, e perché vuoi andar lontano da me? Troverai tanti pericoli… Io sono vecchio e morirò senza poterti rivedere!… Qui in casa non ti manca niente, perché Iddio ci ha dato tante ricchezze. Qui hai camerieri che ti servono, hai per mangiare, per bere, per vestirti, tutto quello che desideri. Lontano dalla casa tua e lontano dal padre tuo che cosa potrai trovare di meglio? Non partire, figlio mio, non partire! io ne morirò di dolore!

Il figlio però non ascoltò le parole amorose del padre. Prese tutta la parte della sua eredità; tanti denari e vestiti e roba da mangiare,… e partì.

Fece un viaggio lunghissimo e andò in paesi lontani lontani. Spendeva tanto denaro e faceva gran pranzi e cene e feste da ballo e invitava amici e giovanette a ballare, e faceva tanti peccati. Non pensava più al Signore, non diceva più le orazioni, non pensava più al padre suo. Stava sulla strada dell’Inferno.

Però, dopo un po’ di tempo, i soldi, che aveva portato da casa, li aveva finiti tutti; e poi nel paese dove egli stava le stagioni andavano tanto male, che non si trovava neppure il pane a comperare e tutti soffrivano la fame.

Allora il disgraziato giovane andò a cercare lavoro per guadagnarsi qualche soldo. Un uomo molto ricco lo prese a servizio e lo mandò nella sua campagna a guardare i porci!

Mentre stava a guardare i porci, aveva tanta fame, che gli veniva voglia di mangiare le ghiande che mangiavano i porci! Era diventato tanto magro e stecchito che gli si vedevano tutte le ossa, e il vestito era tutto stracciato.

Un giorno però, mentre stava a sedere sopra un sasso pensava: Quanto sono infelice! Quanto ho fatto male a lasciare la casa mia e il babbo mio! Qui sto per morir di fame e a casa mia potrei star tanto bene!… E gli veniva da piangere.

E dopo un poco pensò: Voglio ritornare dal babbo mio! E vero che sono stato troppo cattivo, ma… il mio babbo è tanto buono. Io mi metterò in ginocchio davanti a lui gli domanderò perdono delle mie cattiverie ed egli certo mi perdonerà!…

E subito si alzò, prese il bastone, perché era tanto debole, e si mise in viaggio. Fece una strada lunghissima… Era tanto stanco e aveva tanta fame che quasi non si reggeva più in piedi. Finalmente vide da lontano la sua casa e il cuore gli batteva forte forte e pensava: mi perdonerà il babbo mio?

Intanto il povero padre, dal giorno che il figlio era partito, non aveva più avuto un momento di pace… Piangeva sempre e pensava al suo figlio lontano. Spesso poi andava sulla terrazza della casa e guardava lontano lontano, sospirava e pensava: Ah! se ritornasse il figlio mio!

Ed ecco che finalmente un giorno vide da lontano il figlio suo. Scese presto le scale, e uscì da casa e, benché era vecchio, correva per andare incontro al figlio, che camminava piano piano, sfinito dalla stanchezza e dalla fame.

E quando il figlio fu vicino al padre, si gettò in ginocchio e, piangendo, esclamò: Babbo mio, perdono! non sono più degno di essere chiamato vostro figlio!…

Ma il padre lo fece subito rialzare e lo abbracciò amorosamente, piangendo per la consolazione, e diceva: Figlio mio, figlio mio!… sei sempre il mio carissimo figlio!

Appena entrati a casa, il padre chiamò i servi e disse: Portate subito un vestito nuovo per il figlio mio; portate qui un paio di sandali nuovi e metteteglieli ai piedi; datemi un anello d’oro per metterglielo al dito. E poi, presto, preparate un gran pranzo, invitate parenti ed amici e facciamo gran festa. Ecco il figlio mio: era come morto ed è risuscitato, era come perduto e l’ho ritrovato.

Questo bel fatto raccontava Gesù per far comprendere che Iddio è buono come quel padre amoroso, che perdonò al figlio suo.

Fig. 14 - La parabola del ricco Epulone e del povero Lazzaro

Fig. 14 - La parabola del ricco Epulone
e del povero Lazzaro

14 - Il ricco Epulone e il povero Lazzaro

Gesù un giorno predicava e diceva che quelli che sono buoni andranno in Paradiso, quelli che sono cattivi andranno all’Inferno. E per far capire meglio che c’è il Paradiso e l’Inferno raccontava questo fatto.

Un uomo che si chiamava Epulone, era tanto ricco, aveva un bellissimo palazzo con poltrone e sofà di velluto e di seta, con cornici dorate e splendide pitture. I suoi vestiti erano sempre di seta; faceva pranzi, cene e feste da ballo; a mensa adoperava piatti d’argento e mangiava cibi squisiti e dolci in gran quantità, e beveva vini e liquori di ogni genere.

Sulla porta dei palazzo di questo ricco signore, stava, a sedere per terra, un poveretto che si chiamava Lazzaro e camminava con le stampelle. Aveva tutto il corpo ricoperto di piaghe e i cani gliele leccavano, perché nessuno pensava a medicarlo e a fasciarlo.

Questo poveretto aveva fame e domandava ai servi che gli dessero qualche cosa e diceva: Io mi contento delle mollichelle di pane che cadono per terra, quando pranza questo ricco signore.

Ma i servi dissero di no, perché il padrone non voleva.

Però dopo qualche tempo, il povero Lazzaro morì e andò subito in Paradiso a godere insieme col Padre Abramo, che era un gran santo.

E poi morì anche il ricco Epulone e andò in mezzo alle fiamme dell’Inferno. Le fiamme lo scottavano da ogni parte e soffriva tanto. E, mentre stava in mezzo al fuoco, vedeva lassù lontano lontano, quel povero Lazzaro, che prima stava sulla porta del suo palazzo, e adesso invece stava col padre Abramo a godere immensamente nella gloria del Paradiso.

Allora il ricco Epulone in mezzo alle fiamme gridava forte: Padre Abramo, fatemi una grazia. Dite a Lazzaro che intinga la punta del suo dito nell’acqua e ne faccia cadere una goccia sulla mia lingua, perché io mi sento andare a fuoco.

E Abramo rispose: No; questo non si può fare. Tu hai goduto tanto quando stavi al mondo, hai mangiato bevuto e ballato e sei stato tanto cattivo e hai fatto tanti peccati; adesso devi soffrire per tutta l’eternità. Il povero Lazzaro invece ha sofferto tanto quando stava al mondo ed è stato sempre buono; adesso deve godere tanta gioia, qui in Paradiso, per sempre.

Ma il ricco Epulone, in mezzo alle fiamme dell’Inferno, gridava ancora e diceva al Padre Abramo: Padre Abramo, almeno concedetemi un’altra grazia. Io, quando sono morto, ho lasciato cinque fratelli. Essi sono cattivi, come sono stato cattivo io e non pensano che c’è l’Inferno. Quando morranno verranno anche essi qui in mezzo alle fiamme! Per carità, Padre Abramo, fatemi questa grazia: Mandate un momento Lazzaro al mondo, ad avvisare i miei fratelli e a dir loro che si ricordino che c’è l’Inferno! che diventino buoni per non venire qui in mezzo alle fiamme per sempre.

E il Padre Abramo rispose: No, neppure questo è necessario. I tuoi fratelli lo devono sapere che c’e l’Inferno, perché lo hanno detto i Profeti e i Sacerdoti, che il Signore ha mandato sulla terra. E se i tuoi fratelli non hanno creduto ai Profeti e ai Sacerdoti, non crederanno neppure se risorgerà un morto per dire che c’è l’Inferno.

Questo fatto (ossia parabola) lo raccontava Gesù per far comprendere che dopo questa vita c’è veramente il Paradiso per quelli che sono stati buoni e c’è l’Inferno per quelli che sono stati cattivi. Lo dobbiamo credere perché l’ha detto Gesù e perché lo dice il Papa, lo dicono i Vescovi, lo dicono i Sacerdoti che sono stati mandati da Dio.

Fig. 15 - La guarigione del paralitico

15 - Guarigione dei paralitico

Un giorno Gesù era arrivato in un paese che si chiamava Cafarnao. Appena si sparse la notizia, una gran folla accorse nella casa dove stava Gesù, per ascoltare la sua santa parola.

In un momento la casa si era riempita di tanta gente, che non v’era più posto; e tanti e tanti si spingevano davanti alla porta per entrare, ma non era più possibile, perché la casa era piena di gente.

Gesù incominciò a predicare, ma quelli che stavano fuori della porta non sentivano quasi niente.

Intanto arrivarono certi uomini, che portavano sopra un lettuccio un povero paralitico, che non poteva camminare e tremava tutto. Era già malato da tanto tempo e non c’era rimedio pel suo male.

Quegli uomini però non erano venuti per ascoltar la predica di Gesù, ma per presentargli quel povero malato e farlo guarire. Avevano inteso dire che Gesù faceva tanti miracoli e guariva tutti i malati, e così pensarono: guarirà di certo anche questo povero paralitico.

Quegli uomini arrivarono sulla porta di casa dove stava Gesù e videro tutta quella gente, che si spingeva per sentire la predica. Posarono un momento il lettuccio per terra e poi dissero a quelli che stavano sulla porta: Per piacere, fateci passare, vogliamo portare a Gesù questo povero malato per farlo guarire.

Ma si!… quella gente era tanto desiderosa di sentire la predica di Gesù, che nessuno si mosse; anzi si spingevano più avanti per sentire meglio.

Allora quei quattro uomini che fecero?

Con una scala salirono sul tetto della casa; con le corde tirarono su il povero malato sul suo materassetto; e poi scoperchiarono il tetto proprio sopra la camera dove stava Gesù a predicare.

Quando la gente, che stava a sentire la predica, vide scoprire il tetto, incominciò a gridare: Ma che fate? che fate? E anche Gesù sollevò lo sguardo verso quegli uomini, come per dire: Ma che volete?

E quegli uomini risposero: Abbiate pazienza un momento. Intanto avevano legato bene il materasso con le corde e, piano piano, incominciarono a calare giù il povero paralitico.

Il Signore lasciò di predicare e tutti guardavano in alto. Finalmente il materasso toccò per terra e il paralitico tremava tutto e non poteva parlare.

Gesù però sapeva bene che cosa voleva e pensò di premiare la carità di quegli uomini, che avevano faticato tanto per portare davanti a lui quell’infermo.

Disse dunque al paralitico: Figliolo, fatti coraggio. Ti perdono tutti i peccati.

Il povero infermo però ancora tremava e guardava Gesù, come per dire: Signore, vi ringrazio tanto che mi avete perdonato i peccati, però adesso vorrei che mi guariste da questa brutta malattia.

Intanto da una parte c’erano alcuni cattivi farisei, i quali non volevano credere che Gesù era il figlio di Dio, e pensavano fra loro: Soltanto Iddio può perdonare i peccati; Gesù non è il figlio di Dio, dunque non può perdonare i peccati.

Gesù però sapeva tutto e conosceva anche i pensieri delle persone. Disse dunque subito a quei maligni i farisei: Voi state a pensare che io non sono il Figlio di Dio? Ebbene state a vedere.

Si voltò verso il paralitico e gli disse: Alzati subito, prendi su il tuo lettuccio e va a casa.

Quel poveretto era malato da tanto tempo e non poteva camminare, perché tremava tutto. Però appena il Signore gli disse: alzati su, s’intese tutto guarito e forte e non tremava più. Si alzò subito, prese il suo lettuccio sulle spalle, ringraziò tanto il Signore e andò di corsa a casa a fare gran festa.

Così quei maligni farisei rimasero svergognati, e tutte le altre persone dissero: Veramente Gesù è il Figlio di Dio.

Ma i farisei non ci volevano ancora credere, perché avevano un cuore duro e maligno.

Fig. 16 - La risurrezione del figlio della vedova di Naim

Fig. 16 - La risurrezione 
del figlio della vedova di Naim

16 - Il figlio della vedova di Naim

Un giorno Gesù andava a predicare in un paese che si chiamava Naim.

Prima però di arrivare, proprio fuori della porta del paese, vide che veniva avanti tanta gente come in processione. Portavano a seppellire un povero giovanetto, che era morto. Andava avanti un fanciulletto che portava i fiori, poi venivano quelli che portavano la bara e appresso alcuni uomini con le fiaccole accese.

Il giovanetto morto l’avevano messo sopra la bara senza cassa, perché così era il costume di quei paesi; l’avevano vestito tutto di bianco e gli avevano messo una corona di fiori sul capo. Poi l’avevano ricoperto con un lenzuolo.

Era il figlio di una povera donna, a cui era morto il marito e aveva questo figlio solo, che era tutta la sua consolazione.

Quella povera donna dunque era rimasta sola e aveva il cuore straziato dal dolore. Appena morto il figlio, aveva incominciato a piangere tanto tanto e non poteva consolarsi.

Quando poi gli uomini presero su la bara per portare a seppellire il giovanetto, la madre non poté restare a casa e andò appresso alla bara piangendo tanto forte che faceva pietà.

E diceva: Ah! figlio mio! come farò io a vivere senza di te? Sono sola al mondo e non c’è più nessuno che mi possa consolare! Figlio mio! figlio mio!

Gesù al vedere quella povera donna, che piangeva tanto e al sentire le sue dolorose esclamazioni, ebbe compassione di lei, le si avvicinò e, con voce amorevole, le disse: Non piangere.

Poi si accostò alla bara, fece fermare quelli che la portavano e disse forte al giovanetto: Te lo dico io: risorgi!

E il giovanetto subito si alzò a sedere sulla bara, e tirò giù il lenzuolo dal viso e, tutto sorridente, incominciò a parlare.

Gesù l’aveva fatto risuscitare.

Allora Gesù fece scendere il giovanetto dalla bara e disse alla madre di lui: Fatti coraggio, non piangere più. Eccoti il tuo figlio risuscitato.

Quella povera donna credeva di sognare! Abbracciò forte forte il figlio e lo copri di baci, e poi, insieme col figlio, s’inginocchiò davanti a Gesù per ringraziarlo. Gli voleva dire tante cose, ma non poteva parlare per la grande commozione, e mentre prima, piangeva di dolore, adesso piangeva di contentezza.

Gesù però diede a lei e al figlio la sua benedizione e li mandò a casa felici e contenti.

Tutta la gente, che aveva visto questo gran miracolo, ammirava la potenza e la bontà del Signore e diceva: Veramente Gesù è il figlio di Dio e il Salvatore del mondo.

Fig. 17 - Il pentimento della Maddalena

Fig. 17 - Il pentimento della Maddalena

17 - Maria Maddalena

I farisei avevano un cuore assai cattivo e non c’era verso che si convertissero. Però Gesù voleva salvare anche essi e cercava tutte le strade per farli diventare buoni.

Un giorno un fariseo, che si chiamava Simone, fingendo di essere buono, invitò il Signore a pranzo in casa sua. Si meritava che Gesù gli dicesse che non ci voleva andare; ma invece Gesù accettò l’invito perché aveva intenzione di fare qualche buona predica a lui e agli altri che erano invitati.

E così Gesù andò a pranzo nella casa del fariseo.

Ma mentre stavano tutti a tavola entrò improvvisamente una donna, che si mise in ginocchio davanti a Gesù e incominciò a piangere dirottamente.

Poi abbassò la testa sui piedi di Gesù e incominciò a baciarli; e piangeva tanto che le sue lacrime cadevano sui piedi di Gesù, che non portava le scarpe, ma solo i sandali (perché a quel tempo le scarpe non le portava nessuno).

Così con le sue lacrime bagnava i piedi del Signore e poi li asciugava, coi capelli.

Aveva portato anche un barattoletto di unguento profumato col quale ungeva i piedi del Signore per far capire quanto gli voleva bene.

Quella donna si chiamava Maria Maddalena. Era stata tanto cattiva e aveva fatto tanti peccati brutti, sicché tutto il paese diceva male di lei.

Però quando intese dire che era venuto Gesù, il Salvatore del mondo, e che stava a pranzo in quella casa, s’intese nel cuore un gran desiderio di andargli a domandar perdono di tutti i peccati che aveva fatto, per incominciare ad essere buona davvero.

E infatti andò e pianse tanto tanto, per dimostrare al Signore che si pentiva dei suoi peccati e che voleva diventar buona.

Intanto però che Maria Maddalena piangeva e baciava i piedi di Gesù, Simone, il fariseo che aveva invitato a pranzo il Signore, pensava: Si vede bene che Gesù non è il figlio di Dio, perché altrimenti saprebbe quanto è cattiva questa donna e non si lascerebbe toccare da essa.

Ma Gesù invece sapeva tutto e sapeva anche quello che pensava Simone, e così gli disse: Simone, io so che questa donna è stata tanto cattiva, però vedo che si pente del male che ha fatto e mi vuole molto bene, perciò io le perdono tutti i suoi peccati.

Poi disse a Maria Maddalena: Ti perdono tutti i peccati. La tua fede ti ha salvata, va in pace.

E Maria Maddalena andò via tutta contenta e poi fu sempre buona e volle sempre bene al Signore.

Fig. 18 -La tempesta sul lago

Fig. 18 -La tempesta sul lago

18 - La tempesta calmata

Nei paesi dove predicava Gesù c’era un lago grande, che si chiamava lago di Genezaret, e il Signore per andare a predicare nei paesi che stavano dall’altra parte del lago, doveva certe volte viaggiare sulla barca. Spesso andava sulla barca di San Pietro, che era pescatore, o su qualche altra barca.

Una sera dunque disse agli Apostoli: Prendete una barca e andiamo dall’altra parte del lago, perché anche in quel paesi c’è tanta gente che deve diventare buona e voglio andare a predicare anche ad essi.

Salirono tutti sulla barca, Gesù e gli Apostoli. Gesù era molto stanco, perché aveva predicato tutta la giornata. Gli Apostoli se ne accorsero e gli dissero: Signore, riposatevi un poco e dormite, ché noi intanto manderemo avanti la barca fino all’altra riva. Ci vorrà qualche ora e voi potrete dormire tranquillamente.

Gli Apostoli fecero, coi loro mantelli, una specie di cuscino a Gesù e il Signore ci si appoggiò sopra e si addormentò.

Intanto gli Apostoli mandavano avanti la barca coi remi ed erano arrivati un pezzo avanti dove l’acqua era molto alta.

All’improvviso incominciò a soffiare un vento tanto forte che le onde entravano dentro la barca e c’era pericolo di andare a fondo.

Allora gli Apostoli tutti spaventati, si avvicinarono al Signore e gridarono forte: Signore, Signore, presto svegliatevi, perché la barca si empie d’acqua e andiamo tutti a fondo.

Gesù apri gli occhi e rispose: Ma di che cosa avete paura, uomini di poca fede?

Poi si alzò diritto sulla barca e sgridò al vento e comandò all’acqua di star ferma. E subito il vento cessò e l’acqua stava ferma ferma.

Gli Apostoli che tremavano ancora dalla paura, si misero in ginocchio davanti a Gesù e lo ringraziarono. E intanto pensavano: Di certo Gesù è il figlio di Dio, perché anche il vento e il mare gli ubbidiscono.

Ma essi avevano fatto male ad aver tanta paura, perché Gesù, benché dormiva, sapeva tutto e di certo non avrebbe dato il permesso al vento e all’acqua di mandare a fondo la barca dove stava lui!

Fig. 19 - La moltiplicazione del pane e dei pesci

Fig. 19 - La moltiplicazione del pane e dei pesci

19 - Moltiplicazione dei pani e dei pesci

Un giorno si era adunata intorno a Gesù tanta gente e avevano portato a lui tanti ammalati, perché li guarisse. E Gesù li guarì tutti e poi salì sopra un monticello per far sentir meglio la sua voce.

E fece una bellissima predica.

Quella gente sarebbe stata col Signore giorno e notte, perché predicava tanto bene e perché faceva tanti miracoli per guarire tutti gli ammalati.

Quel giorno dunque stava già per tramontare il sole e nessuno pensava ad andare a casa; e alcuni poi erano venuti da paesi lontani per ascoltare le prediche di Gesù.

Allora gli Apostoli dissero a Gesù: Signore, dite a tutta questa gente che incominci ad andare a casa, che è tardi; o che vadano nei paesi vicini a comperarsi da mangiare, perché avranno fame.

E Gesù rispose: Non è necessario che tutta questa gente vada via. Date voi da mangiare a tutti.

E gli Apostoli, meravigliati, dissero: Signore e come si può dar da mangiare a tanta gente? Saranno più di cinquemila soltanto gli uomini e poi ci sono tutte le donne e i fanciulli. Non basterebbero seicento lire di pane per darne un pezzettino per ciascuno.

Ma Gesù disse: Quanto pane avete? Sant’Andrea rispose: Signore, qui c’è un ragazzo che porta un canestrino con cinque pagnottelle e due pesci. Ma con tanta gente che ci facciamo?

E Gesù disse ancora: Datemi queste pagnottelle e questi pesci e poi dite a tutta la gente che si mettano a sedere sull’erba, in gruppi di cinquanta o di cento persone, tutti in circolo.

Gli Apostoli dunque andarono subito in mezzo alla gente e dicevano: A sedere, a sedere! tutti sull’erba in circoli di cinquanta o di cento persone.

E tutti ubbidirono.

Gesù prese in mano le cinque pagnottelle e i due pesci, sollevò gli occhi al cielo e diede una benedizione a quella roba.

Poi diede agli Apostoli il pane e i pesci e disse: Distribuiteli a tutta la gente.

Gli Apostoli incominciarono a dare pane e pesci a tutti, quanto ne volevano; e più ne davano e più ce n’era. Pane e pesci non finivano mai.

E così tutte quelle migliaia di persone mangiarono pane e pesce, che il Signore aveva fatto crescere per miracolo.

Dopo che tutti ebbero mangiato, Gesù disse agli Apostoli: Raccogliete gli avanzi, perché niente vada a male.

Gli Apostoli raccolsero dodici canestri di avanzi! Vedendo questo gran miracolo, tutta quella gente disse: Veramente questo è il Salvatore del mondo.

Fig. 20 - La confessione di S. Pietro

Fig. 20 - La confessione di S. Pietro

20 - San Pietro primo Papa

Gesù faceva tanti miracoli, faceva tante prediche bellissime; tutti dunque dovevano capire che Egli era veramente il Figlio di Dio e il Salvatore del mondo.

Invece tanta gente ancora non ci credeva.

Il Signore domandò un giorno agli Apostoli: La gente che cosa dice di me? chi credono che io sia?

Risposero gli Apostoli: Signore, tanti dicono che voi siete un morto risuscitato! uno di quegli uomini santi e profeti, che vivevano tanti anni fa, come Elia, Geremia, Giovanni Battista.

E Gesù soggiunse: Ma voi, che siete miei Apostoli, che cosa pensate di me? Chi vi credete che io sia? Forse anche voi pensate che io sia uno dei profeti antichi risuscitato?

Allora si fece avanti San Pietro, si mise in ginocchio davanti a Gesù e disse: Signore, voi siete Gesù Cristo, il vero Figlio di Dio vivo.

San Pietro aveva detto proprio bene, perché Gesù era veramente il Figlio dell’Eterno Padre, che dal Cielo era venuto sulla terra per salvare tutti gli uomini.

E Gesù fu contento che San Pietro avesse dato quella risposta così benfatta e perciò gli disse subito: Bravo Pietro! Tu hai risposto proprio bene! Ma questa cosa non la potevi capire da te; l’hai capita perché il mio Eterno Padre te l’ha fatta comprendere. Io dunque ti dico che quando ritornerò in Paradiso, ti lascerò qui sulla terra a fare le parti mie. Tu insegnerai, spiegherai, comanderai per parte mia e sarai il capo di tutti i cristiani, di tutti i Sacerdoti, di tutti i Vescovi e anche il capo degli altri Apostoli. Chi farà a modo tuo sarà come se facesse a modo mio e verrà in Paradiso; chi non farà a modo tuo, non potrà salvarsi. Ti darò le chiavi del regno dei Cieli e tu aprirai il Paradiso soltanto a quelli che osserveranno la mia legge come la spiegherai tu.

E così da quel giorno San Pietro diventò il capo di tutti i cristiani e fu il primo Papa.

Dopo che Gesù era morto e risuscitato e ritornato in Paradiso, quando comandava San Pietro era lo stesso come se avesse comandato Gesù, e quando predicava San Pietro era lo stesso come se avesse predicato Gesù.

Ma dopo parecchi anni San Pietro morì e andò in Paradiso con Gesù. Però qui al mondo ci rimase un’altro Papa a fare le parti di Gesù, per insegnare a tutti la strada dei Paradiso. E dopo morto quello, ci fu ancora un’altro Papa, e poi un’altro, e poi un’altro.

Fig 21 - La trasfigurazione

Fig 21 - La trasfigurazione

21 - La Trasfigurazione

Un giorno Gesù chiamò tre Apostoli: San Pietro, San Giacomo e San Giovanni, e disse loro: Venite con me, ché saliremo sopra un monte altissimo.

I tre Apostoli andarono subito insieme con Gesù e incominciarono a camminare. Dovettero faticare assai, perché la strada era lunga e tutta in salita e piena di sassi.

Quando arrivarono sulla cima del monte, erano tanto stanchi, ma contenti, perché il monte era altissimo e di lassù si vedevano tanti paesi lontani, e tanti prati verdi, e tanti boschi, e il mare… Era uno spettacolo incantevole.

Però dopo che ebbero guardato un poco, gli Apostoli si misero a sedere sull’erba per riposarsi e si addormentarono.

Mentre essi dormivano, Gesù all’improv-viso si trasfigurò. Diventò tanto bello, come è in Paradiso. Il suo vestito diventò tutto bianchissimo, più della neve, e il suo viso risplendeva più del sole. Vicino a lui apparvero due uomini, che erano esistiti nei tempi antichi e si chiamavano Mosè ed Elia.

Gli Apostoli, appena s’intesero sugli occhi quella gran luce, si svegliarono subito, un poco spaventati. Volevano guardare Gesù, ma era impossibile, perché il suo viso era più splendido del sole e non si poteva guardare. Videro però che Mosè ed Elia stavano a parlare con Gesù.

Allora San Pietro, tutto contento di vedere Gesù così bello e risplendente di luce, disse subito: Signore, quanto si sta bene qui! Facciamo tre casette: una per voi, una per Mosè, una per Ella, e poi stiamo sempre qui.

Ma non aveva finito di parlare, che una nuvola splendente ricoprì Gesù, Mosè ed Ella, sicché non si vedevano più.

Allora s’intese in mezzo a quella nuvola la voce dell’Eterno Padre, che diceva: questi e il mio diletto Figliolo, in cui ho posto le mie compiacenze; ascoltatelo.

Gli Apostoli, quando intesero quella voce, e videro quella nuvola risplendente, ebbero gran timore. S’inginocchiarono e s’inchinaro-no profondamente fino a terra, pensando che lì c’era anche l’Eterno Padre.

Ma dopo un momento Gesù si avvicinò agli Apostoli, li toccò e disse loro: Alzatevi e non abbiate paura.

Gli Apostoli alzarono gli occhi e videro che Gesù non era più splendente come il sole, ma era ritornato naturale come stava sempre. Mosè ed Elia poi non c’erano più.

E Gesù, insieme con i tre Apostoli, incominciò a discendere la montagna, per ritornare dove stavano gli altri Apostoli e continuare a predicare e a far miracoli.

Mentre scendevano dal monte, Gesù disse ai tre Apostoli: Adesso non racconterete a nessuno quel che avete visto sul monte. Lo racconterete soltanto dopo che io sarò morto e risuscitato.

Fig. 22 - Gesù parla a Marta e a Maria Maddalena

Fig. 22 - Gesù parla a Marta e a Maria Maddalena

22 - Le due sorelle Marta e Maria

In un paese detto Betania abitavano due sorelle: una si chiamava Maria, l’altra Marta.

Un giorno Marta intese dire che era venuto Gesù per predicare. Allora andò subito da Lui e gli disse: Signore, vi prego, venite oggi a pranzo in casa mia.

E Gesù accettò l’invito.

Marta tutta contenta, ritornò a casa e disse alla sua sorella Maria: Lo sai? oggi il Signore viene a pranzo da noi! Bisogna preparare un pranzo buono e bisogna fare gran festa, perché Gesù è il Salvatore del mondo. Che grande onore per noi!

Maria fu contentissima di questa notizia. Essa però non pensava tanto al pranzo; invece pensava che Gesù le avrebbe insegnato tante belle cose per farla diventare più buona e per farle amare tanto il Signore.

Marta dunque andò subito in cucina a preparare il pranzo e Maria invece si mise alla finestra per aspettare Gesù, perché non vedeva l’ora che arrivasse.

E dopo un poco venne Gesù.

Maria gli andò subito incontro, s’inginoc-chiò, gli domandò la benedizione e poi gli baciò con riverenza i piedi.

Anche Marta venne a salutare Gesù, ma poi ritornò subito in cucina per finire di preparare il pranzo, che ancora non era pronto.

Maria invece si mise a sedere per terra, vicino a Gesù, pregandolo d’insegnarle ad essere più buona.

E Gesù incominciò a spiegarle tante cose belle: le insegnava come doveva fare per diventare sempre più buona, per amare sempre di più il Signore; le parlava delle bellezze di Dio, della sua bontà, delle gioie del Paradiso e di tante altre cose sante.

E Maria era tanto contenta di ascoltare Gesù, che non si sarebbe più mossa di lì e non pensava più che c’era da preparare il pranzo!

Marta intanto stava in cucina, tutta sola, e faticava assai; e poi doveva apparecchiare la tavola e non poteva far tutto da sé. Da principio stette un po’ zitta, ma poi non si poté più tenere.

Andò nella camera da pranzo, dove stava il Signore con Maria, e disse a Gesù: Signore, ma non vi siete accorto che la mia sorella Maria mi ha lasciata sola a faticare? Essa sta comodamente seduta a sentire la vostra predica e io devo preparare tutto il pranzo da me sola. Questo è impossibile. Dite dunque a mia sorella che venga ad aiutarmi.

Ma il Signore le rispose: Marta, Marta, tu ti prendi troppa pena a preparar tante cose. Maria è più giudiziosa di te ed ha pensato alla cosa più importante. Una cosa sola è necessaria: essere buoni ed amare il Signore con tutto il cuore.

E Marta non ebbe più il coraggio di parlare, perché capì che il Signore aveva ragione. Infatti che cosa potevale giovare il preparare un gran pranzo, se poi non ascoltava le prediche di Gesù per diventare più buona e per trovare la strada del Paradiso?

Fig. 23 - La resurrezione di Lazzaro

Fig. 23 - La resurrezione di Lazzaro

23 - La risurrezione di Lazzaro

Maria e Marta avevano un fratello che si chiamava Lazzaro. Anche lui era buono, come le sorelle, e voleva tanto bene a Gesù. E anche Gesù voleva tanto bene a Lazzaro, perché era buono.

Un giorno dunque Lazzaro si ammalò e la malattia era tanto grave, che egli stava per morire.

Allora Maria e Marta pensarono che se ci fosse stato Gesù, lo avrebbe guarito subito. Invece Gesù stava a predicare in un paese tanto lontano. Però mandarono un uomo nel paese dove stava Gesù e quest’uomo disse: Signore, quel Lazzaro a cui voi volete tanto bene, è malato gravemente e sta per morire.

A Gesù dispiacque assai di sentire che Lazzaro stava tanto male; e però rispose a quell’uomo: Non importa; dite alle sorelle che stiano tranquille. Per Lazzaro penso io.

Il Signore dunque si trattenne altri due giorni a predicare in quel paese dove si trovava e poi parti per andare a Betania, dove stava Lazzaro. Però prima di partire, disse agli Apostoli: Noi adesso andremo da Lazzaro, ma Lazzaro già è morto! E io sono contento di non esserci andato prima, perché così voi adesso vedrete un grande miracolo.

Fecero dunque un viaggio assai lungo per arrivare a Betania e ci arrivarono dopo quattro giorni da che era morto Lazzaro.

Appena Marta intese dire che veniva Gesù usci da casa e gli andò incontro fuori della porta della città; e appena gli fu vicino, si mise in ginocchio e, piangendo forte, diceva: Ah! Signore, se voi foste stato qui, il mio fratello Lazzaro non sarebbe morto! Ma io sono sicura che anche adesso qualunque grazia chiederete al vostro Eterno Padre, Egli ve la concederà.

E Gesù disse a Marta: Tuo fratello risusciterà!

Marta però non capiva che Gesù voleva far risuscitare subito il povero Lazzaro, ma si credeva che Gesù dicesse che Lazzaro doveva risuscitare alla fine del mondo, quando risusciteranno tutti i morti.

Gesù poi disse a Marta: E la tua sorella Maria dov’è?

Marta andò subito di corsa a casa e disse a Maria arrivato Gesù e ha domandato di te.

Maria aveva tante amiche, che stavano a consolarla; però quando intese che Gesù la cercava, lasciò tutti e corse subito incontro a Gesù, si mise in ginocchio davanti a Lui e disse piangendo: Ah! Signore, se foste stato qui, il nostro povero Lazzaro non sarebbe morto!

Gesù al vedere che Maria piangeva tanto e anche le altre persone, che stavano con lei, piangevano, s’intese tutto commosso, sicché gli veniva da piangere. Però disse: Dove avete seppellito Lazzaro?

E gli risposero: Signore, venite per questa strada e v’insegneremo la sepoltura.

Mentre camminavano, Gesù piangeva. E quelli che gli stavano vicino dicevano: Lo vedete? Gesù piange. È segno che voleva un gran bene a Lazzaro.

La sepoltura di Lazzaro era come una grotta e davanti ci stava una pietra grande che chiudeva bene l’entrata. Appena Gesù arrivò davanti alla sepoltura disse agli uomini, che gli stavano vicino: Levate la pietra.

Marta però disse subito: Signore, ci sarà un gran puzzo, perché sono già quattro giorni che è morto.

Ma Gesù soggiunse: Marta, credi a me e vedrai…

Allora gli uomini tolsero via la pietra che stava davanti alla sepoltura.

Gesù alzò gli occhi al cielo, fece una piccola preghiera al suo Eterno Padre e poi disse forte: Lazzaro vieni fuori!

E subito Lazzaro si alzò e venne fuori dalla sepoltura. Era risuscitato!

Chi può immaginare la consolazione di Marta di Maria e di tutta l’altra gente? Non finivano più di ringraziare il Signore.

Poi andarono tutti a casa insieme con Lazzaro e fecero gran festa.

Fig. 24 - Gesù benedice i bambini

Fig. 24 - Gesù benedice i bambini

24 - Gesù benedice i bambini

Gesù amava i bambini con tenerissimo affetto. Quando li incontrava diceva sempre ad essi qualche buona parola, poi metteva le mani sulla loro testa per dare ad essi la sua benedizione. Quelli più piccoli li prendeva anche in braccio e li stringeva al seno.

Figuriamoci quei bambini quanto erano contenti! Appena sentivano dire che passava Gesù, tutti correvano a lui, tutti volevano stargli vicino, volevano una carezza, volevano baciargli la mano e ricevere la sua benedizione.

Le mamme poi prendevano in braccio quelli più piccoli e li portavano a Gesù per farli benedire e per farli prendere in braccio un momento da lui.

E ritornavano a casa tutti felici. Erano stati tenuti in braccio dal Figlio di Dio, dal Salvatore del mondo! Avevano ricevuto la sua benedizione! Che fortuna e che onore! E come crescevano buoni quei fortunati bambini che erano stati vicino a Gesù!

Dopo un po’ di tempo tutti si accorsero che Gesù voleva tanto bene ai bambini e così ogni giorno in qualunque paese egli andava a predicare, tanti bambini gli andavano intorno e tutte le mamme portavano a benedire i loro figlioletti. Un giorno però i bambini che stavano intorno a Gesù erano tanti. Correvano, si spingevano, facevano un po’ di chiasso.

Allora San Pietro e gli altri Apostoli incominciarono a dire: Ma questa è una cosa che non va bene. Con questo chiasso non si capisce più niente e il Signore non potrà più predicare.

E prima sgridarono i bambini e poi, vedendo che quelli non credevano, incominciarono a rimproverare le mamme e dicevano: Ma portate via tutti questi bambini! fanno un chiasso che non finisce mai.

Appena Gesù si accorse che gli Apostoli volevano mandar via tutti quei bambini, ai quali Egli voleva tanto bene, subito li rimproverò e disse: Lasciate fare questi bambini; lasciate che essi vengano vicino a me. Non glielo impedite, perché di questi è il regno dei Cieli.

Gesù poi diede a tutti la sua benedizione e quelli ritornarono a casa felici e contenti.

Oh! se anche i bambini di adesso andassero vicino a Gesù, come facevano quei bambini antichi! Ma dove sta Gesù? C’è ancora qui sulla terra il Signore, come c’era anticamente?

Sì, di certo. Non si vede perché è nascosto nell’Ostia Santa, ma è vivo e vero come sta in Paradiso.

E dove abita?

Nella Chiesa, dietro a quella porticina dorata che è in mezzo all’altare. Di lì Gesù benedice e fa diventar buoni tutti i bambini che gli stanno vicini con devozione.

Fig. 25 - Gesù entra trionfalmente a Gerusalemme

Fig. 25 - Gesù entra trionfalmente a Gerusalemme

25 - Gesù entra trionfante a Gerusalemme

Il Signore, dopo che era stato a predicare in parecchi paesi, un giorno disse agli Apostoli: Andiamo a Gerusalemme.

Montò a cavallo sopra un asinello e andò, insieme con gli Apostoli, verso quella città.

 Gesù era stato già parecchie volte nella grande città di Gerusalemme, aveva predicato e aveva fatto tanti miracoli. Perciò c’era tanta gente che gli voleva bene.

Appena s’intese dire che stava per arrivare il Signore, tanta gente andò incontro a Gesù fuori della città. E, per fargli festa, tagliavano dagli alberi rami d’olivo e foglie di palme e una parte ne gettavano per terra per infiorar la strada, una parte ne tenevano in mano in segno di festa.

I fanciulli poi, più di tutti, correvano e salivano sugli alberi per tagliare verdura e gettarla dove passava Gesù. Le persone grandi si toglievano i mantelli e li mettevano per terra, a modo di tappeti, per farci passare sopra il Signore.

Quando poi videro Gesù, che veniva avanti adagio adagio, a cavallo sull’asinello, con tutti gli Apostoli intorno, incominciarono a gridare: Evviva Gesù! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Evviva, evviva!

I fanciulli poi gridavano più forte degli altri, perché volevano tanto bene a Gesù.

Il Signore benediceva tutta quella gente e tutti ringraziava della loro bontà. Però, a guardarlo sul viso, pareva che fosse tanto addolorato; anzi a un certo punto gli venne da piangere! Si fermò un momento, prima di entrare nella città, e, alzando gli occhi pieni di lacrime, disse: Povera città di Gerusalemme! Ti toccherà un castigo spaventoso!…

Ma perché Gesù piangeva? perché diceva quelle parole?

Perché a Gerusalemme c’erano tante persone cattive, che avevano tanta invidia e tanta ira contro il Signore. Anzi essi già stavano a combinare fra di loro come si poteva far prendere Gesù e farlo morire sulla croce.

Fig. 26 - La lavanda dei piedi

Fig. 26 - La lavanda dei piedi

26 - La lavanda dei piedi

Gesù sapeva tutte le cose, anche quelle che si facevano di nascosto. Dunque sapeva anche che certi uomini tanto cattivi gli volevano male e cercavano di prenderlo per farlo morire sulla croce.

Però prima di morire, volle fare la cena di Pasqua con tutti gli Apostoli. Disse dunque a San Pietro e a San Giovanni: Andate a Gerusalemme e preparate una sala grande per far la cena tutti insieme.

San Pietro e San Giovanni andarono subito e prepararono, come aveva detto Gesù.

Quando si fece notte e s’incominciavano a vedere le stelle nel cielo, arrivò Gesù con gli altri Apostoli.

Prima d’incominciare la cena, il Signore volle lavare i piedi a tutti gli Apostoli.

Si legò dunque alla cinta un asciugatoio e mise l’acqua in una bacinella grande. Poi incominciò a lavare i piedi agli Apostoli. E prima andò davanti a San Pietro e si mise in ginocchio per terra per lavargli i piedi.

Ma San Pietro, appena vide il Signore in quel modo, disse subito: Signore, e che cosa fate? Voi siete il Figlio di Dio e il Salvatore del mondo e volete lavare i piedi a me, che sono un povero peccatore? Ma no, ma no. Questa è una cosa che non può stare. Voi non laverete mai e poi mai i miei piedi!

Gesù però disse: Pietro, adesso tu non puoi capire quello che io faccio, ma lo capirai dopo. Adesso fa l’obbedienza, perché se non ti lavo i piedi, tu non potrai venire con me.

Quando San Pietro intese queste parole, rimase un po’ impensierito, ché se non faceva quell’obbedienza non poteva andare in Paradiso con Gesù. E disse subito: Signore lavatemi pure le mani e la testa; basta che io possa venire con voi.

Gesù dunque lavò i piedi a San Pietro e poi a tutti gli altri Apostoli.

E tutti dicevano: Guardate quanto è buono il Signore! Si mette in ginocchio per terra a lavare i piedi a noi, che siamo poveri peccatori! Lui che è il Figlio di Dio!

Dopo che ebbe lavato i piedi a tutti, Gesù si mise a tavola con tutti gli Apostoli e disse: Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché veramente io lo sono. Ma se io, che sono il Signore, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavarvi i piedi uno coll’altro. E ciò significa che dovete volervi sempre bene, dovete sapervi sopportare e perdonare a vicenda.

Fig. 27 - L’istituzione dell’Eucaristia

Fig. 27 - L’istituzione dell’Eucaristia

27 - L’ultima cena

Appena incominciata la cena, Gesù disse: Ho desiderato tanto di fare questa cena con voi, prima di morire. E dopo un poco disse: Uno di voi, che sta qui a cena con me, sta per tradirmi!

Allora gli Apostoli rimasero tutti addolorati e dicevano: Signore, ma noi vi vogliamo tutti bene. Chi è che pensa di tradirvi?

Eppure era proprio vero! Fra i dodici Apostoli ce n’era uno, che era tanto cattivo e voleva far morire Gesù. Si chiamava Giuda e, di nascosto, si era messo d’accordo con la gente cattiva e aveva detto: Se mi pagate bene, io v’insegno come dovete fare per prendere il Signore.

E gli avevano promesso trenta monete d’argento.

Giuda però aveva fatto tutto di nascosto; fingeva di essere buono e andò alla cena di Gesù con tutti gli altri Apostoli, che non sapevano niente della sua cattiveria.

Gesù però che conosceva anche i pensieri, sapeva tutto; e perciò quando sì mise a tavola disse: Uno di voi che sta a cena con me, sta per tradirmi.

E così gli Apostoli mangiavano tutti pensierosi e addolorati.

Nella cena di Pasqua c’era il costume di mangiare il pane azzimo, ossia senza lievito, una specie di ostia.

Ad un certo punto della cena, il Signore lasciò di mangiare, prese in mano una pagnottella di quel pane fatto come l’ostia, la benedisse, la spezzò in dodici pezzetti e ne diede un pezzetto ad ogni Apostolo e disse: Prendete e mangiate questo è il Corpo mio.

Gli Apostoli si alzarono subito e si misero in ginocchio per mangiare quel pane, che dava Gesù. Ma quello non era più pane, era il Corpo di Gesù! Il Signore aveva fatto un grande miracolo; quel pane l’aveva fatto diventare il Corpo suo.

Poi prese il calice, ci mise il vino, lo benedisse e lo diede a, bere, un poco per ciascuno, agli Apostoli e disse: Bevete di questo tutti; questo è il Sangue mio, che sarà sparso per la salvezza del mondo!

E gli Apostoli bevvero un poco per ciascuno di quel vino che dava Gesù. Ma quello non era più vino; il Signore l’aveva fatto diventare il Sangue suo!

Gli Apostoli erano rimasti meravigliati e commossi e non finivano mai di ringraziare Gesù, che aveva fatto loro questo gran regalo di poter ricevere dentro al loro petto il Corpo e il Sangue prezioso del Signore.

Gesù poi disse agli Apostoli: Voi farete sempre come ho fatto adesso io, e anche tutti i Sacerdoti faranno lo stesso. Ogni volta che un Sacerdote dirà le parole che adesso ho detto io, l’ostia diventerà il Corpo mio e il vino diventerà il Sangue mio.

E così anche adesso ogni Sacerdote quando celebra la Santa Messa, dice le parole di Gesù, e l’ostia diventa il Corpo di Gesù, vivo e vero come sta in Paradiso e il vino diventa il vero Sangue di Gesù!

Tutti i Cristiani dunque, quando vanno a fare la Santa Comunione, ricevono il vero corpo di Gesù e il vero sangue di Gesù, come lo ricevettero gli Apostoli.

Fig. 28 - Gesù nell’orto del Getsemani

Fig. 28 - Gesù nell’orto del Getsemani

28 - L’orazione di Gesù nell’orto degli ulivi

Dopo finita la cena, il Signore fece agli Apostoli una predica tanto bella, perché era l’ultima volta che parlava con essi e voleva lasciare i suoi ricordi.

E dopo finita la predica, il Signore disse: Adesso andiamo a pregare.

Fuori della città di Gerusalemme c’era un orto con tante piante di ulivi, e Gesù andava tante volte a pregare sotto quegli ulivi, perché li stava solo e tranquillo.

Quella sera dunque, dopo finita la cena, Gesù volle andare con tutti gli Apostoli in quell’orto di ulivi per dire le orazioni.

Era già notte tarda, nel cielo splendeva la luna piena e scintillavano le stelle. Per la strada non s’incontrava nessuno.

Gli Apostoli camminavano appresso a Gesù silenziosi e mesti, perché vedevano che il Signore era tanto addolorato.

Uscirono fuori della città e, dopo fatta un po’ di strada, arrivarono nell’orto degli ulivi.

Il Signore disse agli Apostoli: Voi rimanete qui a pregare; anch’io vado a pregare un poco più là.

Chiamò San Pietro, San Giacomo e San Giovanni e disse loro: Voi venite con me.

Camminarono pochi passi più avanti e disse a questi tre: L’anima mia è tanto addolorata, che mi par di morire! Voi state qui, ma non dormite; state svegli e pregate!

Poi andò un poco più in là e si mise in ginocchio per terra a pregare il suo Eterno Padre.

Gesù conosceva tutte le cose e sapeva che tante persone cattive già stavano a prepararsi per prenderlo, per flagellarlo, incoronarlo di spine e farlo morire sulla croce.

Col cuore tutto addolorato, pregava l’Eterno Padre così: Padre mio, se è possibile, liberatemi da questa dolorosa passione; però se voi volete così, sia fatta la vostra santa volontà!

Poi si alzò un momento e andò dove stavano i tre Apostoli, ma essi invece di dire le orazioni, si erano addormentati. Gesù li svegliò e disse loro: Vegliate e pregate. Ma gli Apostoli avevano un gran sonno.

Gesù, tutto solo, ritornò a pregare; si mise in ginocchio e diceva all’Eterno Padre come prima: Padre mio, se è possibile, liberatemi da questa dolorosa passione; però, se voi volete così, sia fatta la vostra santa volontà.

Andò un’altra volta dagli Apostoli e dormivano ancora! Li svegliò di nuovo e disse: Vegliate e pregate per non cadere in tentazione.

E poi ritornò, per la terza volta, a pregare l’Eterno Padre, e diceva la stessa preghiera di prima. Però aveva nel cuore tanto dolore, che si sentiva morire e stava come in agonia. Allora gli venne un sudore tutto di sangue, che, a gocce a gocce, cadeva per terra!

Un angelo del Paradiso, vedendo che il Si­gnore soffriva tanto e sudava Sangue, venne a consolarlo e a fargli coraggio.

Dopo un poco Gesù si alzò, andò dagli Apostoli, che ancora dormivano, e disse loro: Alzatevi e andiamo, ecco che viene Giuda il traditore.

Fig. 29 - Gesù è catturato dalle guardie del Tempio

Fig. 29 - Gesù è catturato dalle guardie del Tempio

29 - Gesù preso dai soldati

Giuda, quell’Apostolo cattivo che aveva tradito Gesù, non era andato con gli altri Apostoli nell’orto degli ulivi per pregare. Egli invece, prima che finisse la cena, era uscito da quella sala dove stava Gesù a cenare con tutti gli Apostoli. Non aveva neppure finito di mangiare.

E dove era andato?

Era andato a chiamare i soldati e tutta la gente cattiva che voleva male a Gesù e aveva detto loro: Adesso venite subito con me, perché il Signore a momenti finisce di cenare e poi di certo andrà a dire le orazioni nell’orto degli ulivi. Io conosco bene il posto dove va a pregare. Venite con me e v’insegnerò la strada. Però non voglio far conoscere che vi ho accompagnato io. Fingerò di voler bene a Gesù e gli darò un bacio. Quello che bacerò è Gesù; voi lo prenderete, lo legherete e lo trascinerete via per farlo condannare.

I soldati dunque, e tanta altra gente cattiva, presero spade, bastoni e fiaccole (perché era notte) e andarono tutti appresso a Giuda.

Quando arrivarono nell’orto degli ulivi, Gesù aveva finito di dire la sua preghiera e aveva sudato sangue e stava a parlare con gli Apostoli.

Si fece avanti Giuda, e, fingendo di voler bene al Signore, si avvicinò e gli diede un bacio dicendo: Io vi saluto, o Maestro.

Gesù sapeva tutto e sapeva bene che quel bacio era una finzione, era un segno per farlo prendere dai soldati. Però era tanto buono il Signore che non sgridò Giuda e non lo cacciò via, come si meritava; ma gli disse solo così: Amico, che cosa sei venuto a fare qui? E con un bacio mi tradisci?

Intanto i soldati si fecero avanti per prendere Gesù, ma Gesù disse loro: Chi cercate?

E i soldati gridarono tutti insieme: Cerchiamo Gesù Nazareno!

Gesù rispose: Gesù Nazareno sono io.

Appena ebbe detto queste parole, tutti quei soldati caddero per terra come tramortiti.

Però Gesù li fece rialzare e disse: Se volete prendere me, prendetemi pure, però gli Apostoli non li toccate.

Quanto era buono Gesù! Voleva soffrire lui solo e non voleva che gli Apostoli soffrissero.

Allora i soldati si fecero avanti e incominciarono a legare il Signore. Ma S. Pietro, quando vide che legavano il Signore, non poté stare più fermo; tirò fuori la spada e andò addosso a quello che gli stava più vicino, per ammazzarlo; però gli tagliò soltanto un orecchio.

Il Signore sgridò subito San Pietro e gli disse: No Pietro, non devi fare così! Non voglio! Rimetti la spada nel fodero. Se io volessi difendermi, pregherei il mio Eterno Padre e subito mi manderebbe tanti eserciti di angeli dal Paradiso, che farebbero morire tutta questa gente. Ma invece io adesso voglio soffrire e voglio morire per salvare tutto il mondo.

Poi Gesù, vedendo che quell’uomo coll’orecchio tagliato era tutto insanguinato e soffriva tanto, ebbe compassione di lui, gli toccò l’orecchio e subito lo risanò.

Allora gli Apostoli incominciarono ad avere una gran paura e fuggirono tutti. I soldati poi legarono il Signore e lo portarono via per farlo condannare a morte.

Fig. 30 - Gesù dinnanzi a Caifa

Fig. 30 - Gesù dinnanzi a Caifa

30 - Gesù davanti a Caifa

I soldati avevano legato con una corda le mani del Signore e lo avevano trascinato dall’orto degli ulivi fino a Gerusalemme.

Quando entrarono in città, era già passata la mezzanotte; per le strade non c’era nessuno. Però i soldati cercarono di non fare tanto chiasso, perché se si svegliava un po’ di gente di quella che voleva bene al Signore, vedendo Gesù legato, forse sarebbero andati contro i soldati e avrebbero liberato Gesù.

Così, piano piano, i soldati attraversarono diverse strade della città, finché arrivarono al palazzo del sommo sacerdote ebreo, che si chiamava Caifa. Entrarono e salirono le scale.

Caifa quella notte non era andato a dormire, perché era stato lui che, d’accordo con Giuda, aveva mandato i soldati a prendere Gesù. Era tanto cattivo e non vedeva l’ora di poter condannare a morte il Signore.

Appena dunque i soldati glielo portarono davanti legato, fu tutto contento e pensò: finalmente siamo riusciti a prenderlo. Adesso bisognerà condannarlo subito, prima che si faccia giorno, perché il popolo, che gli vuol bene, non faccia in tempo a saperlo.

Caifa dunque domandò a Gesù: Sei tu veramente il Figlio di Dio?

E Gesù rispose: Sì, io sono il Figlio di Dio e alla fine del mondo verrò sulle nubi del Cielo a giudicare tutti gli uomini.

Appena Caifa ebbe inteso queste parole, incominciò a gridar forte: Ha bestemmiato! ha bestemmiato! E poi disse ai soldati e a tutta la gente che stava intorno: Avete inteso tutti la bestemmia che ha detto Gesù? Ha detto che egli è il Figlio di Dio, e invece non è vero, dunque ha bestemmiato. Bisogna condannarlo a morte. Voi che ne dite?

E tutti gridarono: Sì, sì, ha bestemmiato; bisogna condannarlo a morte!

Quanto erano cattivi! Dicevano che Gesù aveva bestemmiato, perché aveva detto che era il Figlio di Dio! Ma Egli era venuto dal Paradiso per salvare tutti gli uomini e aveva fatto tanti miracoli; era veramente il Figlio di Dio.

A Gerusalemme c’era un tribunale degli Ebrei, che si chiamava il Sinedrio e si componeva di 71 giudici che condannavano le persone cattive.

Caifa disse: Adesso manderemo Gesù davanti al Sinedrio dei 71 giudici e sentiremo che cosa ne pensano essi.

Gesù dunque, legato, fu trascinato davanti al Sinedrio dei 71 giudici, che erano quasi tutti cattivi e odiavano il Signore. Anche essi domandarono a Gesù: Sei tu il Figlio di Dio?

E Gesù rispose: Sì, sono io il Figlio di Dio!

Allora i giudici del Sinedrio gridarono: Ha bestemmiato, perché ha detto che è il Figlio di Dio. Bisogna condannarlo a morte.

Però il Sommo sacerdote Caifa e il tribunale dei Sinedrio non potevano condannare a morte nessuno. Ci voleva la sentenza di un altro giudice, che si chiamava Ponzio Pilato e che comandava sopra tutti gli altri a Gerusalemme.

Caifa dunque disse: Mandiamo subito Gesù da Ponzio Pilato e quando gli diremo che Gesù ha detto la gran bestemmia di essere il Figlio di Dio, certo lo condannerà a morte, e così lo potremo subito mettere in croce.

E i soldati presero Gesù e lo trascinarono al palazzo di Ponzio Pilato.

Fig. 31 - Gesù coronato di spine

Fig. 31 - Gesù coronato di spine

31 - Gesù flagellato e coronato di spine

Quando i soldati trascinarono Gesù per le vie di Gerusalemme fino al palazzo di Ponzio Pilato, si era già fatto giorno e molta gente vide Gesù legato, che passava per la strada e andarono appresso a lui, per vedere dove lo conducevano.

Quelli che volevano bene a Gesù rimasero meravigliati di vederlo legato in quel modo e, tutti addolorati, dicevano: ma come? Gesù è tanto buono, ha fatto tanti miracoli, e perché l’hanno legato? che cosa gli faranno adesso?

Le persone cattive invece erano tutte contente di vedere Gesù legato e andavano appresso a lui gridando: Bisogna metterlo in croce.

Arrivati dunque al palazzo di Ponzio Pilato, questi domandò a tutta quella gente: Che cosa ha fatto di male questo Gesù, che voi volete che io condanni a morte?

E quelli non sapevano che cosa rispondere, perché Gesù non aveva fatto mai niente di male, anzi aveva fatto del bene a tutti e aveva fatto tanti miracoli. Però risposero a Pilato: Se non fosse stato cattivo, non l’avremmo condotto qui da te per farlo condannare.

Allora Ponzio Pilato domandò al Signore tante cose e capì che veramente Gesù era buono e non si meritava di essere condannato. Disse dunque a quella gente cattiva: Io non posso condannare Gesù, perché egli non ha fatto niente di male.

Intanto si era radunata tanta gente nella piazza, davanti al palazzo di Ponzio Pilato; c’erano anche i principi dei sacerdoti e i giudici del Sinedrio. Quando intesero che Ponzio Pilato non voleva condannare Gesù, incominciarono a gridare forte contro di lui e a minacciarlo.

Ponzio Pilato, sentendo tutte quelle grida, ebbe un po’ paura e non sapeva più che cosa fare.

In quei giorni c’era a Gerusalemme anche un re che si chiamava Erode. Disse dunque Pilato a tutta questa gente: Andate dal re Erode e sentite se egli vuoi condannare Gesù.

I soldati presero Gesù e lo trascinarono via un’altra volta, per le strade di Gerusalemme, fino al palazzo del re Erode. Tutta quella turba di gentaccia andò appresso al Signore gridando e schiamazzando.

Il re Erode interrogò Gesù, ma Gesù non gli rispose mai, perché quel re era tanto cattivo e non si meritava risposta. Erode dunque disse ai soldati: Riconducete Gesù da Ponzio Pilato e ditegli che io non lo posso condannare.

Ritornarono tutti insieme da Ponzio Pilato, gridando sempre più forte per far condannare Gesù.

Ponzio Pilato allora, per contentare il popolo, che gridava tanto, disse: Invece di condannare a morte Gesù lo farò flagellare. E diede ordine ai soldati che flagellassero il Signore.

Allora i soldati legarono il Signore ad una colonna, poi presero mazzetti di cordicelle nodose e incominciarono a frustare Gesù sulle spalle, sulla testa, sul viso, sulle braccia e in tutto il corpo. E frustavano tanto forte, che, dopo un poco, il corpo di Gesù era tutto insanguinato e il sangue colava per terra.

Poi uno di quei soldati cattivi disse: Gesù ha detto che Egli è il re del Cielo e della terra; adesso dunque lo vestiremo da re per burla. E tutti gli altri soldati furono d’accordo.

E dissero: il re tiene la corona d’oro; a Gesù metteremo una corona di spine. Subito fecero una corona di spine, gliela misero sulla testa e la spingevano e la battevano per far entrare le spine nella carne.

Poi dissero: il re tiene in mano lo scettro (che è un bastoncino d’oro); a Gesù metteremo in mano una canna. E subito presero una canna e gliela misero in mano.

Poi dissero: il re tiene il manto di seta e d’oro; a Gesù metteremo un manto strappato. E subito presero un mantello vecchio e strappato e glielo misero sulle spalle.

E dopo che l’ebbero così vestito da re per burla, gli si mettevano in ginocchio davanti e, ridendo, gli dicevano: Ti salutiamo, o re dei Giudei. E poi gli davano schiaffi e gli sputavano sul viso!…

Gesù soffriva tanto, ma non si lamentava e non rimproverava nessuno. Offriva all’Eterno Padre i suoi immensi dolori per scontare i peccati di tutti gli uomini e per far riaprire le porte del Paradiso.

Fig. 32 - Gli ebrei chiedono a Ponzio Pilato di crocifiggere Gesù

Fig. 32 - Gli ebrei chiedono a Ponzio Pilato
di crocifiggere Gesù

32 - Gesù condannato a morte

Quando i soldati furono stanchi di maltrattare e di straziare il Signore, dissero: Adesso conduciamo Gesù da Ponzio Pilato per farglielo vedere flagellato e vestito da re per burla. E poi gli diremo che lo condanni a morte.

Gesù faceva proprio compassione! Tutte le piaghe, che gli avevano aperto con le frustate nella flagellazione, grondavano sangue; le spine, che gli avevano messo sulla testa, avevano fatto tante ferite sulla fronte e in tutta la testa. Sicché i capelli, la barba, il viso, le braccia, il corpo di Gesù, erano tutto sangue; e quel sangue prezioso cadeva per terra a gocce a gocce!

Però quei soldati avevano un cuore cattivo e non sentivano compassione per Gesù. E così, tutto insanguinato com’era e legato, lo trascinarono un’altra volta davanti a Ponzio Pilato.

Ponzio Pilato, quando lo vide tutto ferito e tutto insanguinato, ebbe un po’ di compassione e sperava che il popolo si sarebbe contentato di vedere Gesù in quel modo.

Il popolo intanto stava sulla piazza a gridare contro Gesù e contro Ponzio Pilato.

Ponzio Pilato però fece venire Gesù sulla log­gia dei suo palazzo, lo fece vedere a tutto il popolo e gridò forte: Ecce homo! E voleva dire: Ecco l’uomo, che mi avete dato per condan­narlo a morte. Lo vedete com’è tutto ferito e insanguinato e coronato di spine? Vi basta così?

Ma il popolo, invece di aver compassione del Signore, gridava più forte: No, no, non basta! Dev’essere condannato a morte! Deve morire inchiodato sulla croce!

E Ponzio Pilato gridava forte dalla loggia: Ma perché lo devo far morire in croce, se non ha fatto niente di male?

Allora in mezzo alla gente cattiva dei popolo ci fu qualcuno, che incominciò a gridare: Abbasso Ponzio Pilato! E altri gridavano: Via, via di qui; tu non devi comandare più a Gerusalemme. Ricorreremo all’imperatore di Roma, ti faremo cacciare di qui.

 Ponzio Pilato al sentire tutte queste grida e queste minacce, rimase spaventato assai e si decise a condannare a morte Gesù, benché aveva capito che era innocente!

Dalla loggia incominciò a fare segno al popolo che stessero un po’ zitti, facendo capire che avrebbe fatto a modo loro. Poi quando il popolo si fu calmato un poco, disse: Voi volete per forza che io condanni a morte Gesù. Va bene, farò come volete voi.

E scrisse subito la condanna di Gesù alla morte di croce.

Tutto il popolo gridava: Bene! Bravo! Evviva Ponzio Pilato, che condanna a morte Gesù Cristo!

Però Ponzio Pilato fece portare subito sulla loggia una bacinella d’acqua, si lavò le mani davanti a tutto il popolo e disse forte: Io mi lavo le mani, perché questa condanna non la volevo scrivere. Io sono innocente del Sangue di quest’uomo giusto; ci penserete voi!

E tutto il popolo rispose, gridando: Sì, sì, ci pensiamo noi adesso a metterlo in croce.

Quegli uomini cattivi avevano già preparato una croce pesante fatta con due travi. Presero dunque quella croce e la misero sulle spalle al Signore.

E Gesù non si lamentò, non disse niente; prese quella croce, la baciò, poi se la mise sulle spalle e incominciò a camminare.

Gesù era tanto buono, che non vedeva l’ora di morire sulla croce per salvare tutti gli uomini.

Fig. 33 - Gesù cade sotto il peso della Croce

Fig. 33 - Gesù cade sotto il peso della Croce

33 - Viaggio al monte Calvario

Vicino alla città di Gerusalemme c’era un monticello che si chiamava il monte Calvario. Sopra quel monte avevano deciso di mettere in croce il Signore.

Gesù dunque uscì da Gerusalemme, portando la croce sulle spalle, e appresso a lui veniva tanta gente cattiva, gridando e schiamazzando, tutti contenti perché andavano a mettere in croce il Signore. Vicino a Gesù poi stavano i soldati, che lo minacciavano e lo spingevano per farlo camminare più presto.

Ma Gesù, che era tutto ferito e insanguinato, non aveva più forza di camminare con quel gran peso sopra le spalle. E così cadde per terra.

In quel momento la mamma di Gesù, Maria Santissima era venuta incontro al Figlio suo. E quando lo vide tutto insanguinato e ferito e con la croce sopra le spalle, scoppiò un gran pianto e poi svenne pel gran dolore. Alcune donne buone, che le stavano vicino, la presero fra le braccia, altrimenti sarebbe caduta per terra.

Appena si riebbe, andò verso Gesù per abbracciarlo e baciarlo, ma quei soldati cattivi la spinsero indietro.

Che cuore crudele! non ebbero compassione neppure della mamma di Gesù, che voleva abbracciare il figlio suo!

E così Maria Santissima, col cuore straziato dal dolore, andò appresso a Gesù, in mezzo a tutta quella gente cattiva.

Insieme con la madre di Gesù, c’era anche Maria Maddalena, e altre donne buone; e tutte piangevano nel vedere Gesù che soffriva tanto.

Ad un certo punto della strada, una donna buona che si chiamava Berenice, e dopo si chiamò anche Veronica, vedendo che Gesù aveva tutto il viso bagnato di sudore e di sangue, ebbe tanta compassione. Gli si avvicinò e, con un panno, gli asciugò il viso. E quando l’ebbe asciugato bene bene, guardò su quel panno e vide che c’era rimasto stampato tutto il ritratto del viso di Gesù.

Tutta contenta la Veronica, portò a casa quel prezioso ritratto di Gesù, che adesso si venera nella chiesa di San Pietro a Roma.

Il Signore poi continuava a camminare su per il monte Calvario con gran fatica, perché la croce pesava tanto.

Intanto passava da quella strada un uomo che si chiamava Simone Cireneo. I soldati vedendo che il Signore non poteva più portare la croce e cadeva più volte per terra, chiamarono quell’uomo e gli dissero: Vieni qui, porta un poco la croce del Signore.

Questo però non lo facevano perché avevano compassione di Gesù, ma solo perché non volevano che Gesù morisse per la strada. Essi volevano che Gesù arrivasse sulla cima dei monte per avere il barbaro gusto di inchiodarlo sulla croce!

Simone Cireneo dunque portò per un poco di strada la croce di Gesù, ma poi i soldati mandarono, via Simone e rimisero la croce sul­le spalle di Gesù.

E dopo un poco Gesù cadde un’altra volta per terra, sotto il peso della croce. Allora alcune donne più buone, che andavano appresso a Gesù, incominciarono a piangere forte, perché vedevano che il Signore soffriva tanto.

Gesù si fermò un momento e disse alcune parole a quelle donne buone per consolarle. Poi continuò a camminare e cadde un’altra volta per terra sotto il peso della croce.

Finalmente arrivò sulla cima del monte e i soldati, tutti contenti, levarono la croce dalle spalle di Gesù e la misero per terra; poi diedero da bere al Signore una bibita tanto amara, fatta con mirra e fiele, ma il Signore non la bevve.

Poi spogliarono il Signore e gli dissero che si mettesse sulla croce. E Gesù prima s’inginocchiò, sollevò gli occhi al cielo, come per dire: Padre mio perdonate i peccati a tutto il mondo; poi si stese sulla croce, una mano di qua, una di là, e i piedi sul trave di mezzo. Allora i soldati presero i chiodi e il martello e prima inchiodarono una mano, poi l’altra, e poi i piedi; e dopo che ebbero battuto bene i chiodi, presero su la croce e la piantarono per terra nella buca che avevano preparato.

Vicino alla croce di Gesù i soldati piantarono altre due croci, una di qua e una di là; e su quelle croci erano crocefissi due uomini assai cattivi, che avevano rubato e ammazzato.

Fig. 33 - Gesù cade sotto il peso della Croce

Fig. 34 - La Crocifissione

34 - Agonia e morte di Gesù

Gesù sulla croce soffriva immensamente, perché le ferite fatte dai chiodi si squarciavano sempre più; e tanto sangue grondava da quelle ferite e da tutto il corpo. Sul capo poi aveva la corona di spine, che lo faceva spasimare E per tre ore rimase vivo il Signore sulla croce.

Ma egli non si lamentava, non rimproverava nessuno; soffriva tutto per amor nostro, per farci perdonare dall’Eterno Padre i nostri peccati!

Intanto alcuni soldati presero il vestito di Gesù, ne fecero quattro parti e ne presero una per ciascuno; e la tunica, che era tutta un pezzo, senza cuciture, la tirarono a sorte e se la prese un soldato.

In quelle tre ore che il Signore stette sulla croce prima di morire, parlò sette volte.

Prima disse: Padre mio, perdonate a questi che mi hanno messo sulla croce, perché non sanno quello che fanno!

Quanto era buono Gesù! pregava l’Eterno Padre di perdonare anche a quelli che gli avevano messo i chiodi nelle mani e nei piedi!

Quei due ladroni che stavano crocifissi vicino a Gesù erano tanto cattivi; ma uno di essi, quando intese che Gesù era tanto buono che perdonava anche a quelli che l’avevano messo in croce, domandò perdono al Signore e gli disse: Signore, quando sarete in Cielo, ricordatevi di me.

E Gesù gli rispose: Oggi sarai con me in Paradiso.

Intanto Maria Santissima, la madre di Gesù, stava lì vicino alla croce, col cuore straziato dal dolore. Guardava il suo Figlio tutto insanguinato e non lo poteva consolare!

Vicino alla Madonna ci stava l’Apostolo San Giovanni e anche Maria Maddalena, che cercavano di consolare la Madre Santa di Gesù.

Il Signore dunque, vedendo la sua mamma tanto addolorata e S. Giovanni a cui voleva tanto bene, disse alla madre sua: Donna, ecco il tuo figlio; e poi disse a S. Giovanni: Ecco la madre tua. E voleva dire che Maria doveva fare come da madre a S. Giovanni, e poi doveva fare da madre a tutte le persone del mondo.

Intanto sul monte Calvario e in tutto il mondo si era fatto buio, benché era poco dopo mezzogiorno. Il sole si era oscurato e pareva notte, perché Gesù stava per morire.

In mezzo a quel buio s’intese la voce di Gesù che diceva forte: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?

E dopo un poco disse: Ho sete. Allora un soldato mise una spugna da capo ad una canna, la inzuppò nell’aceto e la mise davanti alla bocca di Gesù.

Ma appena ebbe succhiato dalla spugna un po’ di aceto, Gesù disse: Tutto è compiuto!

E quando stava proprio per morire, fece un grido assai forte e disse: Padre mio, nelle tue mani raccomando l’anima mia.

Abbassò la testa e mori!

In quel momento s’intese tremare tutto il monte Calvario, si spaccarono i grandi sassi del monte, si aprirono le sepolture e risuscitarono alcuni morti.

I soldati allora fuggirono tutti spaventati e dicevano: Veramente questo Gesù era il Figlio di Dio!

Ma un poco più tardi alcuni soldati ritornarono sul monte Calvario e, vedendo che quei due ladroni, che erano crocefissi vicino a Gesù, ancora non erano morti, tagliarono ad essi le gambe per farli morire. Gesù era già morto e perciò non gli tagliarono le gambe. Però un soldato gli diede un colpo nel fianco con la lancia e gli fece una gran ferita, dalla quale uscì sangue ed acqua.

Fig. 35 - Gesù è deposto nel Sepolcro

Fig. 35 - Gesù è deposto nel Sepolcro

35 - Sepoltura di Gesù

Gesù era rimasto sulla croce morto e tutte le persone cattive e i soldati erano andati via dal monte Calvario. Ma la Madonna, Santissima, San Giovanni, Santa Maria Maddalena e qualche altra persona buona, erano rimasti vicino alla croce di Gesù a piangere tutti addolorati.

 Volevano togliere il Signore dalla croce per seppellirlo, ma come si poteva fare? Ci vole­vano le tenaglie per togliere i chiodi dalle mani e dai piedi di Gesù, e poi ci volevano almeno due uomini forti, che potessero tenere il Signore per calarlo giù dalla croce piano piano.

Aspettavano dunque che venisse qualcuno per aiutarli a togliere il Signore dalla croce.

Infatti poco prima che si facesse notte, andarono sul monte Calvario due uomini tanto buoni e tanto ricchi. Uno si chiamava Giuseppe d’Arimatea e l’altro si chiamava Nicodemo. Portarono le tenaglie per togliere i chiodi dalle mani e dai piedi di Gesù e portarono anche un lenzuolo grande per involgere il Signore. E poi portarono un barattolo d’unguento prezioso per ungere il corpo di Gesù.

Giuseppe dunque, piano piano, con le tenaglie, tolse i chiodi dalle mani e dai piedi del Signore. Intanto Nicodemo e San Giovanni reggevano il corpo di Gesù. Poi lo fecero calare giù adagio adagio.

Santa Maria Maddalena e le altre pie donne tenevano il lenzuolo aperto.

La Madonna mentre vedeva calare Gesù si sentiva battere il cuore forte forte e gli occhi le si empivano di lacrime… Finalmente poteva dare un bacio al Figlio suo!

Col cuore straziato dal dolore, baciò le Santissime piaghe di Gesù nelle mani e nei piedi e la piaga, che il soldato gli aveva fatto nel fianco con la lanciata.

Poi, con amore grande e delicatezza materna, volle togliere la corona di spine dal capo del suo Gesù e su quella fronte insanguinata stampò un bacio affettuosissimo.

San Giovanni e Santa Maria Maddalena temevano che la Madonna venisse meno da un momento all’altro per l’immenso dolore. Le si avvicinarono dunque e amorosamente la pregarono di distaccarsi un poco da Gesù.

Allora Giuseppe d’Arimatea e Nicodemo lavarono bene bene il corpo del Signore. Poi lo unsero con l’unguento prezioso e profumato e lo avvolsero col lenzuolo.

Lì vicino al posto dove era stato crocefisso il Signore c’era una sepoltura nuova, che era di Giuseppe d’Arimatea. Era fatta come una grotta e davanti c’era una pietra rotonda, molto grande, per chiuderla.

Giuseppe, dunque, Nicodemo e San Giovanni presero su il Signore con tutto il lenzuolo e, piano piano, lo trasportarono in quella grotta per seppellirlo. Lo accomodarono bene sopra una pietra grande, che stava per terra, lo coprirono col lenzuolo e sopra la testa gli misero un asciugatoio.

La Madonna Santissima volle dare un ultimo bacio al suo Gesù e poi tutti uscirono dalla grotta.

Giuseppe d’Arimatea, Nicodemo e San Giovanni, con gran fatica, rotolarono la gran pietra davanti all’imboccatura della grotta e così il sepolcro rimase chiuso bene.

E la Madonna desolatissima, perché non aveva più il suo amatissimo Figlio, andò a casa di San Giovanni.

Fig. 36 - La Resurrezione

Fig. 36 - La Resurrezione

36 - Risurrezione di Gesù

Gesù, mentre predicava, aveva detto che sarebbe risuscitato tre giorni dopo la sua morte.

Quella gente cattiva, dunque, che avevano fatto condannare a morte il Signore, dissero a Ponzio Pilato: Ci siamo ricordati che il Signore ha detto che deve risuscitare dopo tre giorni. Bisogna dunque mettere le guardie davanti al sepolcro, perché non vengano gli Apostoli a portarlo via e poi dicano che è risuscitato; e allora la gente gli vorrà più bene di prima.

Ponzio Pilato disse: Mettete i soldati a far la guardia davanti al sepolcro.

E i soldati si misero davanti alla pietra grande, che chiudeva l’imboccatura del sepolcro, perché nessuno venisse a portar via il Signore. E i soldati ci stavano di giorno e di notte, un poco per ciascuno.

Ma al terzo giorno, la mattina, di buon’ora, s’intese un gran terremoto e Gesù uscì fuori dal sepolcro vivo, bello, glorioso, splendente più dei sole.

Era risuscitato!

Intanto un angelo del Paradiso era venuto li vicino al sepolcro, aveva rotolato la grande pietra, che stava davanti al sepolcro e ci si era messo a sedere sopra.

L’angelo era bellissimo e risplendeva di gran luce e il suo vestito era bianco come la neve.

Le guardie, che stavano davanti al sepolcro, quando intesero tremare la terra e videro cadere la grossa pietra e videro l’angelo sfolgorante di luce, rimasero tramortite dallo spavento e, quando si riebbero un poco, si allontanarono dal sepolcro tutte tremanti e si nascosero da una parte, dietro agli alberi.

Ma un poco più tardi andarono in città e dissero a quelli che avevano fatto condannare a morte Gesù: Lo sapete? il Signore è risuscitato davvero! Mentre stavamo a far la guardia, abbiamo inteso tremare tutta la terra, abbiamo visto un angelo, sfolgorante di luce, che ha rotolato la pietra dei sepolcro e ci si è messo a sedere sopra. E intanto dentro al sepolcro il Signore non c’è più!

Quei cattivi che avevano fatto condannare il Signore, quando intesero queste parole, si mordevano le mani per la rabbia, perché non avrebbero voluto che Gesù fosse risuscitato.

Però dissero alle guardie: Voi non dite a nessuno che il Signore è risuscitato. Ecco noi vi diamo tanto danaro. Non dite a nessuno che Gesù è risuscitato. Invece dite che son venuti gli Apostoli e l’hanno portato via, mentre voi dormivate.

E le guardie presero il danaro e promisero che non avrebbero detto a nessuno che Gesù era risuscitato.

Fig. 37 - L’Angelo appare alle pie Donne

Fig. 37 - L’Angelo appare alle pie Donne

37 - Le pie donne al sepolcro di Gesù

Poco prima che risuscitasse il Signore, la mattina assai di buon’ora, tre donne buone erano partite da casa per andare al sepolcro di Gesù. Una era Santa Maria Maddalena, un’altra era Maria la madre di Giacomo e un’altra si chiamava Salome.

Tutte e tre d’accordo avevano comperato un bel barattolo d’unguento profumato per ungere il corpo del Signore, che stava dentro al sepolcro.

Partirono da casa tanto di buon’ora che era quasi buio, e il Signore non era ancora risuscitato.

Intanto che camminavano per la strada dei monte Calvario, dicevano: Come faremo a togliere la pietra che sta davanti al sepolcro del Signore? E tanto grande e pesante, che ci vorrebbero due o tre uomini per muoverla.

Esse poi non sapevano che davanti al sepolcro c’erano le guardie, che non l’avreb-bero fatte avvicinare.

Ma stavano ancora un poco lontano dal sepolcro, quando intesero tremare la terra. In quel momento proprio risuscitava il Signore, ma esse non lo videro, perché stavano lontane.

Continuarono a camminare e, quando arrivarono vicino al sepolcro, videro che era aperto e la pietra era rotolata da una parte.

Maria Maddalena, appena vide che il sepolcro era aperto, pensò subito che qualcuno aveva portato via il Signore dal sepolcro e disse alle altre due compagne: Io corro a chiamare San Pietro e San Giovanni; voi aspettate qui.

E andò via tanto in fretta che non si accorse neppure dell’angelo, che stava a sedere sulla pietra del sepolcro.

Intanto le altre due donne si avvicinarono tutte addolorate, perché videro che nel sepolcro il Signore non c’era più.

Però l’angelo, che stava a sedere sulla pietra del sepolcro, disse loro: Non abbiate paura. Voi cercate Gesù Crocefisso? Ma egli non è più qui, perché è risuscitato. Non vi ricordate che, quando predicava, diceva: Io risusciterò dopo tre giorni? Guardate il posto dove l’avevano messo; stava qui su questa pietra, involto nel lenzuolo, ma adesso non c’è più, perché è risuscitato. E poi lo vedrete vivo e parlerete con lui.

Intanto Santa Maria Maddalena era andata di corsa da San Pietro e da San Giovanni e aveva detto loro: Lo sapete? Il sepolcro è aperto; hanno rubato il Signore!

Essa non aveva parlato con l’angelo e non sapeva che il Signore era risuscitato.

San Pietro e San Giovanni andarono di corsa al sepolcro e videro che il sepolcro era aperto e il corpo del Signore non c’era più, ma c’era soltanto il lenzuolo e l’asciugatoio. E neppure l’angelo e’era più.

Ma le altre donne dissero: Abbiamo visto un angelo a sedere sulla pietra del sepolcro e ci ha detto che Gesù è risuscitato e che poi lo vedremo e parleremo con lui.

Però San Pietro e San Giovanni e Santa Maria Maddalena non ci volevano credere, perché non avevano parlato con l’angelo e poi non si ricordavano più che Gesù quando predicava, aveva detto che sarebbe risuscitato.

Fig. 38 - Gesù appare a S. Maria Maddalena

Fig. 38 - Gesù appare a S. Maria Maddalena

38 - Gesù appare a Santa Maria

San Pietro e San Giovanni, dopo che ebbero guardato bene dentro al sepolcro, ritornarono a casa tutti addolorati, perché credevano che il Signore fosse stato portato via dai ladri.

E anche Maria la madre di Giacomo e quell’altra donna che si chiamava Salome, ritornarono a casa un poco addolorate e impaurite, perché non erano sicure di quello che aveva detto l’angelo.

Però Santa Maria Maddalena non si mosse di lì; si mise a sedere proprio sull’imboccatura del sepolcro e incominciò a piangere.

E mentre piangeva, guardò un’altra volta dentro al sepolcro e vide che c’erano due angeli a sedere su quella pietra dove era stato messo Gesù morto; e gli angeli stavano uno da capo e uno da piedi sulla pietra.

Gli angeli dissero a Santa Maria Maddalena: Donna perché piangi?

Essa rispose: Perché hanno portato via il mio Signore e non so dove l’hanno messo!

E appena ebbe detto così, scoppiò in un gran pianto. Ma Gesù che le voleva bene, perché era tanto buona, le apparve davanti per consolarla; però non si fece conoscere che era Gesù e le disse: Donna perché piangi? chi cerchi?

Santa Maria Maddalena piangeva tanto forte ed era tanta accalorata, che non si accorse che quello era proprio il Signore risuscitato. E credendo invece che fosse il giardiniere, senza neppure alzar la testa, gli disse: Siete stato voi che avete portato via il Signore dal sepolcro? Ditemi dove l’avete messo, che io voglio andare a prenderlo! E continuava a piangere…

Ma Gesù, sorridendo dolcemente, perché ancora non l’aveva conosciuto, le disse forte: Maria!

Allora Santa Maria Maddalena intese che quella era proprio la voce, di Gesù… Si voltò subito, lo guardò un momento bene bene e vide che era proprio Gesù vivo, risuscitato! Gli si vedevano ancora nelle mani e nei piedi le cicatrici delle ferite che erano state fatte coi chiodi!

Maria Maddalena si gettò subito in ginocchio; il cuore le batteva forte forte, tremava tutta e non poteva più parlare per la grande consolazione. E dopo un momento disse: Maestro mio!

Poi s’inchinò fino a terra e gli voleva baciare i piedi. Però il Signore le disse: Non mi toccare, ma va subito dagli Apostoli e da tutti quelli che mi vogliono bene e di’ loro che io ritornerò presto in Paradiso dal Padre mio.

E Maria Maddalena andò subito dagli Apostoli e disse loro: Ho visto il Signore vivo risuscitato, e mi ha detto che presto ritornerà in Paradiso dal suo Eterno Padre.

Fig. 39 - I pellegrini di Emmaus

Fig. 39 - I pellegrini di Emmaus

39 - Gesù appare ai due discepoli di Emmaus

Quello stesso giorno della risurrezione dei Signore, due uomini di quelli che gli volevano molto bene, andavano in un paese, che si chiamava Emmaus; e la strada, che dovevano fare, era lunga assai.

Intanto che camminavano parlavano delle cose che erano accadute a Gerusalemme, per la morte di Gesù.

E mentre parlavano, Gesù, fingendo di essere un uomo qualunque, che camminava per quella strada, si avvicinò ad essi; però non si fece riconoscere che era il Signore.

E disse loro: Di che cosa parlate? perché siete tanto addolorati?

Uno di quelli, che si chiamava Cleofa, rispose: Non sapete che cosa è accaduto in questi giorni a Gerusalemme? Quel Gesù tanto buono, che predicava tanto bene e faceva tanti miracoli,… i sommi sacerdoti ebrei, e tanta gente cattiva, l’hanno preso, l’hanno flagellato, l’hanno coronato di spine e poi l’hanno inchiodato sulla croce e dopo tre ore è morto! Noi gli volevamo tanto bene e credevamo che dovesse salvare tutto il mondo, ma invece… ormai è morto che sono tre giorni!

Però stamattina, prima di partire, abbiamo inteso alcune donne, che dicevano che è risuscitato. Alcune donne dicono che hanno parlato con gli Angeli, che stavano vicino al sepolcro; altre dicono che hanno visto proprio Gesù risuscitato, ma…. chissà se sarà vero? Anche San Pietro e San Giovanni sono andati al sepolcro e hanno visto che il corpo dei Signore morto non c’è più, ma non hanno visto né gli angeli, né il Signore vivo.

Gesù stette a sentire questo discorso e pensava: Se questi sapessero che sono proprio io Gesù risuscitato, non parlerebbero così! Però ancora non si voleva far conoscere e sembrava un uomo qualunque.

Disse dunque a quei due uomini: E come mai voi capite tanto poco e avete un cuore così duro? E non sapete che il Signore, per salvare il mondo, doveva patire tanto e morire sulla croce e poi doveva risuscitare per ritornare in Paradiso?

E poi incominciò a spiegare tutta la Storia Sacra, per far capire ad essi che il Signore doveva patire e morire e poi doveva risuscitare per salvare tutto il mondo. E spiegava tanto bene, che quei due uomini, benché non avevano capito che quello era Gesù, si sentivano nel cuore una grande contentezza e un grande amore verso di lui.

Così, camminando e parlando, arrivarono al paese di Emmaus, e Gesù fingeva di voler continuare il viaggio. Però quei due erano tanto contenti di sentire le sue spiegazioni e gli dissero: Rimanete con noi, perché ormai è notte; domani continuerete il vostro viaggio.

Gesù accettò l’invito, entrò nella loro casa e si mise a cena con essi. E appena seduto a tavola, prese il pane, lo benedisse, lo spezzò e lo diede a quei due.

In quei momento si vide come una luce sul viso di Gesù, e subito quei due uomini riconobbero che quello era proprio il Signore vivo, risuscitato!… Si alzarono subito, volevano baciargli i piedi, volevano dirgli tante cose ma Gesù sparì subito e non lo videro più.

E quelli dissero fra loro: Ecco perché sentivamo nel nostro cuore una grande gioia mentre ci parlava! Non avevamo capito che era proprio Gesù risuscitato, che viaggiava con noi e ci faceva quelle belle spiegazioni!

Subito si levarono da tavola e non finirono neppure di cenare. Rifecero tutto il viaggio che avevano fatto e ritornarono a Gerusalemme. Andarono dagli Apostoli e dissero: Lo sapete? abbiamo visto il Signore risuscitato! ha viaggiato con noi e non l’avevamo conosciuto; ma quando siamo arrivati ad Emmaus e ci siamo messi a cena, mentre egli spezzava il pane, l’abbiamo riconosciuto bene. Era proprio lui! Ma non abbiamo fatto in tempo a parlare, perché è sparito subito.

E gli Apostoli risposero: Sì, sì, è proprio risuscitato davvero, perché è apparso anche a San Pietro.

Fig. 40 - Gesù risorto con gli Apostoli e S. Tommaso

Fig. 40 - Gesù risorto
con gli Apostoli e S. Tommaso

40 - Gesù appare agli Apostoli

Gli Apostoli incominciavano a credere che Gesù era risuscitato, ma non erano ancora sicuri bene. Intanto avevano una gran paura che venissero i soldati e le persone cattive, che avevano crocifisso il Signore e facessero morire anche essi.

Così, tutti impauriti, erano andati dentro a quella camera grande, dove avevano fatto l’ultima cena con Gesù e avevano chiuso ben bene tutte le porte, perché nessuno potesse entrare.

All’improvviso, senza aprire nessuna porta, si vide Gesù che comparve lì, in mezzo alla stanza, e disse: La pace sia con voi! Sono io; non abbiate paura.

Gli Apostoli però lo guardavano tutti spaventati, perché si credevano che fosse uno spirito.

Ma Gesù si avvicinò e disse loro: Perché avete tanta paura? Com’è che non siete ancora sicuri che io sono risuscitato davvero? Guardate le mie mani ed i miei piedi. Non vedete le cicatrici dei chiodi con cui sono stato messo in croce? Guardate il mio petto. C’è ancora la cicatrice della ferita, che mi ha fatto il soldato, dopo che ero morto sulla croce. Guardatemi, toccatemi: Se io fossi uno spirito, non avrei carne ed ossa come vedete.

E gli Apostoli lo guardavano tutti meravigliati ed erano tanto contenti, che veniva loro da piangere per la consolazione. Vedevano che Gesù era proprio vivo ed era risuscitato davvero.

Poi Gesù disse: Avete qualche cosa da mangiare?

E gli Apostoli gli presentarono un pezzo di pesce arrostito e un poco di miele. E Gesù mangiò per far vedere che era proprio vivo.

Dopo un poco il Signore sparì.

L’Apostolo San Tommaso non c’era quando apparve il Signore, ma venne più tardi, quando il Signore era già sparito. Appena venne, tutti gli Apostoli gli andarono incontro a raccontargli: Lo sai? Gesù è risuscitato proprio davvero è stato qui con noi, ci ha parlato, ha mangiato il pesce e il miele. E noi l’abbiamo guardato bene: era proprio lui vivo. Nelle mani e nei piedi aveva le cicatrici dei chiodi e nel petto la cicatrice della lanciata…

San Tommaso rispose: Mi dispiace tanto che non mi ci sono trovato. Io però non ci credo, se non lo vedo da me: e voglio toccare con le mani le sue cicatrici, altrimenti non ci credo.

Otto giorni dopo, gli Apostoli stavano tutti insieme e c’era anche San Tommaso. Le porte erano tutte chiuse e all’improvviso il Signore apparve e disse: La pace sia con voi.

Poi si avvicinò a San Tommaso e gli disse: Tommaso, vieni qui, guarda le mie mani e i miei piedi; metti la tua mano sul mio petto e tocca le mie piaghe! Guarda se sono proprio io risuscitato! però non essere più così incredulo!

San Tommaso vide proprio che era il Signore davvero, vivo e risuscitato; ebbe vergogna e si pentì, perché non ci aveva creduto prima; abbassò la testa e disse: Signore mio e Dio mio!

E il Signore soggiunse: Tu, o Tommaso, hai creduto perché hai veduto; beati coloro che credono anche senza aver veduto.

Fig. 41 - Gesù ascende al Cielo

Fig. 41 - Gesù ascende al Cielo

41 - Ascensione di Gesù al Cielo

Il Signore, dopo che era risuscitato, stette quaranta giorni al mondo; però non stava sempre con gli Apostoli come ci stava prima di morire sulla croce. Ogni tanto appariva ad essi, si tratteneva un pochetto, spiegava come dovevano fare per andare a predicare in tutto il mondo, e poi spariva.

Un giorno che era apparso agli Apostoli, disse così: Io sono il Padrone dei Cielo e della terra. Voi dunque andate a predicare in tutto il mondo. Dite a tutti che io sono morto sulla croce per salvare tutti gli uomini e chi si pentirà dei suoi peccati, sarà perdonato. Battezzate nel nome del Padre dei Figliolo e dello Spirito Santo e insegnate a tutti ad obbedire ai miei comandamenti. Io poi vi assisterò sempre e vi aiuterò tutti i giorni, sino alla fine del mondo.

Quando erano passati quaranta giorni, da che il Signore era risuscitato, apparve agli Apostoli per l’ultima volta, prima di andare in Paradiso.

Gli Apostoli stavano a pranzo tutti insieme quando all’improvviso apparve Gesù e disse loro: Voi avete fatto male a non credere subito che io ero risuscitato, mentre io già prima di morire, vi avevo detto che sarei risuscitato dopo tre giorni. E così dovevo fare per salvare tutti gli uomini e per riaprire il Paradiso. Adesso però sono passati quaranta giorni da quando sono risuscitato e devo ritornare in Cielo dal mio Eterno Padre. Voi intanto starete a pre­gare tutti insieme per qualche giorno, finché io vi manderò dal Paradiso lo Spirito Santo. E quando avrete ricevuto lo Spirito Santo, andrete a predicare in tutto il mondo: quelli che crederanno e saranno battezzati verranno in Paradiso, quelli poi che non crederanno saranno condannati all’Inferno.

E dopo che ebbe finito di parlare, il Signore condusse gli Apostoli fuori della città, sopra un monticello vicino al paese di Betania.

Gli Apostoli andavano appresso a Gesù tutti addolorati, perché avevano inteso che Egli li lasciava per ritornare in Cielo.

E quando furono arrivati sopra il monticello, il Signore alzò le mani e benedisse con tanto affetto i suoi cari Apostoli, che stavano tutti in ginocchio davanti a lui.

Gli Apostoli guardavano Gesù con gli occhi pieni di lacrime, perché gli volevano un gran bene e non volevano separarsi da lui.

Ma appena il Signore li ebbe benedetti, incominciò a sollevarsi da terra, adagio adagio, e andava in su, verso il Cielo. Gli Apostoli lo seguivano con lo sguardo e, con voce commossa, ripetevano: Gesù… Gesù… Maestro buono… Salvatore nostro… benediteci, benediteci!

E Gesù, che era già molto in alto, su nello spazio, rivolse ai suoi Apostoli ancora uno sguardo pieno di amore, sorrise ad essi dolcemente e li benedisse per l’ultima volta.

Poi una nuvola grande coprì il Signore e non si vide più… Era ritornato in Paradiso, dove siede alla destra dei Padre suo; e di là ritornerà alla fine del mondo, per giudicare tutti gli uomini.